Tag Archives: Adriano

Panini all’olio

clicca sulle immagini per ingrandirle

In fretta e senza che me ne sia resa conto, è arrivato anche questo Natale. E’ il secondo che passo con accanto a me il mio blog, che come dice la mia amica Paola, “non è una copia di te, ma una estensione di te“.
Avrei voluto far di più e fare meglio, ma non c’è stato tempo da dedicare a questo mio angolino, almeno non come avrei voluto. Il tempo è diventato il mio lusso. Non solo inteso come tempo per dedicarmi alle cose che amo, ma anche il tempo da trascorrere con le persone che amo. 
Con i trascorsi di questi ultimi mesi, mi rendo conto di quanto prezioso sia il tempo che dedichiamo a noi stessi e alle persone importanti della nostra vita. Perché il tempo non torna. E va trattato come qualcosa di molto, molto prezioso. 
Ma questo non vuole essere un post lagnoso, e quindi mentre mi prendo una pausa da questo mio angolino, vorrei regalarvi un sorriso attraverso questo video (abbiate la pazienza di vederlo fino alla fine :D).
Video che rappresenta qualche vecchio e qualche nuovo fallimento, per dare prova finalmente ai miei amati lettori ed amici, che tutti si sbaglia e nessuno è infallibile. 
A dimostrazione che dietro ogni riuscita c’è spesso un fallimento e che nessuno nasce imparato. 
Enjoy youlself e Buone Feste a tutti. 
A presto!

***

Ricetta riadattata da questa pubblicazione di Adriano.

Impasto diretto

Ingredienti:

1 kg di farina
580 gr di acqua
80 gr di lievito madre
70 gr di olio extra vergine
20 gr di sale
8 gr di strutto
1 tuorlo

Procedimento:

Sciogliete il lievito madre  nell’acqua e inseritelo nella planetaria.
Inserite la farina e miscelate alla minima velocità, lasciando idratare tutta la farina. 
Ora aggiungete il tuorlo e lasciatelo assorbire. 
Quando il tuorlo sarà assorbito, aggiungete l’olio a filo sottile, lasciando assorbire completamente.
Aggiungete subito dopo lo strutto
Lasciate incordare bene l’impasto
Aggiungete il sale poco prima di spegnere la macchina.
Rovesciate l’impasto sul piano di lavoro, arrotondate e mettete a lievitare in una ciotola, coperto di pellicola, fino al suo raddoppio
A raddoppio avvenuto, fate delle pezzature da 80/90 gr
Stendete ogni pezzo con il mattarello, ottenendo così una fettuccia lunga e stretta
Arrotolate su se stessa la fettuccia e mettete sulla placca forno
Formati tutti i panini, coprite con panno di cotone umido, fino al raddoppio
Cuocete in forno a 220° per i primi 10 minuti, e poi a 200° fino a completa doratura.
Lasciate raffreddare i panini su una gratella.


Panettone gastronomico

La ricetta di questo panettone gastronomico è ispirata alla ricetta di Adriano che trovate qui, e che è realizzata con lievito di birra. 
Io volevo farlo con lievito madre e quindi ho fatto un pre impasto la sera prima con 50 gr di lievito madre e al mattino ho sciolto altri 50 gr di lievito madre nella restante parte di latte. 
Nel complesso la lavorazione è durata una giornata, quindi fattibilissimo (non contando la sera del pre impasto dove praticamente non si perdono più di 5 minuti). 
La cosa curiosa è che con questo impasto ho realizzato due panettoni: uno da 1 kg e 1 da 500 g. Stesso impasto, lievitazione nello stesso caldo ambiente accanto alla stufa…cotti tutti e due singolarmente nel forno, eppure quello più piccolo aveva una mollica leggermente meno perfetta, rispetto a quello da 1 kg. Molto bello al taglio, intendiamoci, ma quello da 1 kg aveva quella virgola in più. 
Parliamo però del sapore: incantevole. Profumato di burro bavarese e molto molto molto morbido. Una bellissimo panettone da servire nella tavolata delle feste. 
L’unica nota, è che io presa dall’euforia, ho farcito tutti i piani. Per una maggiore fruibilità. tagliate il panettone in 6 dischi + la cupola, farcendo uno strato si e uno no, partendo dal basso. In questo modo, i commensali potranno prendere un intero tramezzino e non una fetta farcita. Piccoli dettagli che rendono più agevole la cosa. La farcitura naturalmente la fate a vostro piacimento. Io in questa occasione avevo del gorgonzola, dell’ottimo stracchino, del salame e della lonza, tutto spezzato dalla lattuga. Ideale secondo me sarebbe fare strati ognuno diverso dall’altro 🙂
Io lo servirò al mio pranzo di Natale. Intanto questo lo divido con voi. 

Ingredienti:

Per il pre impasto

150 g di farina
300 g di latte
50 g di lievito madre

Per l’impasto

580 g farina manitoba
50 g di lievito madre
15 g di latte
120 g di burro
60 g di zucchero
2 uova intere
2 tuorli
12 g di sale
1 cucchiaino malto diastasico

Procedimento:

La sera sciogliete il lievito madre nel latte.
Aggiungete la farina idratandola per bene. 
Chiudete con pellicola e lasciate fermentare circa 12 ore.
Al mattino, sciogliete l’altro lievito madre nei 15 g di latte. 
Nella planetaria inserite tutto il pre impasto, il restante latte con il lievito madre, e tanta farina a sufficienza per fare massa. 
Azionate la planetaria alla minima velocità e aggiungete le uova intere. 
Lasciate girare qualche minuto, aggiungendo poca farina. 
Unite 1 tuorlo, seguito da metà zucchero e poca farina. 
Unite il secondo tuorlo, con l’altra metà dello zucchero e il sale. 
Impastate 5/6 minuti, quindi aggiungete il burro morbido in piccoli pezzi. 
Nel frattempo, ribaltate l’impasto per un paio di volte, fermandovi. 
Quando l’impasto è incordato e liscio, arrotondate l’impasto, sigillatelo con pellicola e lasciatelo lievitare fino al raddoppio (a me ci sono volute 6 ore). 
Ponete l’impasto su un piano da lavoro spolverato leggermente di farina.
Stendete a rettangolo con il mattarello e fate una piega a portafoglio.
Ristendete a rettangolo, avvolgete su se stesso e quindi arrotondate di nuovo.
Spezzate l’impasto delle pezzature che volete fare (io 1 da 1 kg e 1 da 500 g).
Pirlate bene gli impasti per evitare strabordi in cottura. 
Ponete gli impasti nei pirottini, copriteli con pellicola, poi con panno di cotone metteteli a lievitare in luogo caldo fino a farli arrivare a due dita dal bordo. 
Scaldate il forno a 170° e intanto pennellate la superficie con albume. 
Infornate per circa 40 minuti lo stampo da 500 g e per circa 50 minuti quello da 1 kg.
Appena sfornati, i panettoni vanno infilzati con ferri da calza e posizionati a testa in giù a raffreddare fino al giorno dopo.
Il giorno successivo, ricavate dal panettone 6 dischi + la cupola. 
Tagliate a croce e farcite un piano si e un piano no, iniziando dal basso verso l’alto.

