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Picchiapò

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Bisognerebbe avere più vite per poter avere tempo e fortuna di leggere tutti i libri che sono a noi predestinati. Parole che le porta il vento. Arrivano da lontano, e se ne vanno lontano.

Il senso, dopo, è quello di uno stordimento.

“Già al liceo era lui a incitare tutti ad andar via da una festa per passare a un’altra, apparentemente più riuscita, con la scusa che i piedi piatti gli facevano male e faceva fatica a stare nello stesso posto per troppo tempo. […] In autobus e in treno non voleva mai comprare il biglietto di andata e ritorno, nonostante lo sconto, perché gli pareva un impegno eccessivo. Anche con le donne ripeteva sempre la stessa danza: due-tre settimane di entusiasmo torrido, appassionato. Poi una perplessità opprimente, cassatoria, come se dietro le spalle della ragazza con cui stava ballando ce ne fosse un’altra che valeva di più. Con gli anni avevamo sviluppato uno strumento quasi scientifico per prevedere i cambiamenti nella vita di Ofir: nel momento in cui cominciava a parlare di qualcosa o qualcuna con folle entusiasmo, sapevamo che era sul punto di abbandonarlo. O abbandonarla. Sapevamo che le parole belle, grandiose, rappresentavano il suo ultimo tentativo di radicarsi a terra, prima che i piedi piatti lo portassero oltre, ancora avanti.”                                                                                                                                                                            Eshkol Nevo – “La simmetria dei desideri“.

Le ciabattine che vi ho mostrato qualche giorno fa, avevano un destino già disegnato, mentre ancora le impastavo. Avevo in mente il panino col Picchiapò.
In questo blog, vi sarete accorti, c’è molta poca carne. Non per scelta ideologica, più per una propensione di gusto: mi piace dedicarmi ad altro. Ma questo piatto ho avuto proprio voglia di rifarlo. 

La prima volta che sono stata al mercato di Testaccio, la mia amica Paola mi ha fatto assaggiare questa meraviglia. C’è un botteghino che all’ora di punta ha la fila più lunga di tutto il mercato e vende questi panini squisiti che sono lo street food di Roma per eccellenza.

Il picchiapò è un piatto cosiddetto di recupero: in tempi diversi da questo, per non mangiare due giorni di seguito lo stesso bollito, ci si reinventava recuperando la carne e cuocendola nel pomodoro. Il risultato è eccezionale: una carne stracotta e quindi morbidissima, che viene valorizzata dal pomodoro fresco e dagli odori, in modo prevalente dall’alloro. Il peperoncino corona il tutto, per chi come me lo ama.

Ho cercato di capire l’origine di questo nome, ma non ci sono notizie certe in rete. Se qualcuno ne sa di più, mi farà piacere sapere 🙂

Grazie a Paola per avermi gentilmente regalato la sua ricetta.

© Michela De Filio

Ingredienti per circa 6 persone:

Per il bollito 

600 g di carne da bollito (io ho usato il muscolo)
1 cipolla
Qualche chiodo di garofano
Sedano
Carota

Per il picchiapò

Il bollito
500 g di pomodori da sugo, spellati e fatti a cubetti
2 cipolle
Rosmarino
Alloro
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
Un bicchierino di vino bianco
Olio extra vergine di oliva
Sale
Peperoncino

Procedimento:

Il giorno prima preparate il bollito: mettete a bollire l’acqua con il sedano, la carota e la cipolla con qualche chiodo di garofano. 
Al momento della bollitura, immergete la carne e fatela cuocere per un paio d’ore. 
Lasciate raffreddare poi la carne all’interno del brodo stesso. 
Il giorno successivo, tagliate il bollito a cubetti oppure a listarelle
In un tegame mettete olio extra vergine e la cipolla affettata finemente
Lasciate dorare la cipolla, quindi aggiungete il concentrato di pomodoro e sfumate con il vino. 
Una volta che il vino è evaporato, aggiungete i pomodori a cubetti e gli odori. 
Regolate di sale e peperoncino. 
Lasciate cuocere per dieci minuti, quindi aggiungete la carne e lasciatela cuocere per circa 20 minuti. 
Assaggiate per verificare se sale e peperoncino sono ben calibrati, quindi spegnete. 
Potete gustare il picchiapò al piatto, oppure in un panino. 


