Ciciri e tria

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A volte mi ripeto. Lo so. O forse ciclicamente le cose ritornano. Vi ricordate questo post? Vi raccontavo di come amo le persone così: quelle che tu lanci un sasso e loro lo raccolgono. Quelle a cui fai una proposta e la fanno diventare un progetto, quasi subito una cosa concreta. IO – LE – AMO! Perdutamente, follemente, incredibilmente. Le persone così, mi fanno cadere ai loro piedi, mi attraggono, senza possibilità di resistenza alcuna.

Tamara è un’amica bella con una risata rumorosa come la mia, che spesso, con molto entusiasmo, ha riprodotto le mie ricette. Mie e quelle di Piero. Ci sfotte chiamandoci Piergianni e Michotta (quanto mi fa ridere!). 
Epperò un giorno le ho detto “Tamà, non se pò fà! adesso tocca che cacci te qualche ricetta e noi la rifacciamo, pé par condicio” 😀
Io l’avevo buttata lì così, a data da destinarsi…e lei l’ha presa sul serio. E giù con una mail fiume dove ci chiedeva di fare tutti insieme un piatto tipico della sua regione, la Puglia. Ciciri e Tria. Mail fiume pure mentre ero a Stoccolma, e la notte non dormivo per la tosse e passavo il tempo a leggere con l’aifon. Era entusiasta,  Tamara, ma ha messo subito le mani avanti: “senza fretta, possiamo farlo pure tra un anno, non sentitevi fretta addosso“.

Se se, faceva la parte, perché in fondo lei lo sapeva che stava parlando con altri due non tanto a posto che se la facevano sotto per iniziare i lavori (Tamà, lassa perde, l’attrice nulla poi fà :D).

Vabbé, mettiamoci all’opera: sui ciciri, c’arrivo da sola. Ma la tria che robb’è?
Semplice, spiega lei che intanto aveva chiesto pareri a mezza Puglia, sono tagliatelle acqua e farina.
Fai così, metti lì, cuoci in questo modo, friggi nell’altro. Se ti piace metti questo, questo e quest’altro. E hai fatto. 
Ammappate, che ci vuole? niente! E quindi ci sto! (ma io ci starei pure se mi chiedessero di cuocere un uovo fritto in cima alle piramidi :D). 

Mangiare questo piatto mi ha fatto pensare a mia Nonna paterna, mancata nella mia vita troppo presto. I miei Nonni erano di origine contadina, contadini a loro volta. 
Mio Nonno non l’ho conosciuto, con mia Nonna invece ho vissuto insieme i primi 9 anni della mia vita. Non potrò mai dimenticarla. Non potrò mai dimenticare i suoi occhi. Una donna che ancora oggi viene imitata da mio fratello maggiore, che ancora oggi viene ricordata per la sua grande dolcezza e la sua vita discreta.
I miei Nonni venivano fuori dalla guerra, da un periodo di povertà assoluta, fatta di niente. Erano poveri, non avevano nulla. Erano anni in cui i poveri erano poveri di tutto. Non c’era corrente, non c’erano comodità, non c’era acqua calda per resistere agli inverni che erano più freddi di come sono oggi. Si viveva con quello che dava la terra. 
I piatti serviti in tavola erano di estrazione povera, ma sono quei piatti che io oggi prediligo in assoluto. Datemi una minestra grezza, e io ne sarò felice. 
Ceci se ne mangiavano molti e in tutte le salse. Ve ne avevo accennato anche qui. Sono i miei Nonni che hanno trasmesso alla famiglia l’amore per la tradizione. Anche questo piatto che vedete oggi è realizzato con ceci coltivati dai miei, che mia mamma conserva secchi per tutto l’inverno, in bottiglie chiuse. 
Uno dei miei ricordi più nitidi con Nonna, è fatto da lei che lessava i ceci e con l’acqua di cottura bagnava del pane secco (rigorosamente fatto in casa). Irrorava con un filo d’olio, un pizzico di sale e poi….ricordo di lei seduta su una sedia, fuori dalla cucina, subito nella veranda. Il piatto con il pane sulle sue gambe unite e io piccola che le ronzavo intorno. Mangiavamo quel pane insieme. Me lo ricordo come fosse successo ieri. 
L’odore dei ceci mi ricorda mia Nonna, per questo fare questo piatto è stato davvero bello. A tavola anche mio Padre l’ha ricordata e tutti l’abbiamo sentita più vicina. 
Non sono una persona che si sbottona facilmente, ma grazie Tam. Ti ricordi quel giorno che sono uscita per campi a raccogliere questi bellissimi fiori? Ero uscita a raccoglierli per te, per fare onore alla tua ricetta. Chepperò adesso è Nostra.