***
Il mio panettone gastronomico va alla raccolta di Panissimo 
che questo mese ospita Barbara

La raccolta è stata ideata da Sandra e Barbara.

Panettone tradizionale con lievito madre

clicca sulle immagini per ingrandirle

Credo di poter dire che nei sogni di un panificatore c’è l’ambizione di arrivare a fare il Panettone. Magari non è vero per tutti i panificatori, ma sono quasi certa che per la maggior parte lo sia. Farlo almeno una volta nella vita. Arrivare a toccare quell’impasto, vincere quell’impasto. Solo gli appassionati del settore possono sapere di cosa sto parlando. Perché per il mio modo di vedere le cose, quello del Panettone è l’impasto Re, il sommo sovrano di tutti gli impasti. Quello ambizioso, quello difficile, quello tosto. Ed arrivarci è un cammino. Per me lo è stato.
Un anno di panificazione dolce e salata. Ma era qui che io volevo arrivare. E ho fatto tanta strada, sperimentato molto e fallito a volte. Ma è qui, proprio qui che io volevo arrivare. 
Primo tentativo fallito, persa l’incordatura appena iniziato il secondo impasto. Ma forse dentro di me lo sapevo prima. Infatti non avevo nemmeno fatto una ricerca accurata degli ingredienti. Come se dentro di me sentissi che quello era un rodaggio. Infatti, fallito clamorosamente. Ma la settimana dopo ero pronta. Anzi eravamo pronte, perché volevamo farlo insieme io e Claudia, mia cognata. Solo che….dovevamo incastrare tempi ed impegni. Facciamo una vita con davvero troppo poco tempo libero, ma io non demordo. 
Ho rinfrescato il mio lievito madre di notte, mettendo le varie sveglie. E non pensate che per fare queste pazzie non fossi abbastanza stanca del resto. Ero stanca della settimana del lavoro, ma tutto quello che volevo fare erano i panettoni. Per cui armata di tanta passione, mi sono tirata su a ogni sveglia. 
Al mattino alle 7.30 mi sono presentata a casa di Claudia coi cornetti in una mano e Adriano (il mio lievito madre) nell’altra. Fatto il primo impasto siamo andate alla ricerca di canditi che fossero di qualità. Non eravamo disposte a mollare e abbiamo vinto. Li abbiamo trovati, bellissimi e buonissimi. Con quel sacchetto tra le mani mi sentivo come una regina…non so quanto hanno brillato i miei occhi. 
Abbiamo lavorato allegre ma concentrate, con la piccola Marta che gironzolava intorno alle nostre gambe e che a modo suo voleva partecipare all’impresa e che mi ha riempito il cuore per tutto il tempo. 
Abbiamo vissuto due giorni e due notti assurde, sfasate, incredibili, ma tutto ripagato. 
Toccare con mano l’impasto, sentirlo in corda, è qualcosa che non posso spiegare a parole. Ho provato un amore incredibile e folle che mi ha messo un nodo in gola. Al momento di incidere la superficie con la lametta, l’impasto sotto era gonfio e tenace, e il colore dei canditi indescrivibile. Quei piccoli panettoni erano il sunto di tutta la strada percorsa per poterci arrivare e …insomma….c’era questo sogno da andare a prendere e io ci sono andata.

© Michela De Filio

Questi canditi? Assoluta poesia …

Il panettone è un’impresa articolata. L’impasto Re, come lo chiamo io. Per realizzarlo utilizzate prodotti di alta qualità e verrete ripagati di tutto: 
I canditi, che siano buoni, non quelli di plastica del supermercato. Se avete arance e cedri biologici, ve li fate da soli che è meglio ancora (io non ho potuto in questo caso perché non c’erano ancora frutti sui miei alberi). Provate nei mercati….se trovate una di quelle bancarelle che vendono frutta secca, è facile che li troviate. E qui potrete trovare anche le uvette sfuse. 
Le uova, se riuscite a trovarle contadine, meglio. 
La farina, che sia una farina di forza e di ottima qualità.
Il burro, che sia un buon burro bavarese.
Per quello che riguarda l’impasto, fate attenzione sempre all’inserimento dei liquidi: che siano dosati a filo, per evitare di perdere l’incordatura. 
Evitate di far salire troppo la temperatura dell’impasto: parliamo di un impasto burroso, e bisogna evitare in tutti i modi di surriscaldarlo. Se vedete che si scalda troppo, fermatevi e fate una piccola pausa in frigorifero. Oppure aprite l’impasto sul tavolo e fategli prendere un pò d’aria. 
Per il lievito: io ho usato il mio che è già di suo molto forte. Ma è bene rinfrescare almeno tre volte prima di iniziare i lavori…per non rischiare inutilmente un fallimento. Rinfrescate con cura e con la stessa farina che userete per il panettone.

Infine, ma non meno importante: 
Grazie Adriano, per avere regalato a tutti questa ricetta. 
E per avermi regalato quel favoloso lievito, quel giorno di Maggio, 
che ha cambiato la mia vita di panificatrice
 e che per questo porta il tuo bellissimo nome :’) 

Questi da me realizzati sono panettoni da 500 g

Come ho gestito i rinfreschi: 

Per l’esecuzione di questi panettoni ho rinfrescato il lievito 3 volte + un bagno di acqua e zucchero, così:

Primo rinfresco: stesso peso di farina, metà di acqua e lasciato maturare 3 ore.
Bagno in acqua e zucchero: 1 lt di acqua, 2 gr di zucchero e il lievito spezzettato dentro, in ammollo, per circa 15 minuti, poi strizzato e ripesato.
Secondo rinfresco: stesso perso di farina e il 40% di acqua, lasciato maturare 3 ore
Terzo rinfresco: stesso peso di farina, metà di acqua, lasciato maturare 3 ore.

[Dopo il bagno di acqua e zucchero, il rinfresco si fa con il 40% e non con il 50% perchè il lievito è già molto umido]

Ingredienti a totale:
[Per 1 panettone da 1 kg o 2 da 500 g]

312 g di farina manitoba
72 g di lievito madre rinfrescato 3 volte
127 g di  acqua
142 g di zucchero
30 g di miele (di acacia o di arancia)
8 tuorli
175 g di burro
3.5 g di sale
40 g di cedro candito
110 g di arancia candita
110 g di uvetta
Zeste grattugiate di 1 arancia e ½ limone
1 cucchiaino di estratto di vaniglia (io il mio home made)
2 cucchiai di marsala

Preparazione della massa aromatica:

Mettete in ammolo le uvette per circa 1 ora, in acqua e marsala
Tagliate a cubetti i canditi
In una padella mettete 30 gr di burro, le zeste e scaldate.
Aggiungete uvette e canditi, girate un paio di minuti e togliete dalla fiamma. 
Mettete il composto in un contenitore con coperchio e lasciate sigillato fino all’utilizzo

Ingredienti primo impasto:

219 g di farina
72 g di zucchero
4 tuorli
85 g di acqua
85 g di burro
72 g di lievito madre

Nella planetaria inserite l’acqua con un cucchiaio di zucchero e spezzetateci dentro la pasta madre, idratandola e sciogliendola con l’aiuto della spatola o delle mani.
Montate il gancio a foglia, avviate lentamente e aggiungete farina, quanta ne basta perché formi un pò di massa.
Ora iniziate a inserire i tuorli, seguiti subito da un pò di zucchero e un pò di farina, alternandoli così fino a esaurimento.
Ora aggiungete il burro morbido in tre tempi. 
Ad ogni tempo, fermatevi e ribaltate l’impasto con una spatola flessibile.
Rovesciate l’impasto su un piano di lavoro e arrotondatelo con l’aiuto di una spatola.
Rimettete l’impasto in una ciotola della planetaria pulita, sigillate con pellicola e lasciate triplicare (circa 12 ore)

Ingredienti secondo impasto:
93 g di farina
70 g di zucchero
30 g di miele 
4 tuorli
42 g di acqua
90 g di burro
3.5 g di sale
Massa aromatica con canditi e uvette

Con il primo impasto triplicato nella planetaria, avviate la macchina e serrate l’incordatura.
Unite l’acqua e immediatamente un cucchiaio di zucchero e la farina occorrente per tenere l’elasticità dell’impasto.
Aumentate di poco la velocità
Quando l’impasto è in corda, iniziate ad unire i tuorli a filo, seguiti da poco zucchero e poca farina
Continuate così fino ad esaurimento degli ingredienti, lasciando solo poco del tuorlo
Prima di inerire l’ultimo tuorlo, aggiungete il miele, quindi il sale insieme al tuorlo rimanente.
Inserite il burro ammorbidito in due tempi, ribaltando l’impasto 
Aggiungete l’estratto di vaniglia a filo.
Ora rovesciate l’impasto su un piano di lavoro e allargatelo delicatamente
Rovesciateci sopra la massa aromatica e richiudete l’impasto portando i lembi verso il centro. 
Riponete l’impasto nella planetaria, azionate e fate girare in modo che canditi e uvette vengano distribuiti per bene (nel mezzo, effettuate altre due o tre volte il ribaltamento).
Spegnete, sigillate con pellicola e fate riposare 30 minuti
Spezzate l’impasto con le pezzature che vi servono in base ai pirottini.
Imburrate mani e piano da lavoro, e fate una prima pirlatura.
coprite a campana e lasciate riposare altri 30 minuti
Pirlate nuovamente e mettete gli impasti nei pirottini
Sigillate con pellicola, oppure con delle buste di plastica rigida.
Lasciate lievitare gli impasti fino a due dita dal bordo (a me ci cono volute 7 ore)
Scoprite e lasciate lievitare ancora 30 minuti (questa operazione fa si che la pelle di superficie asciughi leggermente e renderà più facile l’incisione)
Portate intanto il forno a temperatura
Procedete con la scarpatura: incidete a croce i panettoni che devono andare in forno, aprite i lembi, pennellate di burro sciolto ma non caldo e richiudete.
Cuocete in forno a 160° (panettone da 1 kg: circa 50/55 minuti. panettone da 500 gr: circa 40 minuti)
Appena sfornati, è necessario velocissimamente infilare dei ferri da calza alla base e rovesciare a testa in giù.
I panettoni dovranno freddare a testa in giù per una giornata circa, poi incartati in sacchetti di plastica e lasciati riposare 4/5 giorni.


Alla fine di questa traversata, c’è desiderio
in me di ricordare questi giorni magnifici.
Il video non è esplicativo di nessuna tecnica, 
ma solo il mio personalissimo ricordo 
di due giorni vissuti all’insegna dell’emozione. 
Marta ti amo


Estratto di vaniglia

clicca sulle immagini per ingrandirle

Estratto di vaniglia. Mi hanno insegnato a farlo Adriano e Paoletta al loro corso. Poco sforzo, massima resa: si ottiene un estratto per aromatizzare i dolci meraviglioso. Ne basta un cucchiaino per aromatizzare un impasto.
Da quando qualche mese fa ho comprato le bacche di vaniglia, devo dire non ne riesco più a fare a meno. Le avevo comprate on line insieme ad alcune amiche. Il numero delle bacche si poteva scegliere a piacimento: io da sola ne ho prese 35 😀
Rispetto a quelle che si comprano al supermercato, queste sono più buone, più profumate e costano considerevolmente meno: 0.27 cents ciascuna. Le conservo ognuna avvolta in pellicola, in un bel barattolo. Gira e mettiti bene, tra un pò dovrò ricomprarle, ma non tornerei più indietro. Nei dolci che contengono la vanillina io ci sento oggi un retrogusto posticcio, plasticoso. Invece aprire la vaniglia mi piace così tanto. E adoro vedere quei semini neri nelle preparazioni. Il profumo è molto intenso.
La consiglio a tutti coloro che amano far dolci.

Ingredienti:

300 gr di vodka
6 bacche di vaniglia

Procedimento:

Mettete la vodka in un barattolo che la contenga.
Con un coltello ben affilato, incidete le bacche di vaniglia, aprendole a libro per il senso della lunghezza
Inserite le bacche all’interno della vodka, immergendole completamente. 
Se vi restano dei semini di vaniglia sul coltello, inserite nella vodka anche quelli.
Chiudete bene e lasciate macerare per circa 40 giorni.


Delirio di farinosi sensi: filoncini morbidissimi con poolish e autolisi lunga

clicca sulle immagini per ingrandirle

In questo post vi raccontavo di quanta strada ho percorso per arrivare fino a qui. Di quanti impasti lievitati ho curato, amato e gestito prima di arrivare ad oggi.

Non vi ho detto però che camminando questa strada, per una certa parte sono stata in buona compagnia, perché insieme a me c’era un altro spettinato che s’innamorava di tutto (oddio, dire spettinato a lui è un lusso che mi posso permettere solo io :D).

Io facevo e lui si appassionava, mi incoraggiava. E’ così che siamo diventati i Gianni & PinottA del web, una coppia di sgangherati innamorati dei lieviti, sempre alla ricerca di qualcosa, sempre con la voglia di andare oltre.

Ho iniziato io a seguire lui, poi a un certo punto i ruoli si sono invertiti: io facevo e lui seguiva me. Ci siamo parecchio intercambiati in questo delirio di farinosi sensi, tanto che a un certo punto non si capiva più chi faceva cosa, ma non eri te il Maestro? Ma non eri te l’Allieva? Fatte n’arto blogghe, chiamalo I  pasticci di Zia Michela (ve l’ho detto che è un delirio!!!) 😀

Ma la verità è un’altra, e una soltanto: a noi ce piace de impastà 😀

E ci piace farlo sempre ponendo davanti a noi un obiettivo più ambizioso.

