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Torta Grenoble di Paco Torreblanca

Era tantissimo tempo che non mi dedicavo alle torte moderne. Il mio anno passato fuori, in Veneto, il bambino poi….tempo a disposizione ce n’è stato davvero poco. E per cucinare o preparare un dolce, bisogna essere rilassati, o quantomeno sgombrare la mente dai pensieri che la affollano. O anche più semplicemente bisogna aspettare il momento giusto per ogni cosa…e così sono passata da zero a tre…tre torte moderne preparate in una settimana…complice questo periodo ricco di compleanni e complice l’aiuto del Papà nel tenere a bada la piccola peste. Ma complice è stata anche lei…qualche giorno passato insieme mi ha fatto tornare la voglia di mettere mano ad anelli di acciaio e sac a poche!

Certo essere in due in cucina è più bello, condividere le cose è assai più appassionante, ma grazie a questi influssi positivi anche preparare da sola questa torta mi ha fatto passare qualche ora rilassata e serena.

Di Paco Torreblanca avevo già sperimentato con grande successo la sua buonissima sacher e la sua deliziosa Vivaldi, ma la Grenoble desideravo assaggiarla davvero da molto molto tempo. Così, perché non prepararla per il mio compleanno?

Si tratta di una torta a strati, composta di diverse preparazioni, ma tutte si possono organizzare in giorni diversi e congelare (questo è il bello delle torte moderne). Per cui potrete decidere di prepararla tutta insieme in una giornata, oppure dividere il lavoro in più giorni.

E’ una torta molto voluttuosa e molto bel calibrata nel gusto e nella consistenza: croccante e morbida, ottimo aroma di caffè, vellutato caramello.

Le preparazioni in sé non sono nulla di trascendentale, ve lo assicuro. Semmai occorre avere dimestichezza con questo tipo di torte, che richiedono un po’ di precisione nel montaggio più che altro.

La ricetta l’ho presa qui su gennarino, modificando la quantità di noci, l’infusione di caffé e aggiungendo una cinta di decoro di cioccolata.

