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Buon compleanno, Marta

Sei nata in un freddo giorno di Dicembre. La notte prima non s’è potuto dormire, tanta era la fretta e la voglia di vederti. Ti ho vista per la prima volta attraverso quel vetro e qualche lacrima di felicità mi ha rigato il volto. Avevi un prato di capelli nerissimi in testa, eri piccola ed eri perfetta: eri tu.
Il tuo piccolo viso mi era così familiare: un insieme della storia della mia Famiglia. Inequivocabile. Eri come una mappa, in te erano nascosti percorsi. Cammini. La strada fatta per arrivare fino a te.
Il giorno che sei entrata per la prima volta in casa, eri un fagottino annidato in una coperta. Avevo paura anche a respirare, per timore di importunarti. E da allora nessuna cosa è stata come prima. 
Non ho dovuto imparare ad amarti, me l’hai insegnato tu come la più naturale delle cose. Hai portato con te profumo di buono, sorrisi in dono per tutti. Le prime parole, i primi passi, i primi dentini. E quella sera quando per la prima volta mi hai detto “Zia Michela!“, con quel piglio che t’appartiene e che tanto ti rende simile a me, ho capito che cos’è l’amore.
Non ci sono amori uguali ad altri e nel cuore di ognuno c’è posto per molto moltissimo amore, ma so dire con certezza che tu sei tra le persone che ho amato più perdutamente nella mia vita.
Che amo.
E che amerò.
Buon compleanno Marta.

© Michela De Filio


Noodles al latte di cocco, zenzero e bietole

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Mi era venuta una voglia incredibile di provare il latte di cocco. L’ho comprato un giorno al supermercato e l’ho lasciato un bel pò in giacenza nella dispensa. Poi mi sono accorta che mancavano un paio di mesi alla scadenza e sapevo che questi due mesi sarebbero passati alla velocità della luce. Così è stato. 
Però nel frattempo ho chiesto consiglio alla sola persona possibile.
Vaty, senti un pò. Ho del latte di cocco e mi piacerebbe usarlo coi noodles…come posso cucinarli?
E’ così che ho coinvolto la bella Vaty in questa peripezia. Immediatamente si è messa in moto, dammi qualche giorno, mi ha detto. Tempo una settimana e aveva messo su la ricetta, l’aveva cucinata, assaggiata e scritta per me. Il massimo dell’efficienza. 
Va bene Vaty, dammi tempo…giusto quel mesetto che mi serve a reperire gli ingredienti 😀
Passa un mesetto, più o meno. Gli ingredienti li ho tutti, ma mi perdo su un dettaglio. Quello che mi era parso più insignificante, quello a cui non avevo dato importanza.
«Vaty, scusa. Ma che erbette hai usato?»
«Io ho usato proprio le erbette» (è il proprio che mi inquieta :D)
«Si, ho capito…ma che sò ste erbette, famme capì? Perché ai paesi miei, se dici erbetta si intende prezzemolo o qualche erba simile»
«Ahahahaha, sarebbero le bietole!! Perdonami ma qui al nord al supermercato quando vai a pesare ti scrivono ERBETTE – TASTO 76»
Ho iniziato a ridere e non ho smesso per due giorni. Due! E se ancora ci penso, rido come una pazza. 
Quello stesso pomeriggio sono andata a comprare ste benedette erbette e ho realizzato la ricetta che Vaty così carinamente aveva scritto per me.
Il latte di cocco io lo immaginavo come quello che bevevo da piccola, dal cocco stesso: un pò evanescente, lattiginoso, leggerino. Mia mamma comprava le noci di cocco, le bucava e ci faceva bere quel latte. Quanto mi piaceva!
Questo comprato è più denso, si presta bene a fare da cremina. 
Questo piatto è particolare e buonissimo. Io l’ho amato follemente. Mangiato godendomelo a occhi chiusi. Il leggero sentore amarognolo delle bietole scottate con la salsa di soia, si mischiava al sapore dolce dello zucchero e del latte di cocco, in un’alternanza di sapori perfetti e ben equilibrati. 
Il succo di lime poi corona questo piatto, che consiglio a tutti di provare. 
Grazie Vaty…
però una cosa te la devo dire: 
qua le bietole le ho comprate col TASTO 52
😀 😀 😀