Agnello arrosto alla cotognata di Donna Hay

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In questo post vi chiedevo consigli sui libri di cucina…ebbene, io faccio le cose seriamente e di vostri consigli ne ho seguiti molti. Ho comprato diversi libri, tra cui quello di Donna Hay, “Non ho tempo per cucinare! Ricette per il turbinio della vita moderna“. Un libro molto bello che consiglio spassionatamente. Io mi sono messa subito all’opera! 
Per prima ho provato questa particolare ricetta, che prevede l’utilizzo della carne di agnello (che io mangio pochissimo, se non quasi niente) e la cottura con lo zucchero e con la cotognata. 
Avrei potuto modificare la ricetta a modo mio, magari usando il pollo al posto dell’agnello, e magari omettendo lo zucchero…ma sarebbe stato troppo facile, e in fondo avevo proprio voglia di seguire la ricetta passo passo per provare un gusto nuovo.
Bene. L’ho seguita alla lettera e il risultato è stato di una cenetta davvero gustosa. Il contrasto del dolce con il salato mi è piaciuto. Un solo consiglio vi darei: usate pezzetti di agnello piccoli, diciamo pezzetti non superiori ai 60 gr…questo perché la carne si insaporirà meglio…datemi retta!
Ingredienti
4 carote, raschiate e tagliate in 4 per il lungo
3 rametti di rosmarino
2 cucchiai di zucchero di canna (io 1)
2 carré di agnello senza osso
75 gr di cotognata (io la mia, home made)
12 fette di pancetta
Sale
Procedimento

In una teglia coperta di carta forno ho messo le carote, il rosmarino, lo zucchero e il sale.
Ho mischiato bene e messo in forno a 180° per circa 40 minuti
Intanto su un tagliere ho disposto le fette di pancetta
Ci ho posizionato sopra, al centro, i pezzi di agnello
Ho spalmato i pezzi di agnello con la cotognata, quindi li ho arrotolati nella pancetta
Trascorsi i 40 minuti, ho adagiato i pezzi di agnello sulle carote e ho lasciato cuocere altri 15 minuti


Tonno di coniglio

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“quando ero piccolo, mi innamoravo di tutto”



Cantava De André in una sua bellissima canzone. Ecco, io sono ancora così…mi innamoro di tutto. Quando ho visto il tonno di coniglio nel blog della mia amica Martina, ho subito saputo che lo avrei rifatto, benché io non mangi coniglio, solitamente. Pazza? si, un pochino.  Ma è la curiosità che mi frega davvero! 😀
Prima di vederlo da Martina, non ne avevo mai sentito parlare…poi poco dopo sono stata in Piemonte e ho visto una trattoria che lo proponeva nel menù esposto in vetrina…infatti è una specialità piemontese. 
Spinta quindi dalla curiosità, ho ingaggiato mio padre per l’operazione…si perché a casa dei miei il coniglio non si compra al supermercato, ma in un allevamento delle nostre zone. Mio padre mi ha preparato dei pezzi disossati e puliti e io mi sono messa all’opera.
Diciamo che la vera modifica fatta, e l’unica, è che l’aglio non l’ho alternato a fettine, perché avevo paura si sentisse troppo: ne ho messo uno spicchio intero e basta.

Dopo un paio di giorni di giorni di riposo, per far assorbire i sapori, lo abbiamo assaggiato e …ci è piaciuto un sacco! Lo trovo una vera sciccheria :)))




Ingredienti per un vasetto da 500 gr:

500 gr di coniglio
1 carota
1 gambo di sedano
1 cipolla dorata media
1 pezzetto di porro (5cm circa)
Qualche grano di pepe nero
1 chiodo di garofano
2 foglie di alloro
2 spicchi di aglio
Timo
Rosmarino
Olio e sale

Procedimento:

In una pentola capiente ho messo le verdure pulite: carota, sedano, porro e cipolla
Ho aggiunto qualche grano di pepe, l’alloro, il chiodo di garofano ed ho coperto con acqua fredda (circa 1 lt), salandola.
Ho portato a bollore e lasciato cuocere ancora 10 minuti
Ho lavato i pezzi di coniglio e li ho immersi nell’acqua, chiudendo con un coperchio e lasciando cuocere per un’ora.
Ho lasciato raffreddare il coniglio nella suo stesso brodo.
Intanto ho sterilizzato il vasetto lasciandolo bollire qualche minuto in una pentola d’acqua bollente.
L’ho fatto poi scolare e l’ho asciugato
Ho preso la carne di coniglio raffreddata e l’ho sfilacciata in un piatto.
Sul fondo del mio barattolo ho messo qualche grano di pepe e un goccino di olio. 
Ho iniziato a mettere il coniglio a strati, alternandoli con qualche ago di rosmarino, del timo e del pepe qua e là. Ad ogni strato ho spolverato pochissimo sale (siate avari, mi raccomando!). L’aglio l’ho messo intero al centro del barattolo (se vi piace, fatelo a fettine e alternatelo nei vari strati).
Sono arrivata fino in superficie dove ho chiuso con pepe, rosmarino e timo.
Ho riempito il barattolo con l’olio, coprendolo interamente. 
Ho chiuso e lasciato riposare per un paio di giorni prima di mangiarlo.

Note

Se volete conservare il tonno di coniglio a lungo, immergete i vostri vasetti in una pentola piena di acqua fredda, fare bollire per 1 ora e fateli raffreddare nella stessa acqua. durano così circa 5 mesi.
Il brodo della cottura del coniglio, io non l’ho buttato. Siccome non potevo consumarlo subito, l’ho congelato in vaschettine dopo averlo filtrato. Potete usarlo per una minestrina, per un risotto o per esempio ci potete cuocere un coniglio in padella.


Involtini gustosi…e la lettera che tanto aspettavo

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La premessa: 
la posta me la faccio arrivare per comodità a casa dei miei. 
Il fattaccio: 
Pomeriggio pre-ponte, quasi sera. Viaggio di ritorno a casa dei miei per il week end lungo. Roma allagata. Per strada, per uscire a da Roma, andando verso sud, il diluvio universale. 
Visibilità: nessuna
Pioggia: incessante
Vento: a trenta gradi sotto zero (per parafrasare Battiato)
Dopo un infinito tragitto in macchina arrivo a casa dei miei. Mente si apre il cancello vedo nella buca della posta (esposta alle intemperie) che è arrivata qualche lettera. Vabbé, poi si prende, penso. 
Parcheggio, lotto con Gemma che incurante della pioggia mi aspetta come se fossi una polpetta di carne vivente (e in effetti lo sono, a pensarci bene). Sta sull’attenti nella cuccia. Non uscirà con questa pioggia, penso io. Che stupida. Ancora non conosco l’amore dei cani? Esce, mi salta addosso, mi imbratta tutta. Piove? a lei non importa. Mi sento in colpa perché non posso coccolarla, ingoio il mio nodo di tristezza a non poterla stringere ed entro in casa. 

Poso le mie cose, mi lamento del traffico, prendo il caffé che mi ha preparato Papà: invado la casa.

C’è posta, mi ricordo di dire.

Mio Padre tentenna, borbotta, poi esordisce “Mi metto un cappello e vado a prenderla“.
Papà non sta benissimo in questo periodo, meglio di no.

Ma smettila! Aspetti degli assegni? gli chiedo con la mia solita aria sbrigativa.
No!
E allora chi se ne frega, che vuoi che sia mai arrivato? La posta può aspettare!

Mi ignora. Aspetta che vado in bagno e va a prendere la posta lo stesso. Me lo trovo con due lettere in mano, una è tua, mi dice. Solita lettera della banca? Solita bolletta della chiavetta internet. No!

Leggo l’intestazione inglese della lettera e impallidisco. Non ci credo. Non ci credo. Realizzo. Prendo coscienza. Mi arrabbio!