4.5 from 2 reviews
Torta Grenoble di Paco Torreblanca
 
Autore:
Tipo di ricetta: Torte
Resa: 10/12 persone
Ingredienti
  • Per le noci caramellate
  • 200 g noci (io ne ho usate 130)
  • 120 g zucchero a velo (io zucchero semolato)
  • 10 g burro
  • Per il cremoso al caffé
  • 12 g caffè (io 6 g di caffé solubile)
  • 114 g latte
  • 36 g tuorli
  • 27 g zucchero
  • 2 g gelatina
  • 98 g panna
  • Per il croccante di riso
  • 20 g cioccolato al latte
  • 43 g pralinato di nocciola
  • 40 g riso soffiato
  • Per il bisquit di noci e miele
  • 30 g tpt noci (15 g farina di noci + 15 g zucchero)
  • 12 g zucchero
  • 42 g tuorli
  • 41 g albumi
  • 25 g farina
  • 13 g burro
  • 12 g miele millefiori
  • Per il caramello semiliquido
  • Caramello semiliquido
  • 100 g zucchero
  • 60 g glucosio
  • 120 g panna
  • 1 pizzico di sale Maldon
  • Per la mousse al caramello e caffè
  • 100 g zucchero
  • 40 g acqua
  • 200 g panna
  • 2 g caffè solubile
  • 52 g tuorli
  • 5 g gelatina
  • 300 g panna
Preparazione
  1. Per le noci caramellate
  2. Mettere in un pentolino le noci e lo zucchero, e fate caramellare.
  3. Togliete dal fuoco, aggiungete il burro e versate le noci su un foglio di carta forno.
  4. Lasciate intiepidire e separate le noci una dall'altra.
  5. Tenetene alcune per la decorazione sulla superficie.
  6. Per il cremoso al caffè
  7. Mescolate il latte con il caffè solubile.
  8. Ammollate la gelatina in acqua fredda.
  9. Mettete il latte in un pentolino con metà dello zucchero, portate a bollore.
  10. Montate le uova con la restante metà di zucchero, aggiungete il latte mescolando con le fruste e rimettere sul fuoco portando ad una temperatura di 85°
  11. Togliete dal fuoco, aggiungete la gelatina ben strizzata.
  12. Lasciate raffreddare.
  13. Montate la panna e aggiungetela al composto.
  14. Versate il cremoso in un anello di acciaio di 20 cm di diametro, affondateci dentro le noci caramellate e mettete in congelatore.
  15. Per il croccante di riso
  16. Fondete il cioccolato e unitelo al pralinato e al riso soffiato.
  17. Amalgamate tutto e mettete in uno stampo di 20 cm, livellando bene. Congelate.
  18. Per il bisquit
  19. Fondete il burro in un pentolino e aggiungete il miele, mescolando bene.
  20. Montate il tpt con metà zucchero e i tuorli.
  21. Montate gli albumi con lo zucchero restante.
  22. Incorporate delicatamente gli albumi alla montata di tuorli.
  23. Aggiungete e incorporate la farina setacciata, aggiungete il burro fuso ed il miele e mescolate delicatamente.
  24. Versate in uno stampo da 22 cm e cuocete in forno preriscaldato a 200°C per 10/12 minuti.
  25. Per il caramello semiliquido
  26. Mettete zucchero e glucosio in una padella fino ad ottenere un caramello rosso brunito. Togliete dal fuoco.
  27. Nel frattempo scaldate la panna e aggiungetela poco per volta al caramello mescolando (usate un pentolino dai bordi alti poiché in questo passaggio il caramello rischierà di fuoriuscire per effetto del contrasto di temperatura.
  28. Aggiungete il sale e mescolate ancora fino a quando il caramello si sarà stabilizzato diventando liscio e cremoso.
  29. Per la mousse al caramello e caffè
  30. Ammollate i fogli di gelatina in acqua fredda
  31. Montate leggermente i tuorli.
  32. Fate un caramello scuro con zucchero e acqua. Togliete dal fuoco.
  33. Nel frattempo scaldate i 200 g di panna e aggiungetela poco per volta al caramello mescolando. Quando si è stabilizzato, aggiungere i tuorli.
  34. Mettete sul fuoco e mescolando portate a 85°C.
  35. Togliete dal fuoco ed aggiungete la gelatina ed il caffè solubile, mescolando bene.
  36. Lasciate raffreddare mescolando.
  37. Montate i 300 g di panna ed aggiungetene una piccola parte al composto raffreddato per ammorbidirlo.
  38. Incorporate la panna restante con molta delicatezza.
  39. Utilizzate subito.
  40. Montaggio della torta
  41. La torta viene montata al contrario.
  42. Preparate un anello di acciaio di 22 cm di diametro, su un vassoio coperto di acetato o pellicola ben tesa.
  43. Versate un terzo circa della mousse sul fondo e livellare. Inserite la mattonella di cremoso. Versate un altro terzo di mousse.
  44. Inserite il croccante di riso soffiato.
  45. Versate un leggero strato di caramello semiliquido sul croccante aiutandovi con una sac a poche.
  46. Versate l'ultimo terzo di mousse.
  47. Inserite il biscotto.
  48. Coprite con pellicola e congelate.
  49. Una volta congelata completamente, tirate fuori la torta e staccatela dai bordi dell'anello aiutandovi con il getto di aria calda di un phon (direzionato sull'anello).
  50. Ora misurate l'altezza e la circonferenza della torta, quindi ricongelate, coperta di pellicola.
  51. Con le misure rilevate, preparate una fascia di carta forno e fateci sopra dei ghirigori a piacere con del cioccolato fondente fuso.
  52. Lasciate riposare due minuti, quindi riprendete la torta e fate aderire la fascia decorativa al bordo della torta, che, siccome congelata, farà subito rapprendere il cioccolato.
  53. Tenete la torta in freezer fino a 10/12 ore prima di servirla e lasciatela scongelare lentamente in frigorifero.
  54. Al momento di servirla, decoratela con le noci caramellate e con della polvere di caffè solubile.


My baby blues

Piedini copia

Quella carota abbandonata sul marmo di cucina. Doveva diventare parte di un ragù, quando ho dovuto mollare tutto per correre da te che piangevi. Un ragù che non ho mai preparato.

Tanta nebbia nella mia testa, immagini confuse e sovrapposte: il pronto soccorso, il tuoi occhi che mi guardano per la prima volta, quel macchinario a cui mi sorreggo per non morire, la tua testa piena di capelli, il collo del tuo Papà a cui mi aggrappo con le braccia quando l’onda del dolore risale la marea. Il corridoio asettico della sala parto, le braccia dell’ostetrica che tento di afferrare mentre imploro di essere aiutata, la tua manina che mi stringe, la mia testa zuppa di sudore. Attimi di coscienza/incoscienza, vado e vengo dalla realtà a seconda di come il dolore sale. Tu che fai la pipì sul fasciatoio, quella doccia rimandata e finalmente avuta, il letto sfatto, i tuoi biberon in giro. L’immagine delle mie braccia alzate nel vuoto, in cerca di aiuto. Io che penso “morirò“.