Sulle farine siamo quasi del tutto collaudati: il vero mix di Gianni & PinottA è farro bianco e manitoba. Chiaramente, robba bona, spacciatore di fiducia 😀

Quando ho proposto a Piero questo pane, neanche ho dovuto dirglielo cosa avevo in mente, perché lui aveva già capito tutto. E che bello quando io propongo e lui mi dice si …che sono certa, anche se volesse, non je la farebbe proprio a dirmi di no (vero Pié? :D)

E’ così che sono nati i Filoni Gianni & Pinotta.

I filoni che vi presentiamo insieme oggi sono ispirati a due ricette di Adriano, che sono qui e qui. Volevamo dei filoni morbidissimi….e li abbiamo ottenuti!

_________________________

Ingredienti:

500 gr di farina (noi metà farro bianco, metà manitoba)
400 gr di acqua
5 gr di lievito
10 gr di sale

Procedimento:

La sera prima preparate il poolish con 200 gr di farina, 200 gr di acqua e 0,5 gr di lievito 
Nella ciotola della planetaria miscelate 150 gr di farina con 100 gr di acqua, coprite e lasciate riposare una notte
Il mattino successivo, unite all’impasto autolitico il poolish, la restante farina e 100 gr di acqua in cui avrete sciolto il lievito restante.
Lasciate impastare a bassa velocità per qualche minuto, poi aumentate e lasciate incordare, aggiungendo il sale.
Dopo aver spento l’impastatrice, coprite con un panno e fate riposare 20 minuti
Riattivate l’impastatrice, lasciate incordare ancora (pochi giri) e coprite ancora facendo riposare 20 minuti. Ripetete ancora dopo 20 minuti, dopodiché lasciate coperto per 1 ora.
Trascorsa l’ora, rovesciate l’impasto su un piano leggermente infarinato e dividetelo in due.
Ripiegate ogni pezzo su se stesso, come a formare un rotolo.

Coprite a campana e fate riposare 20 minuti
Ora date ai due impasti una piega a portafoglio, ricoprite e fate riposare ancora 20 minuti
Picchiettate leggermente tentando di allargare i filoni, ma siate delicati per non compromettere le bolle d’aria all’interno.
Trasferite i filoni sulla pala e lasciate riposare per 15 minuti
Intanto scaldate il forno e la refrattaria
Cuocete per 8 minuti a 250° e altri 8 minuti a 180°
Fate freddare i filoni nel forno stesso, messi in verticale e con lo sportello a fessura.

E ora, per tutti coloro che con il loro entusiasmo 
ci sostengono e ci supportano, 
Gianni & PinottA hanno preparato due buste di filoni, 
pronte per essere ritirate senza passare dal via 😀

Questa è la mia.
Quella di Piero potete trovarla qui.

Gianni & PinottA vi salutano con affetto

Alla prossima!


Di continue sfide e perpetue ambizioni: la ciabatta

clicca sulle immagini per ingrandirle

La vita ci offre sempre delle possibilità. Quelle di migliorarci, di imparare, di perfezionarci non avendo mai presunzione di essere arrivati
Vengo da un fine settimana molto impegnativo eppure sento dentro ancora una forza, quella di scrivere questo post. Avrei potuto scriverlo più avanti, senza fretta, ma non voglio aspettare. Perché voglio tentare di trasmettere quello che ho dentro, a voi che leggete oggi e anche a me stessa quando in futuro mi ritroverò a rileggere queste righe. 
Questo week end appena chiuso alle spalle mi ha vista partecipare al corso di Adriano e Paoletta sui lievitati. Due giornate intense, sfiancanti, ricche di nozioni, di spunti, di cose da imparare. Un corso bellissimo e perfettamente organizzato. 
Che i lievitati siano diventati la mia strada, qua l’hanno capito pure i muri. Ormai pure le mie zie mi cercano per il pane. Una in particolare, ormai fa solo pane in casa con una delle mie ricette. E pensate che un giorno due mie zie si incontrano a casa di un nipote, una di loro porta il pane, l’altra subito l’apostrofa: “ma quello è il pane di Michela!” ….come se l’avessi fatto io :))) lei lo aveva semplicemente riconosciuto
Quando ho aperto il blog, a luglio del 2012, non avrei mai potuto immaginare quanto avrebbe segnato la mia vita, le mie giornate, i miei gusti. All’inizio pubblicavo delle cose orribili, e per dire il vero non sapevo nemmeno bene cosa ci stavo a fare qui. Infatti la partenza è stata molto a rilento. 
Poi piano piano il mio blog ha iniziato a somigliarmi. Non lo so quando è successo, non so dire quando è stata la svolta, ma a un certo punto qualcosa è cambiato.
E’ stato così che il blog è diventato la mia personale ricerca: del dettaglio, delle cose che mi piacevano veramente, della qualità sopra ogni cosa. 
E’ difficile da spiegare a parole, ma è come se la componente fortemente selettiva del mio carattere si fosse riversata anche qui. E il mio blog ha iniziato a somigliarmi. Ad essere come me. 
Poi un giorno ho capito che c’era una forte spinta, una energia benevola che mi trascinava verso il mondo della panificazione. Sono quelle cose che nascono così, sono germogli che ci stanno dentro e che un giorno escono alla luce: vivi, vitali, vogliosi di vedere la luce. 
Non bastava però volerlo: bisognava studiare, documentarsi, provare, sbagliare, e poi riprovare ancora. Ammetto, ad onor del vero, di avere una predisposizione naturale. L’apprendimento in questo caso viene più facile. Ma dietro alla predisposizione c’era una grande sete di sapere, di imparare.
E’ stato attraverso questo percorso che ho imparato a capire il lievito, a leggere una ricetta e capirla, a ricercare le farine perfette, a sperimentare. In questi mesi credo di essermi emozionata di più davanti al forno che altrove. E le ore passate a lavorare, spesso all’alba, sono diventate le mie ore preferite. So che agli occhi dei più sembro una pazza, ma quelle ore le conservo dentro di me con grande amore e con una infinita dolcezza. Ho lavorato in silenzio mentre non c’era ancora l’alba, ho fatto pause buttata sul divano in attesa della prossima piega. Stanca? A volte. Ma appassionata, avvinta, spettinata e felice.

A me non basta saper fare il pane, a me interessa saperlo fare bene. A me non basta sentirmi dire brava, a me interessa diventarlo sul serio. E seppure ci sono stati buoni risultati finora, a me interessa che questi possano un giorno divenire eccellenti.

Eccellenti, spettinati e felici. 

“Se ho potuto vedere più lontano degli altri, è perché sono salito sulle spalle dei giganti”

                                                                   Newton


Maritozzi all’arancia

clicca sulle immagini per ingrandirle

Week end fuori porta, questo appena passato, in una regione che mi piace davvero molto: l’Umbria.
Natura meravigliosa, un sole stupendo, cespugli di rosmarino ovunque. Piccole botteghe dove fare spesa di prodotti locali, quelle botteghe come piacciono a me. Ho portato a casa dei veri gioielli che non vedo l’ora di usare. E poi in particolare, un locale a Norcia dove abbiamo mangiato davvero benissimo e dove abbiamo trovato un’accoglienza degna di nota e di tutta la mia attenzione.