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Qui potrete vedere la realizzazione di Vaty

Ingredienti per due porzioni:

150 gr di noodles
200 gr bietole fresche
2 cucchiai olio semi (io extra vergine)
2 cucchiai salsa di soia
2 cucchiai salsa pesce (io ho usato quella dell’ikea in tubetto)
100 ml latte cocco
2 cucchiai di zucchero*
Un pizzico di zenzero*
* io ho usato due cucchiaini del mio zucchero aromatizzato allo zenzero, che vedete qui

Procedimento:

Lavate per bene le bietole e scolatetele
In una wok o in una padella scaldate un cucchiaio di olio e un cucchiaio di salsa di soia
Mettete le bietole in padella, aggiungete un pizzico di sale, coprite con coperchio e lasciate andare qualche minuto.
Intanto in una pentola scaldate 4 dita d’acqua salata, portate a bollore, immergeteci i noodles e fateli ammorbidire un paio di minuti. 
Ora preparate una padella con un cucchiaio di olio, un cucchiaio di salsa di soia, due cucchiai di salsa di pesce, e il latte di cocco. 
Scaldate e metteteci dentro i noodles che finiranno di ammorbidirsi in questa salsina.
Aggiungere lo zucchero e lo zenzero, fate restringere e spegnete il fuoco. 
Unite le bietole precedentemente cotte
Unite il succo di mezzo lime
Mantecate e serviteli caldi

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Di fronte casa dei Miei, intanto… 




La raccolta delle olive

Quest’anno il maltempo ha rischiato di mettere a repentaglio la raccolta delle olive dei miei. Per fortuna poi ce la siamo cavata, anche se abbiamo dovuto lavorare con il terreno bagnato, quindi fare il doppio della fatica. Due giorni in cui la Squadra di Famiglia (Papà, Mamma e noi quattro figli) si è riunita e messa all’opera per la raccolta di olive: circa 70 piante, tra quelle più giovani e quindi meno fruttuose e quelle più vecchie, cariche fino all’inverosimile. Per due giorni abbiamo mollato tutto e abbiamo raccolto a mano circa 8 quintali di olive! Una stanchezza infinita, ma una soddisfazione immensa perché le olive erano sane, bellissime. 
E come sempre, un momento di fatica si trasforma in un momento per riunirci tutti insieme, lasciando la vita e gli impegni di tutti i giorni. 
Gemma ci ha fatto compagnia, e anche qualche dispetto!

salvo poi appisolarsi ogni tanto 

Le olive erano bellissime
il nostro oro verde

 rami molto generosi

Questa è stata l’ultima pianta raccolta, la più grande e più carica, 
ed anche la più vecchia: la piantò mio Nonno 40 anni fa

Speriamo ora in una buonissima resa! 

Involtini gustosi…e la lettera che tanto aspettavo

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La premessa: 
la posta me la faccio arrivare per comodità a casa dei miei. 
Il fattaccio: 
Pomeriggio pre-ponte, quasi sera. Viaggio di ritorno a casa dei miei per il week end lungo. Roma allagata. Per strada, per uscire a da Roma, andando verso sud, il diluvio universale. 
Visibilità: nessuna
Pioggia: incessante
Vento: a trenta gradi sotto zero (per parafrasare Battiato)
Dopo un infinito tragitto in macchina arrivo a casa dei miei. Mente si apre il cancello vedo nella buca della posta (esposta alle intemperie) che è arrivata qualche lettera. Vabbé, poi si prende, penso. 
Parcheggio, lotto con Gemma che incurante della pioggia mi aspetta come se fossi una polpetta di carne vivente (e in effetti lo sono, a pensarci bene). Sta sull’attenti nella cuccia. Non uscirà con questa pioggia, penso io. Che stupida. Ancora non conosco l’amore dei cani? Esce, mi salta addosso, mi imbratta tutta. Piove? a lei non importa. Mi sento in colpa perché non posso coccolarla, ingoio il mio nodo di tristezza a non poterla stringere ed entro in casa. 