Immagini che si mescolano, e sovrappongono. Il prima e il dopo che lottano come guerrieri, non so fare cielo limpido nella mia testa. Piango. Gocce salate invadono le mie guance, spavalde, incuranti della mia timidezza a mostrare il dolore.

Sei un geroglifico messo nelle mie mani, non so decifrarti. Sei un linguaggio che non so, non conosco. Piangi tu, piango io. Di notte non dormi, non so cos’hai. Vorrei aiutarti ma non ne sono capace. Non ho il tuo libretto di istruzioni. Il corpo ancora pieno di dolori non mi aiuta a trovare lucidità. Dov’è la mia vita di prima? Dove sono finite le cose che amavo fare? Come si diventa madri?

Dipendi da me, ti abbandoni nelle mie braccia e sai già che ti terrò. Ti tengo. E mi fermo a scrutare i tuoi occhi, mente calmo mi osservi. Sembrano pozzi profondi, spazi sconfinati. Mi ci perdo dentro per un tempo che non so contare. Forse senti la mia paura, perché quando torno, la tua manina si muove verso di me. L’afferro. La stringo nella mia. Forse vorresti aiutarmi. Come mentre ti stavo regalando al mondo e tu spingevi insieme a me, non mi hai lasciata sola nel momento di fatica. Sei stato forte e bravo. Sei l’infinito che come Donna non potevo immaginare, prima di averti. Il senso profondo della vita, sensazione agrodolce come dice il tuo Papà.

Succede, grazie ai tuoi occhi, che improvvisamente il tuo geroglifico mi diventa familiare. Lo traduco, anche se a volte sgrammaticato. Mi ritrovo a parlare due lingue: la tua e la mia.

Allora forse è così che succede…che il tempo ci dona capacità di comprensione. Forse è questa la strada: camminare insieme, tenerci per mano. Piangere e ridere. Imparare a leggere di nuovo, come quando ero alle elementari. E insieme far vedere a te che so già farlo, che posso guidarti.

Adesso però fammi ammirare ancora i tuoi occhi profondi che cercano la luce fuori dalla finestra. Guardiamo ancora quest’alba insieme e questo nuovo giorno che nasce per noi.

L’alba del nostro primo mese.

Padre e figlio copia


Ciabattine menta e rosmarino: auguri mio piccolo blog!

6 Luglio 2012. Un inizio che non era un inizio. Non sapevo nemmeno perché aprivo questo blog. Ma non era importante. Perché quando serve, la vita muove mosse al posto nostro. Ci fa fare ciò che è giusto in quel momento.

Sono trascorsi tre anni, da allora, e tanta tantissima Vita. Il blog in questo senso è un mezzo anche spietato, la traccia indelebile che ti mostra chi eri, chi sei e cosa stai diventando. Ma lo vivo come un vantaggio e non come un disagio: mi piace vedere la strada che ho fatto, perché nella corsa dei giorni spesso non si vede, o non ce ne rendiamo conto. La strada è comunque la nostra strada, anche con qualche errore, anche con qualche caduta.

Oggi non sono più sola, mentre scrivo, perché siamo in due. Matteo è diventato sempre più tangibile e reale, e anche se ancora non mi sembra vero, adesso so che non vedo l’ora di conoscerlo. Con buona probabilità, se sarò ancora qui a scrivere tra un anno, sarò ancora tutt’altro, da ciò che sono oggi….e sorrido…perché la vita è grandiosa per questo, perché non ci fa mai stare fermi nella stessa posizione, se lo vogliamo. Infatti, se rileggo le parole che scrivevo un anno fa, mi vengono i brividi…a pensare a tutto ciò che è accaduto dopo quelle parole.

Oggi festeggiamo il mio blog con uno dei pani per eccellenza: le ciabattine. In assoluto il mio migliore risultato ottenuto fino ad oggi. Nuvole nelle mani, quasi senza peso, buonissime. E aromatizzate, come vuole la tradizione, con menta e rosmarino, per rendere onore a questo mio prezioso angolino.

Auguri al mio blog e grazie a tutte le persone che mi sono vicine!