Correte a vedere la preparazione di Tamara e quella di Piero! :’)

Ingredienti:

Per i ciciri

Ceci secchi
Aglio
Rosmarino
Alloro
Sale
Olio extra vergine

Per la tria

Farina di grano duro
Acqua tiepida

Procedimento:

La sera prima mettete in ammollo i ceci
La mattina successiva, risciacquate i ceci e metteteli in un tegame coperti di acqua pulita.
Preparate una retina chiusa con dentro uno spicchio di aglio, aghi di rosmarino e una foglia di alloro.
Salate e lasciate sul fuoco fino a cottura.
Mentre cuociono i ceci, preparate la tria: un pugno abbondante di farina a testa, acqua  e impastate fino ad ottenere un composto omogeneo.
Stendete la pasta, lasciatela asciugare, dopodiché arrotolatela su se stessa e ricavate le vostre tagliatelle (spessore e larghezza a vostro piacimento).
Scolate i ceci lasciando l’acqua di cottura
Una parte di ceci frullatela, l’altra parte lasciatela intera.
Cuocete una parte di tagliatelle nell’acqua di cottura dei ceci.
L’altra parte di tagliatelle, friggetela in una padella con olio extra vergine fino a renderla croccante.
A questo punto unite le tagliatelle lessate alla crema di ceci.
Impiattate e decorate ogni piatto con le tagliatelle fritte.
Spolverate di sale, pepe, e guarnite con del buon olio extra vergine.


50 Responses to Ciciri e tria

  1. Lo Ziopiero says:

    Mi piacciono questi progetti a distanza!

    Sono coinvolgenti. Ci fanno sentire più uniti anche da lontano.

    E poi ti invitano ad impegnarti meglio, a ricercare particolari, a studiare, anche per un semplice (che poi tanto semplice non è) piatto di pasta!

    Dobbiamo ripetere più spesso questa esperienza!

    … Ora vado a leggere cosa ha scritto l'altra l’altra spiritata….già so che mi ci vorrà tutta la mattinata!! 😀 😀 😀

    Bacioni, PinottA

  2. Federica says:

    Gustosa la ricotta, simpatica e divertente la “tresca culinaria” ma quello che ho amato di questo post è il tenero ricordo della tua nonna che per un attimo ha riportato anche me in quella casa di campagna dei miei nonni, ormai abbandonata. E mi piange il cuore. La mia è mancata che avevo solo 5 anni, ma continua e continuerà ad essere sempre viva nel mio cuore, come quando ero bambina. Un bacione, buona settimana

  3. FrammentAria says:

    Tesoro bello, bellissimo il nostro piatto, e bellissima tu! non potevo ricevere dono più bello! lo sapevo, che ci avrei letto amore 🙂
    Grazie!!
    la Tarantolatam 🙂

    (sono così felice che non chiedo più il trasferimento ai piani bassi, rimango vicino attè, e alla tua impastatrice notturna:))))

  4. Maria Teresa says:

    Michela!!!!!
    Rimango incantata anche dal tuo racconto, dall'emozione che fai trapelare quando parli dei tuoi adorati nonni…; tutto ciò impreziosisce in modo inestimabile questa ricetta apparentemente povera ma che però immagino gustosissima!!!
    Per non parlare di questa vostra realizzazione a 6 mani che come dice Piero è molto coinvolgente…
    Avrei voluto vedervi tutti e tre, ciascuno nelle vostre cucine, mentre lessavate i ceci, preparavate la pasta, vi chiamavate al telefono per sfottervi o per confrontarvi su un dettaglio…
    E allora anche a te dico grazie per questa ennesima condivisione e che, sempre più spesso, mi ricorda che nel mondo ci sono ancora persone vere, appassionate e sempre pronte a mettersi in gioco anche nelle cose più scontate e naturali della vita, come quella ad esempio di preparare un piatto da portare in tavola!
    Ti abbraccio!!!! 🙂

    • Emmetì, ma siamo noi che ringraziamo voi: che leggete, che vi fate coinvolgere, che siete partecipi.
      Dico davvero!
      Siamo stati un gruppo rumoroso e un pò scompigliato, ma ci siamo divertiti :))