Poso le mie cose, mi lamento del traffico, prendo il caffé che mi ha preparato Papà: invado la casa.

C’è posta, mi ricordo di dire.

Mio Padre tentenna, borbotta, poi esordisce “Mi metto un cappello e vado a prenderla“.
Papà non sta benissimo in questo periodo, meglio di no.

Ma smettila! Aspetti degli assegni? gli chiedo con la mia solita aria sbrigativa.
No!
E allora chi se ne frega, che vuoi che sia mai arrivato? La posta può aspettare!

Mi ignora. Aspetta che vado in bagno e va a prendere la posta lo stesso. Me lo trovo con due lettere in mano, una è tua, mi dice. Solita lettera della banca? Solita bolletta della chiavetta internet. No!

Leggo l’intestazione inglese della lettera e impallidisco. Non ci credo. Non ci credo. Realizzo. Prendo coscienza. Mi arrabbio!

Perché nella lettera c’erano i biglietti del concerto dei Sigur Ròs a Londra, per il prossimo anno, e perché mi ero quasi dimenticata che dovessero arrivare, e perché porca miseria, perché dovevano arrivare proprio in un giorno di pioggia????

Risultato? la busta zuppa di pioggia, i biglietti bagnati e mio padre in sottofondo dalla cucina che se la rideva “tanto che sarà mai arrivato”, mi faceva il verso.

Ora, qui c’erano due possibilità:
1) Lasciarmi trasportare dalla rabbia, farmi venire un coccolone, e stare male.
2) Prenderla con filosofia, riderci su, che tanto poi s’asciugano.


Massì…tanto poi s’asciugano.

Ingredienti
4 fettine di vitella 
1 uovo
Parmigiano
200 gr di macinato di maiale
Un trito di cipolla, sedano e carota
Pan grattato
Zenzero
Paprika
Sale e Pepe
Olio
Procedimento
Ho unito alla carne tritata l’uovo, il parmigiano, il sale, il pepe, la paprika e lo zenzero. Ho aggiunto una spolverata di pan grattato e ho impastato per bene. 
Ho steso le fettine di vitella le ho riempite al centro con un salsicciotto di carne tritata e ho arrotolato formando un involtino, fermandolo con uno stecchino. 
In una padella ho messo un giro di olio, il trito di cipolla, sedano e carota e ho lasciato andare sul fuoco per circa cinque minuti. Ho aggiunto i miei involtini, li ho fatti fermare su ogni lato e poi ho sfumato con del vino bianco. Una volta evaporato il vino, ho aggiunto poca acqua calda per volta, fino a cuocere gli involtini. 
Ho servito gli involtini su un letto di patate lesse, irrorate della salsina degli involtini. 


Pane integrale con lievito madre..e un saluto speciale

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Nei giorni scorsi, parlando con mia madre, le ho proclamato la mia sentenza: nella vita di una cuoca provetta,  niente de soddisfazione come fare i lievitati, e in particolare il pane.

Il pane, il sommo padrone di tutte le tavole italiane, antico amico di tutti i pasti. Mia nonna lo faceva in casa, mia mamma lo fa tutt’oggi in casa, io mi diletto di tanto in tanto.
Il pane che è l’alimento che unisce tutti. Il pane che è la salvezza di qualsiasi pasto accroccato: non avete niente di pronto, ma avete il pane? Bene! sarà buono con qualsiasi cosa.
E fatelo bianco, e fatelo integrale, e fatelo ai cereali…comunque lo farete andrà a ruba perché niente, niente, attira mani e bocca quanto un pane caldo appena sfornato. E pensate alle bruschette calde, pensate a un bel panino con il prosciutto crudo, pensate a pane e marmellata!

E il profumo? Non trovate anche voi che sia IL profumo per eccellenza?

Nel week end mi sono cimentata per la prima volta con il lievito madre..di mia mamma! Anche perché io non l’ho mai sperimentato. Ottimo risultato, comunque!

Raccontatemi se vi va, il vostro legame con il pane. Sarò felice di ascoltarvi.