Perché nella lettera c’erano i biglietti del concerto dei Sigur Ròs a Londra, per il prossimo anno, e perché mi ero quasi dimenticata che dovessero arrivare, e perché porca miseria, perché dovevano arrivare proprio in un giorno di pioggia????

Risultato? la busta zuppa di pioggia, i biglietti bagnati e mio padre in sottofondo dalla cucina che se la rideva “tanto che sarà mai arrivato”, mi faceva il verso.

Ora, qui c’erano due possibilità:
1) Lasciarmi trasportare dalla rabbia, farmi venire un coccolone, e stare male.
2) Prenderla con filosofia, riderci su, che tanto poi s’asciugano.


Massì…tanto poi s’asciugano.

Ingredienti
4 fettine di vitella 
1 uovo
Parmigiano
200 gr di macinato di maiale
Un trito di cipolla, sedano e carota
Pan grattato
Zenzero
Paprika
Sale e Pepe
Olio
Procedimento
Ho unito alla carne tritata l’uovo, il parmigiano, il sale, il pepe, la paprika e lo zenzero. Ho aggiunto una spolverata di pan grattato e ho impastato per bene. 
Ho steso le fettine di vitella le ho riempite al centro con un salsicciotto di carne tritata e ho arrotolato formando un involtino, fermandolo con uno stecchino. 
In una padella ho messo un giro di olio, il trito di cipolla, sedano e carota e ho lasciato andare sul fuoco per circa cinque minuti. Ho aggiunto i miei involtini, li ho fatti fermare su ogni lato e poi ho sfumato con del vino bianco. Una volta evaporato il vino, ho aggiunto poca acqua calda per volta, fino a cuocere gli involtini. 
Ho servito gli involtini su un letto di patate lesse, irrorate della salsina degli involtini. 


Ricette amiche #8: Spiedini di pollo allo zenzero e sesamo di Elle

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Pepperepéppeppé….ingresso scoppiettante per la mia rubrica Ricette Amiche di oggi.
Perché vi devo presentare Elle del blog “Limone & Stracciatella”.

Una ragazza dolcissima, svizzerissima, che prepara i regali di natale a Settembre, beve poco e si pettina solo quando fa lo shampoo…come me, solo che lei è riccia ed è giustificata, io no 😀

Sostiene che le sue caprette bianche sono razziste e stanno solo tra di loro, lasciando in disparte le caprette di altri colori, frequenta parrucchiere che le mettono grilli funghi per la testa, e ha una visione del suo giardino a pois.

Dice di sé

Sono un controsenso vivente: un’economista organizzata e calcolatrice con l’animo creativo e impulsivo di un’artista.

Lavora per otto ore al giorno, un cantiere qua-un cantiere là, ma non si risparmia di cucinare e curare il suo orto, che è un’altra delle sue passioni. Ci racconta infatti di come il contatto con la natura le metta dentro pace e tranquillità.
Ma la cosa che più mi fa impazzire di lei e che più ci rende simili, è che ha la frenesia di fare le cose, e in cucina si lancia nelle ricette per scoprire a metà procedimento che le manca proprio quell’ingrediente, quello fatale…e lei che fa? fa come me…cerca in cucina qualcosa di sostitutivo 😀 
Ma voi non l’adorate???? Io siiiiiiiiiiiiiiiiiiiii :’D
Ora veniamo alla ricetta che ho preso dal suo blog. Ne sono entusiasta! Questi spiedini mi sono venuti gustosissimi, tenerissimi e per niente asciutti. Mentre li preparavo avevo paura che la carne fosse troppa, invece no! Un profumo meraviglioso ha invaso la cucina, e quando dico meraviglioso intendo M E R A V I G I O S O. A differenza di Elle, io li ho cotti in forno, irrorandoli con la salsina della marinatura, e questo li ha perfetti. Li ho mangiati per cena e me li sono gustati pezzetto per pezzetto. E pensare che avevo sempre creduto di odiare il sesamo. Forse perché l’avrò assaggiato in qualche brutale prodotto industriale, e invece ho scoperto che non solo mi piace, ma ha anche un buonissimo profumo da “crudo”. 
Quant’è bello cambiare, quant’è bello smentirsi, quant’è bello conoscere qualcosa di noi attraverso gli altri. 
Grazie Elle!