      Un abbraccio forte :*

  5. Bellissimo questo post, GRAZIE! Mi piacciono un sacco questi cucinare a 4 o a 6 mani … I ricordi di tua nonna sono anche miei, anche la mia era di origine contadina e mi ha trasmesso la passione per la cucina, per la pasta fatta in casa, per il pane cotto al forno del paese. Un forno a legna dove lei si recava, una volta a settimana, a cuocere le sue pagnotte di grano duro che sarebbero bastate per tutti i suoi 9 figli.
    conosco bene anche questo piatto che però lei faceva senza friggere la pasta, fatta rigorosamente di grano duro e acqua!
    Belle anche le foto, come sempre.
    Buona giornata mia cara Michela, un bacio

  6. Rosalba says:

    Quello che penso di te, parola per parola, l'ha già scritto Tamara, nel suo post.
    Leggo il tuo blog come fosse un libro, in genere la sera tardi, quando non ho ansie per le cose da fare e posso starmene da sola, con i miei pensieri, che scopro poi essere anche i tuoi…e allora mi perdo, tra le tue parole e la tua musica, emozionandomi…!
    Ciao Michela.

  7. m4ry says:

    Tu e lo zio mi fate morire ! Vi adoro ! Anche i tuoi hanno una faccia meravigliosa !
    Baci bella bimba :***

  8. Maya says:

    Ed eccomi anche qui! Leggere il post di Ziatam, Ziopiero ed il tuo è stato come immergersi in uno splendido romanzo. Avete fatto un piatto meraviglioso ed avete scritto un post strepitoso..toccante, commuovente..incredibile! Siete stati davvero grandiosi e nel leggere le vostre parole non si può che condividere i vostri sentimenti l'uno per l'altro. Congratulazioni!

    • Maya, come dicevo poco sopra, siete voi che leggete a dare un senso a tanto lavoro…il tuo coinvolgimento ci coinvolge a nostra volta….
      Ti abbraccio stretta e mando una carezza dolcisisma al piccoletto di casa.. :*

  9. Eleonora D says:

    buongiono!
    ma che bella questa ricetta.semplice, e gustosa.
    amo i piatti semplici, quelli con pochi ingredienti BUONI.

    e ho apprezzato la tua introduzione alla ricetta…ho anche io nonni paterni contadini.ho gustato il latte appena munto, le uova fresche, carne di coniglio, pollo, manzo, maiale "di casa", verdure dell'orto. ho raccolto patate affondando le mani nella terra e tagliato acini di uva per la vendemmia,…
    peccato che ora figli e nipoti non riescano a portare avanti questa attività, di cui una volta viveva una grande famiglia e che ora purtroppo non basterebbe a mantenere poche persone!

    ma la fortuna è poter avere conosciuto e apprezzato i sapori genuini della natura!e la fatica per ottenerli.

    un abbraccio.

    • Ele, che bello. Lo ripeto: che bello!
      Anche io ho bevuto latte appena munto, ho toccato un uovo appena fatto, e ho affondato le mani nella terra.
      Oggi non posso farlo per mancanza di tempo: quando torno dai miei posso solo godere del loro lavoro.
      Ma sogno un giorno di avere anche io un piccolizzimo fazzoletto di terra dove coltivare le cose per la cucina di tutti i giorni. Chissà che non accada davvero.

      Siamo molto fortunate!
      Un abbraccioa te

  10. Patalice says:

    non conoscevo questo piatto, che ammetto non mi fa impazzire all'idea, però è tutto da assaggiarsi…

  11. Roberta says:

    (Sospiro)……sospiro sempre un po' quando leggo questi post Michi, che parlano di una cultura in cui mi riconosco molto e di sentimenti che danno un sapore speciale ai cibi che prepariamo…..senza questi ingredienti sarebbe quasi inutile mettersi ai fornelli!
    Ti abbraccio, forte 🙂

  12. Any says:

    Ci sono ricette che ci ricordano periodi della nostra vita solo sentendo l'odore o magari un'ingrediente o perché no, il modo di prepararle. Ricette della tradizione famigliare la maggior parte delle volte, semplici, magari le ricette delle nonne, delle mamme.
    Belle parole, quelle per i tuoi nonni.
    Complimenti a te e alla tua amica.

  13. Berry says:

    Credo che sia una delle più belle foto che hai messo per un tuo post, quella con i fiori. Colori, tradizione, ricordi, amore, divertimento, campagna, sole. C'è tutto, come nel tuo racconto della mail di Tamara e dei tuoi nonni.
    Ti abbraccio splendido fiore di campo!