Oggi questo pane vorrei dedicarlo ad alcuni “amici” particolari, che sono i colleghi della mia amica Chiara. La loro azienda che è nel settore farmaceutico è stata al centro di molti dibattiti per la critica situazione di smaltimento del personale che c’è stata da gennaio in avanti. Brutta parola “smaltimento”, vero? Eppure è la parola giusta da utilizzare, perché decine di persone si sono trovate dall’oggi al domani senza un posto di lavoro, senza nessuna logica apparente.

Qualche mese e si saranno dimenticati tutti. 
Ecco, io non me lo voglio dimenticare. 
E perciò voglio dedicare questo post a chi oggi un lavoro non l’ha più, a chi ce l’ha precario ma anche a tutti i colleghi della mia amica che in silenzio e di sfuggita, leggono questo blog. 

Ingredienti:

500 gr di farina integrale Molino Chiavazza
250 gr di farina 00
2 cucchiai di olio
Sale qb
Acqua tiepida qb
Lievito madre

Procedimento:

In una ciotola molto capiente ho unito le farine con il sale. Ho aggiunto al centro l’olio e il lievito madre. Ho iniziato ad impastare aggiungendo acqua tiepida un poco alla volta, fino a che non ho visto che era sufficiente. 
Una volta che l’impasto si è fatto asciutto, l’ho passato sulla tavola di legno ed ho impastato per circa dieci minuti, lavorando con energia e sbattendo ogni tanto l’impasto sula tavola per dargli elasticità.
Quando mi è sembrato che fosse ben lavorato, ho messo l’impasto in una ciotola, l’ho coperto con un panno di cotone inumidito e l’ho lasciato lievitare per qualche nel forno spento, con la sole luce accesa. 
Quando l’impasto è lievitato, l’ho passato in due stampi e l’ho cotto in forno controllandolo di tanto in tanto.

DIETRO LE QUINTE
🙂

Ciao Spillo. Ci rivedremo un giorno, e sarà un giorno pieno di sole.

                                              Spillo & Marta

Spillo, amico mio, 15 anni insieme a te che hai visto crescere la nostra famiglia. Salutarti in questi giorni è stato difficile, nei tuoi occhi così profondi c’erano nascosti tutti questi anni trascorsi insieme: quando ti abbiamo preso eri una pallina e stavi per morire. Ti abbiamo curato, accolto, amato. I bambini sono cresciuti chiamandoti per nome. Sei stato fisso davanti alla nostra porta, per entrare dovevamo scavalcarti. Venivi a reclamare attenzioni alla finestra della cucina, e Papà brontolava quando ti davamo qualcosa da mangiare da lì. “Poi si abitua”, borbottava, ma noi ti concedevamo qualche vizio. Stavi male quando Papà mancava, che era in ospedale. Sembravi ricoverato tu. Vagavi spento in tutto il cortile, si leggeva nei tuoi occhi il dolore della sua mancanza. E al suo ritorno quante feste! Gli saltavi addosso, felice…il tuo amato era tornato, finalmente. Quando vivevo ancora a casa di Mamma e Papà, la mattina mi alzavo e facevo colazione al tavolo della cucina..tu mi guardavi sempre dalla porta a vetri sul retro, e io non resistevo mai, ti davo sempre una fetta biscottata!
Hai visto nascere anche Marta, l’ultima arrivata, il tuo è stato uno dei primi nomi nella sua bocca.
Non avrei mai creduto di provare un dolore così forte e così lancinante a salutarti, senza saper decidere se fosse più giusto farti smettere di soffrire o se fosse più giusto volerti tenere ancora qui con noi, ancora un giorno, per farti ancora una carezza mentre Marta con la sua voce chiama “Ppillo!! Ppppilloooo!”.
Amico mio, amico mio…15 anni insieme sono tanti. Tu c’eri sempre. O tornavo a casa felice, o tornavo a casa triste, tu c’eri sempre, ad aspettarmi davanti alla porta. Non ho mai pensato al giorno in cui avrei dovuto dirti addio, e adesso che il momento è arrivato, soffro e bevo le mie lacrime, in attesa che questo dolore passi.

Grazie di esserci stato.

Ci rivedremo un giorno, e sarà un giorno pieno di sole. 

Spillo & Gemma