Ingredienti per 4 persone

500gr petti di pollo disossati
1 spicchio aglio
1 cipolla
2 cucchiai olio di semi di sesamo
1 cucchiaio salsa di soia
1 lime
1 cucchiaino semi di sesamo
2 cucchiaini zenzero fresco grattuggiato
2 cucchiai foglie di menta fresca
Sale e Pepe

Procedimento:

Ho tagliato il petto di pollo a quadrotti e poi ho preparato la marinatura: ho unito l’aglio e la cipolla tritati, con   l’olio di semi di sesamo, la salsa di soia, la scorza del lime e due cucchiai del suo succo, lo zenzero fresco, sale e pepe. Ho mescolato un pochino e di ho immerso i miei quadrotti di pollo, coprendo con della carta argentata. Ho eseguito la marinatura per un paio d’ore, come Elle, e più o meno a metà del tempo ho mescolato la carne. 
Quando la marinatura è terminata, ho immerso i miei stecchi da spiedino nell’acqua fredda: questo procedimento fa si che lo stecco non bruci durante la cottura (grazie Elle per questa meravigliosa dritta che non conoscevo!). Fatto questo, ho preparato i miei spiedini infilzando i quadrotti di carne e li ho posizionati su una teglia forno. Con un cucchiaio li ho cosparsi con un pò del liquido di marinatura e infine ho messo altri semi di sesamo sui miei spiedini. 
Ho cotto in forno per circa 15 minuti. 


Il mio giro del mondo: in Marocco con Tajine Kefta

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Il cielo benedica le spezie tutte e permetta loro di ricrearsi e rigenerarsi per tutti i secoli dei secoli! 
Ehm…forse è un ingresso troppo pomposo, ma non so davvero più come dire che adoro le spezie…tutte, non ce n’è una che non mi piace!
Tra le miriadi di ricette che vorrei riprodurre dal blog “The dreaming seed” della mia amica Roberta, c’era questa che mi aveva proprio colpito. Lo ammetto, in particolare per la semplicità. Mi sono detta: ma è facile, posso farcela!! 
Non so poi quanto tempo è che sogno un tajine, il piatto tipico marocchino in cui si può cuocere la carne. Spero un giorno, presto, di andarne a comprare uno in Marocco. Intanto però ho trovato dei mini tajine da Maison Du Monde e sono come impazzita. Per me che ho una piccola cucina, sono l’ideale perché occupano poco spazio. Li trovo deliziosi da mettere in tavola. 
Tajine kefta, dunque. Dove tajine è appunto il piatto, e kefta vuol dire carne tritata.
Ringrazio Roberta che mi ha permesso di conoscere questa ricetta….un cin cin per lei, che considero la mia socia.

Ingredienti per 2 persone:

300 gr. di macinato magro di vitella
2 pomodori da sugo
1 cucchiaino di menta tritata
2 cucchiaini di paprika piccante
2 cucchiaini di cumino
1 spicchio di aglio tritato (se vi piace)
1 manciata di prezzemolo
Olio e sale

Procedimento:

Ho spellato i pomodori e li ho tagliati a dadini. Li ho messi in una pentola con un giro di olio, ho aggiunto 1 cucchiaino di paprika, 1 di cumino, del sale e ho chiuso col coperchio lasciando cuocere per 5 minuti. 
Nel frattempo, ho unito la restante paprika, il restante cumino e la menta alla carne tritata. Ho aggiunto l’aglio tagliato sottile, il prezzemolo e il sale. Ho impastato con le mani e ho creato delle polpettine, che ho buttato quindi in pentola, richiudendo il coperchio. Ho lasciato cuocere circa 15 minuti, aggiungendo poca acqua tiepida. Alla fine ho impiattato tutto nelle mie mini tajine e ho servito in tavola.