Adesso un paio di giorni, e poi sarò a Milano per lavoro. Mi prendo una pausa sul blog, ma torno prestissimo. Vi lascio allora con una ricetta speciale.

Si tratta di fantastici maritozzi aromatizzati all’arancia. La ricetta l’ho presa dal blog del grande Adriano, uno dei miei punti di riferimento per i lievitati. Non vedo l’ora che lui e Paoletta tornino a Roma con uno dei loro corsi di panificazione: io e mia cognata ci siamo decise a partecipare! So già che sarà una bellissima esperienza. Spero sia presto.
Questi maritozzi sono buonissimi, anche se forse sono venuti un pelo troppo fitti all’interno. Come primo esperimento però sono contenta 🙂
Vi saluto per pochi giorni con un ricciolo di panna sul naso 🙂 
A presto!

Ingredienti:

450 gr farina manitoba
50 gr farina di riso
200 gr acqua
90 gr zucchero
1 cucchiaio miele (possibilmente d’arancio)
1 uovo + 1 tuorlo
8 gr lievito fresco
8 gr sale
1 cucchiaino malto (o miele)
60 gr burro
40 gr olio di mais (o arachide o riso)
Zeste di 1 arancia

Albume e sciroppo di zucchero per pennellare

Procedimento:

Pesate tutti gli ingredienti
In un pentolino unite l’acqua e metà zeste, quindi portate quasi a bollore.
In una padellina, invece, scaldate l’olio con l’altra metà di zeste (solo scaldare).
Fate stiepidire l’acqua, riportatela a 200 gr e scioglieteci dentro il lievito e il malto (o miele se come me non l’avete)
Adesso uniteci 200 gr di farina e lasciate gonfiare per circa 1 ora.
Miscelate la restante farina con quella di riso
Unite metà farina e metà zucchero, mettetelo insieme al lievitino e iniziate a miscelare a bassa velocità.
Ad assorbimento avvenuto, unite l’uovo con il resto dello zucchero e della farina.
Miscelate per un paio di minuti, quindi inserite prima il tuorlo, poi il miele e infine il sale.
Aumentate la velocità a 1.5 e fate incordare
Aggiungete poco per volta il burro ammorbidito e solo a completo assorbimento unite poco per volta l’olio aromatizzato.
Coprite ora l’impasto e fate lievitare fino al raddoppio.
Quando l’impasto è pronto, rovesciatelo sul tavolo e fate delle pieghe a portafoglio.
Arrotondate l’impasto e coprite con una ciotola facendo riposare 30 minuti.
Ora fate le pezzature da 80 gr cadauna.
Con ogni pezzetto formate una pallina, unendo i lembi verso il basso.

Dopo un riposo di 15 minuti, dalle palline ricavate dei filoncini

Coprite bene con la pellicola e fate lievitare fino al raddoppio
Pennellate con albume e infornate a 180° fino a cottura.
Durante la cottura, preparate lo sciroppo di zucchero a 30° be, portando a bollore 135 gr di zucchero con 100 gr di acqua, lasciandolo poi raffreddare. 
Quando sfornate i vostri maritozzi, posizionateli su una gratella e spennellateli con lo sciroppo, lasciando freddare completamente prima di aprirli.


Colomba a fermentazione naturale

clicca sulle immagini per ingrandirle

Me lo dicevano, che certi lievitati sono un’impresa. Non che non ci credessi, ma pensavo tra me e me: li fanno tanti, posso farlo anche io. Beh, non è esattamente così. Prima di tutto, è vero che prima bisogna fare un pò di scuola con lievitati un pò più facili, e poi forse, dico forse, ci si può lanciare in imprese del genere. 
Lo posso dire: fare le colombe con il lievito madre è UN’IMPRESA. Un lavorone, un progetto, che va programmato bene e anche quando lo hai programmato bene ti può succedere di tutto. 
Io posso dire di aver fatto queste colombe con tanto, tantissimo cuore e tanta tantissima dedizione. 
Ho studiato la ricetta, ho diviso bene il lavoro, anticipando le pesate, preparando in casa i canditi (in casa sì!!), spazzolando via tutte le uova di casa di mia madre, quelle di autentico culo di gallina. In casa si era sparso odore di arancia candita, il lievito madre brulicava di vita propria in superficie, rinfrescato amorevolmente da mia madre per me mentre ero affaccendata con la mia settimana lavorativa e solitaria in città. 
Non ci sono per nessuno, ho proclamato categorica. E mentre lavoravo mi arrivavano echi di “ah si, Michela …no, Michela c’ha da fà con le colombe” – oppure “Lasciatela perdere, non le parlate, per carità” 😀
Inizio la sera prima di cena. Mi sono detta vabbé, qua dicono che a occhio ci passano 12 ore per il secondo impasto, io comincio col primo. Errore!! Grave errore!!
Perché il mio lievito madre era bello arzillo e prima di andare a dormire, quando mi sono affacciata sul mio gingillo, lo vedo che s’è mosso. Caspita! e come ci arriviamo a domani mattina? mi sa che mi aspetta una levataccia, farfuglio.
Prima di andare a dormire preparo diligentemente tutte le pesate per il secondo impasto, messe in fila ordinata che il piano da lavoro sembra il bancone di un laboratorio chimico. Me ne vado a letto con questo pensiero. Alle 3.40 del mattino apro gli occhi da sola. Sono combattuta se andare a controllare l’impasto o dormire un altro pò. Ma niente, il pensiero non mi fa dormire. Vado a controllare, e ti vedo il mio impasto più che triplicato, che scoppia di salute. Ok, si lavora. 
Mentre la casa ancora dorme, e fuori è tutto buio, mi metto all’opera. Due ore di lavoro tra impastare, riposare, pezzare, riposare ancora, formare e poi lavare tutto (quanta roba si sporca, lo sa il cielo!!). Quando tutto è pulito, me ne rivado a letto, ma dormo poco: troppi pensieri per le mie colombine. 
Dopo 5 ore abbondanti, le colombe sono pronte per il forno. Vado a glassarle e mi accorgo che la glassa rimane troppo liquida. Vabbé, vado avanti. Agghindo e decoro le mie colombine come damigelle: zuccheri, mandorle e cotillones. Le inforno. E dopo poco le vedo: quelle maledette gocce di glassa che filtrano da uno dei due pirottini e mi vanno a cadere sul fondo del forno. Per poco non urlo. Anzi, urlo. 
Non posso aprire il forno, ma la glassa piano piano brucia. Cammino avanti e indietro come una riposseduta, guai a chi mi rivolge la parola. Ho paura che l’odore di quella glassa comprometta il profumo delle mie colombe. Apro non apro, apro non apro. Dopo 25 minuti di agonia, apro, e tiro via alla meno peggio quella maledetta glassa. Proseguiamo. Con mille peripezie le colombe arrivano a cottura. Le metto a freddare capovolte e poi tutto il pomeriggio i miei fratelli e i miei nipoti mi fanno la corte per aprirne almeno una. E sì che anche io schiatto di curiosità. Apriamo quella al cioccolato. Loro la mangiano golosi, ma io sono scontenta. Si sente che aveva bisogno di riposo e poi l’interno non mi appare come lo volevo. La tristezza mi sopraffà e tutto insieme vengo investita dalla mia stanchezza. Ma nessuno mi può capire, solo chi ha provato. 
Ché dopo tanta fatica speri di essere ripagato e di ottenere quello che volevi, invece no. 
Ora, la seconda colomba, quella coi canditi, è a riposo. E sì che le colombe più giorni riposano e meglio è. Allora io spero in quella mia seconda colombina. Spero che siccome è fatta coi miei canditi, dentro sia meglio. Spero che siccome sta riposando più a lungo, sia più buona. E così vi farò un update con le foto dell’interno, a stretto giro, di entrambe. 
Sennò appicco il Kenwood al chiodo e buonanotte a tutti.
INGREDIENTI PER DUE COLOMBE DA 750 GR