  14. Luca Monica says:

    Riconosco molto di quello che scrivi in quella che è la mia famiglia, nelle mie tradizioni anch'esse derivanti da famiglie contadine…..è emozionante leggere il tuo post….
    Ma sai che siete proprio un bel trio…non vi si riesce a stare dietro però!!!! davvero bravissimi e questa pasta è meravigliosa…adoro i ceci e li utilizzo moltissimo fanno parte di molte ricette della mia liguria….

    Un abbraccio e buona settimana
    monica

  15. FrammentAria says:

    tesoro oggi una giornataccia e lo sarà anche domani mannaggia! spero giovedì di rileggere per la centesima volta, il post, ma con calma 🙂
    volevo ringraziarti per i fiori, sono meravigliosi, perché sono di campo, selvatici e selvaggi, spettinati e colorati, allegri e forti! come te! come noi :). e perché li hai raccolti per me! c'è niente di più bello? ricevere dei fiori raccolti col pensiero) pensando a me, immaginando il sorriso che m'avresti strappato? e l'abbraccio grande in cui vorrei stringerti?
    :). rispondo io: no, niente di più bello!

    • Eh…pure la mia una giornataccia 🙁 ma il post rimane sempre qui, non scappa. Sarà tuo per sempre :')
      Anche io sono ripassata a leggere il tuo…non so cosa dire sulle parole che hai speso per me :')
      Piero l'ha detto meglio, ti ha lasciato un commento bellissimo, hai visto?
      per una volta con le parole mi ha battuto
      Ciao fiorellì…
      :*

    • FrammentAria says:

      vero, mi sa che mi incornicio pure quello :))))
      bacio grande meraviglia

  16. Edith Pilaff says:

    Eh eh! Mi piace il fatto che stai mettendo su una sorta di "banda culinaria",e mi intrigano assai queste "tagliatelle" fritte con I ceci.I miei nonni erano come I tuoi,vivevano con poco,eppure tutto cio' che faceva la nonna era delizioso..
    Un abbraccio avviluppante.

    • Edith!! mi stavo preoccupando che non ti vedevo :))))
      Ma sai una cosa? mica lo so se la banda l'ho messa su io…s'è messa su da sola…segue un disegno tutto suo 😀
      Ti abbraccio tutta!

  17. Micia says:

    ehm ehm…sto proprio invecchiando…mi è scesa la lacrimuccia nell'immagginarmi la scena di te che "dividi e condividi" il pane con tua nonna 🙂 quanta dolcezza in questi ricordi e quanto è vero che i piatti poveri sono i più prelibati e i più amati.sarà la semplicità degli ingredienti,i sapori della terra che rende un piatto di pasta e ceci una bontà.poi se il piatto in questione è questo capolavoro "ciciri e tria" allora si che tutto ha un valore aggiunto. non avevo mai sentito parlare di tagliatelle fritte così, in questo modo, ma da come me le hai raccontate, so per certo che sono squisite. un altro piatto che potrei rifare… poi se così fosse…faccio foto eh? 😉 baciotti :*

  18. le nonne sono le nonne. la mia diceva:
    i nipoti sono figli due volte
    mi piace l'idea di tua nonna seduta a mangiare pane e ceci e tu piccina e dispettosa che le giri intorno come una zanzarina…
    belli i piatti semplici, vivi, veri… siamo noi.
    baci bella susina
    Sandra

  19. Patty Patty says:

    Ho un'amica pugliese che mi aveva parlato di questo piatto mezzo lesso mezzo fritto … ma ora lo vedo realizzato dalla mia Michè… che bei ricordi che sono le nostre nonne, peccato che ci hanno salutato tanto presto… Ti bascio Michè, al prossimo piatto!

  20. veronica says:

    adoro ciceri e tria in programma per sabato non vedo l'ora …ehmm lo verrei ora iihhihih

  21. Dalla puglia con furore, viva Ciceri e tria! E ora vado a conoscere Tamara!
    Baci, Ellen

  22. Anonimo says:

    bellissima ricetta,la proverò sicuramente a farla =)

    anche io da poco ho aperto una rubrica di food nel blog di moda di mia sorella.

    se ti va di passare dal nostro blog Style and Trouble
    mi farebbe molto piacere.

  23. Maria Luisa says:

    da un sacco di tempo che volevo provare questa ricetta! la tua mi sembra ottima!:-)

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