Mama Africa: Zighinì

Quanto è bello avere delle idee in testa? Un progetto, nel mio caso culinario, per cui non vedi l’ora di tornare a casa e metterti a lavorare con le mani, liberando la mente da inutili gabbie e soprattutto avendo il piacere di modificare una materia, e trovarti, dopo, con un prodotto “finito”, che esiste solo grazie a te. 
Vi capita mai? 

Con il ritmo trascinante di questa canzone, Mama Africa – Fiorella Mannoia, ho cucinato questo meraviglioso piatto africano.  E’ rimasto il profumo di cardamomo in cucina, preponderante su tutti. 

Un piatto molto speziato che andrebbe fatto con il berberé, che è un mix di molte spezie. Siccome io non l’avevo, me lo sono fatta da sola con: peperoncino, zenzero, chiodi di garofano, coriandolo, cardamomo, pepe nero, cumino, paprika, noce moscata, sale e aglio. Alé!
Si tratta di un piatto tipico del Corno d’Africa, nello specifico parliamo di Eritrea, Somalia ed Etiopia. Uno spezzatino di carne molto, molto speziato e dal sapore paradisiaco. 
La ricetta l’ho presa da “Scuola di Cucina no problem”, ma ho fatto delle modifiche facendo un giro nel web.
Io l’ho accompagnato con il mio pane al rosmarino….devo dire altro? 😀

Ingredienti per 4 persone:

500 gr di scamone di manzo
2 cipolle
1 spicchio di aglio
3 cucchiaini di berberé
100 gr di burro
250 gr di pomodori pelati
4 baccelli di cardamomo
1 pizzico di zenzero in polvere
1/2 litro di acqua tiepida
Olio e Sale

Procedimento:

Ho tagliato lo scamone a pezzi. Ho tritato le cipolle e l’aglio. Ho inciso il cardamomo, ho tirato fuori i semini e ho cercato di tagliarli come meglio potevo. 
In una pentola ho messo dell’olio, la cipolla con l’aglio e ho lasciato andare qualche minuto. Ho aggiunto il berberé, lo zenzero, i semini di cardamomo, il burro insieme alla carne.
L’ho lasciata rosolare per qualche minuto e poi ho aggiunto i pomodori, il sale, e mezzo litro di acqua tiepida. 
Ho lasciato cuocere a fuoco lento per circa un’ora, con il coperchio, girando di tanto in tanto. 

Con questa ricetta partecipo al contest di Monica del blog

Arista di maiale all’orientale

“E l’odore di spezie che ha il buio
con noi due dentro al buio abbracciati..”
Paolo Conte – Come mi vuoi?
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Complici le vecchissime riviste di cucina di mia madre, ho voluto provare questa ricetta che, come tutte le cose speziate, ha attirato la mia attenzione. Credevo venisse fuori qualcosa che sarebbe stato difficile da proporre agli altri e invece mi sbagliavo! Mi è venuta buonissima…
Da precisare che io non avevo l’arista e ho usato un pezzo di polpa di maiale, che io direi va benissimo lo stesso. La prossima volta, quando avrò tempo di fare la spesa, proverò con l’arista.

Ingredienti:

Arista di maiale
1 noce di burro
1 bicchierino di grappa
2 albicocche
1 lt di brodo
Sedano
1 scalogno
Spezie varie: cumino, curry, coriandolo, zenzero, chiodi di garofano.
(a me il curry era finito e l’ho sostituito con la paprika)
Olio Sale

Procedimento:

In una pentola ho messo a dorare lo scalogno con un filo d’olio e una noce di burro. Ho aggiunto le coste di sedano tagliate a rettangoli piuttosto grandicelli. Ho fatto andare per un pò e poi ho messo il mio pezzo di carne, facendolo “fermare” su ogni lato. A questo punto ho aggiunto tutte le spezie, il sale,e ho irrorato con la grappa. Fatta svaporare quest’ultima, ho quasi coperto  totalmente con il brodo e ho aggiunto le albicocche spaccate a metà.
Ho lasciato cuocere per un paio d’ore con il coperchio, controllando e girando ogni tanto. 