Per praticità vi ho messo la ricetta per colombe con soli canditi. 
Io ho diviso a metà l’impasto e ne ho fatte due. 
In una ho messo il cioccolato e nell’altra i canditi

La ricetta è di Adriano


Primo Impasto:

110 gr di lievito madre maturo (rinfrescato tre volte con la stessa farina che si userà per l’impasto)
335 gr di farina manitoba
100 gr di zucchero
90 gr di burro
1 uovo
3 tuorli
145 gr di acqua

Nella planetaria spezzettare il lievito madre nell’acqua, insieme ad un cucchiaio di zucchero 
Mescolare con il gancio a foglia per qualche giro
Unire l’uovo intero e tanta farina quanta ne basta per formare l’impasto
Unire in sequenza un tuorlo e una spolverata di zucchero, seguiti a breve da una spolverata di farina e continuare in questo modo fino ad esaurimento
Incordare
Unire il burro morbido in tre riprese e continuare ad impastare fino a che l’impasto non risulta lucido e molto liscio
Staccare l’impasto dal gancio, lasciandolo sul fondo della planetaria
Coprire e lasciare lievitare in forno spento con la luce accesa oppure in luogo alternativo tiepido tutta la notte. La media di lievitazione è di 12 ore, ma molto dipende da quanto è in forza il lievito. Il mio impasto è triplicato in 9 ore. 

Preparate la glassa (le dosi io le ho dimezzate e sono giuste per due colombe. A mio avviso non ha senso fare l’impasto per due colombe e preparare la glassa per quattro. Abbiate comunque cura di verificare che sia bella densa) 
62 gr di farina di mandorle 
110 gr di zucchero 
60 gr di albumi 
25 gr di amido di mais o fecola di patate 

Mescolare tutti gli ingredienti, senza montare. Coprire e lasciare in frigorifero fino al momento dell’utilizzo. 


Preparate l’emulsione 
30 gr di burro 
15 gr di miele 
30 gr di cioccolato bianco 
Zeste di 1 arancia 
1 bacca di vaniglia 
3 cucchiai di liquore all’amaretto 

Sciogliere il burro con il miele. Aggiungere i semi di vaniglia e le zeste di arancia. 
Togliere dal fuoco e unire la cioccolata, mescolando fino a scioglimento.
Aggiungere il liquore, amalgamare e conservare mettendo da parte

Secondo impasto: 
165 gr di manitoba 
gr di burro 
120 gr di zucchero 
1 uovo 
5 tuorli 
30 gr di acqua 
4 gr di sale 
220 gr di arancia candita in cubetti (io le ho fatte in casa, guardate qui)
Per decorare 
Mandorle
Granella di zucchero
Zucchero a velo

Montare il gancio e serrare l’incordatura del primo impasto (succede immediatamente) 
Unire l’acqua e 1 cucchiaio di zucchero, lasciando a media velocità per qualche giro 
Spolverare di farina e lasciare incordare
Aggiungere l’uovo intero e poca farina per legare 
Unire in sequenza un tuorlo e una spolverata di zucchero, seguiti a breve da una spolverata di farina e continuare in questo modo fino ad esaurimento. 
Con l’ultimo tuorlo aggiungere il sale 
Unire il burro morbido in tre riprese
A questo punto mescolare bene l’emulsione e inserirla a filo nell’impasto. Questa operazione deve essere fatta con cura per non perdere l’incordatura. 
Esauriti gli ingredienti, portare la planetaria a velocità sostenuta e inserire i canditi.
Spegnere e lasciare riposare coperto per 30 minuti
Spezzare l’impasto in 2, fare la pirlatura, coprire a campana con una ciotola capovolta sull’impasto e riposare ancora 30 minuti.
Spezzare ogni porzione in tre: un pezzo più grande, che sarà il centro, e due pezzi più piccoli, che saranno le ali. 
Inserire i pezzi nel pirottino, coprire e tenere in caldo a lievitare fino a che l’impasto arriva a 1 dito dal bordo. 
Accendere il forno e portarlo a 190°
Intanto mescolare con vigore la glassa e cospargerla sulle colombe coprendone tutta la superficie. 
Posizionare le mandorle, cospargere di granella di zucchero e infine spolverare con abbondante zucchero a velo. 
Infornare e portare a cottura, facendo la prova stecchino. 

Una volta sfornate, infilzate ogni colomba con due ferri da maglia alla base e posizionarle capovolte ad asciugare per qualche ora. 
Le colombe vanno conservate in buste per alimenti. Aspettate qualche giorno prima di aprirle, affinché i sapori possano amalgamarsi bene. 

_________________________________
UPDATE 30/03/2013

L’alveolatura non è venuta perfetta, come immaginavo. Ma posso dire di avere assaggiato la colomba più buona di tutta la mia vita. Profumatissima, ben bilanciata nei sapori. Questa mia ha riposato per 6 giorni prima dell’apertura ed ha un sapore paradisiaco, dove vince preponderante quello dei miei canditi fatti a mano.
Ricetta validissima, quando ritenterò sarà sempre con questa 🙂


Parole come viaggi: Brioches sfogliate

clicca sulle immagini per ingrandirle

Sono sempre stata avvolta nella mia mente da un mondo di parole. Tutto quello che pensavo era sotto forma di parole. E’ per questa ragione che ho sempre invidiato chi aveva la capacità di pensare con i numeri.
Tutte quelle persone che a mente fanno calcoli, ma non solo. Tutti quelli che hanno la capacità di guardare il mondo e la realtà di tutti i giorni attraverso i numeri.
Le parole per me sono state un vizio, una dipendenza, un difetto di fabbrica. Uno sciame sempre in movimento in testa. Le inseguivo già da piccola, quando tuffavo il naso nei libri, o quando la sera, al buio nel letto, le parole mi scorrevano inarrestabili e non riuscivo a fermarle. Avevo sempre un pensiero da trattenere mentre il sonno, alla fine, mi vinceva sovrano. 
Parole. Parole tante. Che sono sempre con me, anche oggi, anche quando spesso sto in silenzio. Ce le ho in bocca anche quando non so parlare. Anche quando, di parlare, non ne ho più la voglia. Si fermano in gola, al limite. Da sole magari stringono un nodo. Ma ci sono sempre. 
Le parole sono state viaggi. Appunti su quaderni. Macchie d’inchiostro disordinate. Una parola mi sembrava più bella di un’altra, un suono migliore di un altro. Ho scritto parole su scontrini, strappi di cartone, volantini: ferma al semaforo, seduta e disciplinata durante una fila dal dottore. C’è stato sempre nella mia vita un momento che sfuggiva e io che ne prendevo appunti: una canzone passata alla radio, i versi di una poesia recitata, uno stralcio di un film.

Le parole le ho cercate nella musica più che in ogni altro altrove, dove cercavo di far mie storie vicine e lontane.

Vengo da questa evoluzione, da questo cammino. Vengo da qui. Non è mai vero quando diciamo di non sapere da dove veniamo.

E mi ritrovo così un venerdì sera a fare un viaggio in macchina. In principio penso alla noia, sbuffo al primo stop, poi mi ricordo che ho l’mp3 in borsa. Ci frugo dentro, senza togliere gli occhi dalla strada, metto quei bottoncini nelle orecchie, faccio on e un pò distrattamente inizio ad ascoltare la mia musica. Le luci, la strada, l’eterno movimento. Quella distrazione però dura poco, perché senza rendermene conto, mi ritrovo dentro il viaggio. No, no, non il viaggio che compio sulla strada, ma un viaggio nelle parole. E le parole sono di qualcuno che ha saputo raccontare storie musicandole. Un Uomo che l’ascolti e ti sembra di leggere un libro. Parole come freccette ficcate in un bersaglio.

Un Uomo che ha saputo scrivere cose come

o ancora



Un Uomo che ha saputo mettere in musica lo struggimento dolceamaro in pochi ultimi minuti.

Che raccontava con la sua bellissima voce il suo elogio della solitudine.
Quella voce in cui mi perdevo, da giovanissima. Quella voce che cercavo di ascoltar parlare, più che cantare. Che ancora oggi mi fa fare un doppio salto al cuore, che mi ricorda un pozzo profondo, mi da sensazione addosso come di carta abrasiva e insieme velluto. Voce che vibra.

Penso alla malinconia che mi buca dentro a sapere che grandi Uomini come questo sono irripetibili. Non si duplica un essere umano. Mi viene una tristezza profonda a pensare a quello che avevamo e che oggi non abbiamo più.

Penso a come mi ha raccontato della varietà umana: avvocati, puttane, stolti e blasfemi…uomini e donne intrecciati nelle sue storie come rovi. Ogni canzone è un racconto. Ogni racconto un viaggio.

…E succede con tutti questi pensieri che arrivo improvvisamente a destinazione, la strada per un tempo lungo non è esistita. Il tempo stesso, non è esistito. E penso che peccato, avevo ancora un pensiero da trattenere.

_______________________________

Ricetta presa dal blog di Adriano

Ingredienti:

500 gr farina di media forza
100 gr latte intero
100 gr acqua
100 gr zucchero semolato
2 uova
50 gr burro
15 gr lievito fresco
10 gr amido di mais
9 gr sale
1 bacca di vaniglia
Zeste grattugiate di 1 arancia e 1 limone
250 gr burro per la sfogliatura

Procedimento:

Sciogliere il burro ed unire la scorza degli agrumi, portando ai primi sfrigolii prima di spegnere
Portare a bollore il latte con la bacca di vaniglia aperta e raschiata. 
Lasciare in infusione fino a che intiepidisce, dopodiché filtrare. 
Riportare il peso a 100 gr, unire l’amido e portare a 67°, mescolando con una frusta. In mancanza del termometro fermate la cottura non appena addensa. Lasciate raffreddare.
Mescolare nella ciotola della planetaria la cremina con metà dell’acqua e gli albumi. 
Unire tanta farina quanto basta per legare l’impasto con la foglia (circa 300 gr), quindi coprire.
Nel frattempo sciogliere il lievito e una puntina di cucchiaino di zucchero nell’acqua rimanente, leggermente intiepidita. Mescolare 50 gr di farina e copriamo.
Quando il lievitino sarà maturato (circa mezz’ora), unitelo all’altra massa con una manciata di farina e lasciate legare a bassa velocità con la foglia.
Unire un tuorlo e la metà dello zucchero e, poco dopo, una manciata di farina per ricompattare l’impasto.
Con il secondo tuorlo unire lo zucchero rimanente ed il sale.
Inserite lentamente il burro aromatizzato, alternandolo con la restante farina.
Montate il gancio e lasciate impastare per qualche minuto
Date all’impasto una forma rettangolare appiattita, coprite con pellicola e trasferite in frigo per un paio d’ore.
Tirate fuori l’impasto dal frigo, stendete con il mattarello in una sfoglia rettangolare alta poco meno di un dito.
Appiattite il burro in un foglio di carta da forno infarinato, arrivando ad una dimensione poco meno della metà della sfoglia.

per praticità chiudete i bordi e modellate con un mattarello

Sistemate poi il burro nella metà inferiore della sfoglia, curando di lasciare un dito di bordo libero; chiudete con l’altra metà e sigillate i bordi esterni.
Stendete in un rettangolo regolare di circa 1cm di spessore, fate delle pieghe a portafoglio. Avvolgete nella pellicola e trasferite in frigo per 45’.
Ripetere l’operazione per altre due volte.
Stendere la pasta ad uno spessore di circa 8 mm, tagliare via i 4 bordi esterni.
Tagliare delle strisce di circa 3 cm, allungatele con un mattarello, arrotolatele e sistematele negli stampini imburrati.

Coprite con la pellicola e lasciate triplicare
Pennellate con albume e infornate a 190° fino a cottura (15/20 minuti)


“Evaporato in una nuvola rossa 
in una delle molte feritoie della notte 
con un bisogno d’attenzione e d’amore troppo”
“Potevo attraversare litri e litri di corallo 
 per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci”

CI VEDIAMO DOPO LONDRA! 
BACI 

Danubio dolce

clicca sulle immagini per ingrandirle
L’alba è il mio orario biologico. L’orario per me prezioso per fare tante cose, come terminare un libro o preparare un impasto. La casa ancora addormentata, solo silenzio intorno. E il silenzio aiuta a completare certe cose. Spesso impasto al mattino presto. E spesso lo faccio prima ancora di far colazione. Come un piccolo chimico, preparo i miei ingredienti in tante piccole ciotoline, mi piace predisporre bene un lavoro. Mentre mi scappa uno sbadiglio, maneggio il lievito: sensazione stupenda al tatto e all’olfatto. Ci avete mai fatto caso? Il lievito di birra fresco è un misto di seta e velluto, sotto i polpastrelli. Io dilungo sempre un pò questo gesto, perché lo adoro. E adoro quando alle narici mi arriva quel profumo di lievito, che personalmente mi inebria. E’ uno degli odori che amo di più in assoluto. Poi iniziano tutti gli altri rituali del caso, ma quello del lievito è il primario.