Trascorse le due ore, nel tegame c’era circa un dito di brodo ancora. Ho spento e ho passato il pezzo di carne in una padella a rosolare in poco olio, per dargli un aspetto croccante e lucido. 
A parte ho filtrato il brodo rimasto, mettendo  da una parte il sedano e dall’altra il puré di albicocche. 
Infine ho impiattato come vedete dalla foto sopra.
Una nota: con il poco brodo rimasto, potete aggiungere una spolverata di farina e formare una cremina per guarnire la carne tagliata 🙂
Provate…è squisita ^__^

Buona Domenica a tutti!


Goulash con gnocchi di pane

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Qualche anno fa ho fatto un viaggio bellissimo a Praga, ed è stato lì che ho assaggiato il Goulash accompagnato da squisiti gnocchi di pane. Una pietanza buonissima, mangiata di gusto in un locale che ci aveva consigliato il tizio della reception del nostro albergo (un pazzo sgangherato, ma ci aveva preso!) 
Ora, parlando con mia mamma del fatto che volevo provare a rifarlo, lei si è illuminata in viso e mi ha mostrato un suo libro molto vecchio che ne conteneva la ricetta…un libro vecchio più di me, tutto consumato e usurato perché mia mamma l’ha stra usato…è un po’ la sua bibbia culinaria. Questo libro fa parte dei miei ricordi d’infanzia, è per questo che ho deciso di seguire questa ricetta, facendo qualche aggiustamento dopo aver letto delle ricette in rete. Credo di avere raggiunto il risultato giusto, almeno secondo il gusto che io ricordo.  

Il Goulash di solito viene accompagnato da buonissimi gnocchi di pane. La ricetta per questi l’ho presa qui.

Ingredienti per il Goulash:

800 gr di spezzatino di manzo
300 gr di cipolla
2 cucchiai di farina
1 lt e mezzo di brodo di carne
200 gr di patate
1 bicchiere di vino rosso
1 cucchiaio di paprika dolce
1 cucchiaino di maggiorana
1 pizzico di cumino (io non l’ho trovato e non l’ho messo)
Olio – sale – pepe

Ingredienti per gnocchi di pane:

1/2 cubetto di lievito di birra fresco
1  tazza di latte tiepido (circa 250 gr)
500 gr di farina 00
1 uovo intero
2 tazze di pane leggermente raffermo fatto a cubetti piccoli
10 gr di sale

Procedimento per il Goulash:

Tritate la cipolla molto sottile, mettetela in un tegame con un filo d’olio e lasciatela appassire a fuoco lento, facendo ben attenzione e non farla bruciacchiare. 
Intanto infarinare i cubotti di carne e aggiungetela alla cipolla. Fate andare per un paio di minuti. Aggiungete la paprika, la maggiorana, il cumino, il sale e il brodo. 

Fate cuocere per circa 1 ora e mezza. Trascorso questo tempo, aggiungete le patate che nel frattempo avrete pulito e tagliato a cubetti. 
Consiglio: lasciatevi un po’ di brodo, da aggiungere all’occorrenza, se ce ne fosse bisogno.

Procedimento per gnocchi di pane: 
In una capiente terrina setacciate la farina. Sciogliete il lievito di birra nel latte appena intiepidito e aggiungetelo alla farina. Aggiungete anche l’uovo e un pizzico di sale. Lavorate per un pò. 
Aggiungete le molliche di pane raffermo e lavorate ancora una decina di minuti, dopodiché lasciate riposare fino a che l’impasto raddoppia le sue dimensioni. 
A questo punto, dividete l’impasto in due parti e formate due salsicciotti delle stesse dimensioni, metteteli in due panni di cotone e lasciateli in un posto caldo a lievitare per un’altra mezz’ora. 

Mettete a bollire dell’acqua, l’ideale sarebbe utilizzare, come nel mio caso, una pentola di quelle strette e lunghe per arrosti, altrimenti regolatevi voi in base al materiale di cui disponete. Una volta portata a bollore, adagiateci dentro i salsicciotti e fateli cuocere 15 minuti per lato. 
Disponeteli poi a svaporare su un tagliere, tagliate a fette e servite insieme al gulash caldo.

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