E io mi godo tutto questo mentre il mondo dorme ancora, distante da me. Ancora non può sfiorarmi.

Il mattino è stupendo per il suo silenzio. Uno non ci fa troppo caso, normalmente, ma le nostre giornate sono piene di rumori. L’ufficio, le auto, chi parla ad alta voce, telefoni che squillano, televisioni, clacson. 
E nei negozi? Un giorno entro in un negozio di abbigliamento con mia madre. Facciamo 6 passi e ci fermiamo. Ci guardiamo e sappiamo già cosa stiamo per dire. Esordiamo con un “Madonna, ma sta musica spacca i timpani” e avevamo tutte e due la faccia evidentemente infastidita, perché la commessa super attenta subito si è avvicinata chiedendoci se ci dava fastidio la radio troppo alta. Noi non ci siamo vergognate, le abbiamo risposto di si, senza mezzi termini. Lei si è scusata, l’ha abbassata e ci ha detto “Sapete, sono disposizioni aziendali”. 
Ora, a parte la musica che faceva schifo, una riflessione l’ho fatta. Cioè, questi stabiliscono pure come uno deve tenere la musica in negozio, a quale volume. Io lo trovo orrendo. Capite? ORRENDO. 
Non parliamo poi di quando entri in quei locali dove per parlarti col dirimpettaio devi urlare..sarà per questo che non li frequento da un pezzo. Si lo so, sembro una vecchia di ottant’anni, però che vi devo dire. Io tutto sto mormorio non tanto lo reggo. 
Sarà forse che sono cresciuta in una famiglia dove spesso a tavola si stava con la tv spenta, perché avevamo bisogno di parlare in pace. Sarà che poi quando sono andata a vivere da sola sono stata 9 mesi senza tv, e stavo una pacchia. E sarà che anche oggi, dove certamente la tv fa più compagnia ai miei e quindi è accesa un pochino di più a casa loro, spesso trovo mia madre che distratta si fa la sua bella enigmistica e magari nel frattempo io scambio due parole con mio padre. Quando i discorsi si fanno intensi, la prima domanda che ci facciamo è “Scusa, la posso spegnere?”. A volte lo chiedo prima io, a volte prima lui…ma accade sempre quando parliamo. 
Una delle frasi tipiche di quel genio di mio padre, che ricorre ogni giorno da che sono nata, è “Spegni sta trappola!!!” 😀 ahahahahaha…la chiama trappola….e io oggi capisco il vero senso di questo termine. 
Mo’ non vorrei apparire bacchettona, perché poi a casa sua ognuno fa quel che vuole. Ed è vero che in assoluto non disdegno la tv..diciamo semplicemente che guardo tre o quattro cose in croce e nemmeno con assidua frequenza, ecco.

In cucina, io e la mia coinquilina, non abbiamo più la tv perché è defunta. Lei se ne fa un problema, perché dice che non sopporta il silenzio mentre mangiamo, quindi la vedo che si sforza di riempire gli spazi vuoti. Io invece…se parliamo bene, se stiamo in silenzio mi va bene uguale. Non mi dispiace, ecco. Perché è un silenzio pacifico.

Che poi, per dirla tutta, eliminare alcuni rumori dalla nostra vita, o almeno arginarli, ci fa ascoltare altri suoni, altre melodie. Io per esempio, negli anni, ho imparato a scorporare alcuni suoni dai loro contesti, e ad amarli.  Come per esempio il suono che fa l’uva quando ti scoppia in bocca, o il suono dell’acqua che scorre. Quel suono meraviglioso che fa la cioccolata quando la spezzi, o il suono poetico che fa il vento quando scuote un campo di erba secca. Il fruscio delle coperte quando ti giri nel letto, le foglie secche quando le calpesti, un quaderno tutto scritto quando lo sfogli. 
Comunque, alla fine della fiera, tutta sta tarantella era per dire che al mattino presto mi piace il silenzio, e in questo silenzio amo impastare. Mi aiuta ad amare di più quello che faccio. 
Dice, e non potevi dirlo direttamente, senza tutta sta tiritera? 
Forse avrei potuto. 
Ma non ho voluto.
                                                           _______________


Ingredienti:

700 gr di farina manitoba
200 gr di latte
110 gr di burro
30 gr di strutto
120 gr di zucchero
12 gr di sale
12 gr di lievito di birra
20 gr di miele
4 uova (rossi e bianchi separati)
1 tuorlo
Zeste di arancia


Per il ripieno io ho usato

Crema pasticcera da forno (la mia la trovate qui)
Amarene sciroppate

(potete scegliere a vostro piacimento, per me il connubio crema-amarena è fantastico)

Procedimento:

Si inizia la sera prima preparando un lievitino: latte, miele, lievito e 180 gr di farina (il lievito sciolto nel latte appena intiepidito)
Si lascia gonfiare (tenetelo d’occhio, a me nel giro di poco stava per scoppiare!)
Ora unite il tuorlo singolo con 25 gr di zucchero, 20 gr di burro e un pò di farina
Lavoratelo fino ad incordarlo e poi copritelo lasciandolo lievitare fino al raddoppio (1 ora circa)
In questo frattempo, scaldate in un padellino 30 gr di burro con zeste di arancia e lasciatelo da parte
Trascorsa l’ora, sbattete gli albumi con un paio di cucchiai di farina, ottenendo una cremina
Aggiungetela all’impasto e iniziate di nuovo a lavorare facendo incordare
Ora iniziate ad aggiungere 1 tuorlo per volta insieme a un pò di zucchero e un pò di farina, e aggiungete il tuorlo successivo quando il primo sarà ben assorbito
Fatta questa operazione, aggiungete il burro a pezzetti, a seguire lo strutto, il sale e il burro aromatizzato con zeste d’arancia
Lasciate incordare bene e poi trasferite l’impasto in una ciotola con coperchio
Fate riposare 15 minuti a temperatura ambiente, e poi mettete in frigorifero per 12 ore
Il giorno dopo, tirate fuori l’impasto dal frigo e lasciatelo riposare un pochino a temperatura ambiente. 
Appena l’impasto accenna a lievitare, fate delle pieghe di tipo 2.
iniziate adesso a formare le vostre palline. Io ho pesato la prima di 35 gr e poi a occhio ho fatto le altre. 
Quando avrete finito di formare le palline, le dovrete riempire. Preparatevi quindi accanto una ciotola con la crema che avete scelto. 
Con il mattarello stendete la pallina, metteteci al centro il ripieno e poi chiudete a fazzoletto, facendo poi scivolare il punto di giuntura verso il basso e formando quindi una pallina dalla superficie liscia. 

Mettete le palline in una tortiera imburrata, avendo cura di metterle un pochino distanziate tra loro. Lievitando, infatti, le palline si uniranno. Se gli spazi non si riempono benissimo, non vi preoccupate, tutto si completerà in cottura. 
Quindi, lasciate lievitare coperto da pellicola fino al raddoppio e poi infornate a 180° fino a cottura. 

guardate bene: la vedete la puffatura? 😀
e le zeste che si intravedono in superficie, non sono meravigliose? :’)