5.0 from 3 reviews
Ciabattine menta e rosmarino
 
Autore:
Tipo di ricetta: Pane
Resa: 8 ciabattine
Ingredienti
  • Autolisi
  • 300 g di farina tipo 1
  • 100 g di farina 00 bio
  • 100 g di semola rimacinata di grano duro
  • 360 g di acqua
  • Pre fermento
  • 60 g di pasta madre
  • 100 g di acqua
  • 100 g di farina 00 bio
  • Impasto
  • Tutta la massa autolitica
  • Tutto il pre fermento
  • 11 g di sale
  • 4 g di malto diastasico (facoltativo)
  • 5 cucchiaini di rosmarino in polvere
  • 8 foglie di menta fresca tritata
Preparazione
  1. Ore 10: Preparate la massa autolitica dentro la planetaria, unendo acqua e farina e mescolando bene. Coprite con pellicola e mettete in frigorifero. Insieme preparate il pre fermento in una ciotola, sciogliendo la pasta madre nell'acqua e mescolando bene la farina. Sigillate con pellicola e lasciate a temperatura ambiente.
  2. Ore 13: Aggiungete il prefermento e il malto alla massa autolitica.
  3. Impastate alla minima velocità lasciando incordare l'impasto.
  4. Ribaltate l'impasto nella planetaria e riprendete la lavorazione a velocità più sostenuta.
  5. Aggiungete il sale e lasciatelo assorbire.
  6. Infine incorporate il rosmarino e la menta.
  7. Rovesciate l'impasto su un piano da lavoro e arrotondatelo con una spatola di metallo.
  8. Preparate una vaschetta e oliatela leggermente sul fondo.
  9. Ponete l'impasto all'interno della vaschetta, fate una piega a portafoglio e sigillate con pellicola per 1 ora.
  10. Dopo 1 ora ripetete la piega a portafoglio e dopo 1 ora ripeterla per la terza volta.
  11. Riponete l'impasto, sempre sigillato, in frigorifero.
  12. Ore 8, giorno successivo: spolverate di poca semola un piano da lavoro e rovesciateci delicatamente l'impasto sopra.
  13. Con i polpastrelli leggermente unti di olio, tirate delicatamente i 4 angoli dell'impasto in modo da dare una forma rettangolare.
  14. Con l'aiuto di una spatola di metallo, dividete l'impasto in 8 pezzi più o meno uguali.
  15. Infilando la spatola di taglio sotto una ciabattina, spostatela in modo deciso su una placca da forno ricoperta di abbondante semola rimacinata, ripetendo l'operazione per tutte le ciabattine.
  16. Spolverate la superficie con semola e sigillate la placca con pellicola.
  17. Lasciate riposare 1 ora quindi infornate le ciabattine a 250° per i primi 10 minuti, e terminate la cottura a 200°.
  18. Sfornate e lasciate raffreddare completamente prima di aprire.


La notte che ho saputo che c’eri

Pancia

La notte che ho saputo che c’eri, l’ho passata distesa a guardare il soffitto. Aspettavo delle risposte, ma il mio cuore e il mio corpo lo sapevano già. Tutte le paure dei giorni precedenti, improvvisamente erano diventate una certezza: tu esistevi. Eri quel puntino al centro del mio ventre e avevi già iniziato silenziosamente a farti spazio dentro di me.

Madre? Non mi ci sono mai vista. Eri forse nascosto dentro uno dei cassetti chiusi della mia mente, mai preso in considerazione. Essere madri era una cosa per le altre donne, non per me. La mia vita fino a quella notte è stata tutto un tumulto di scelte, fasi che si sono aperte e poi chiuse, strappi mal ricuciti. Specie negli ultimi anni, sono stata nomade dentro la mia stessa vita. Alcune scelte mi hanno portata lontana, spingevo la mia vita in avanti, e oggi so perché. Tutto mi sembrava difficile, eppure quel desiderio di sfida mi proiettava in avanti. Convinta, mi lanciavo in imprese più grandi di me, salvo poi sentire le difficoltà bruciarmi dentro. E allora perché lo facevo? Per mettermi alla prova, per superare dei limiti, per fortificarmi. Per arrivare fino da te, nel punto esatto dove tu mi aspettavi.

Dopo quella notte, niente è più stato come prima. Mi sentivo in colpa di non essere felice, come tutte le donne in attesa mi sembravano essere. Ho dovuto scendere nel buio più pesto delle mie paure, ho dovuto lasciarmi andare alla parte peggiore di me, per tentare poi di risalire. Mi hai lasciata tramortita per giorni, incapace di muovermi, provvedere a me stessa, paralizzata dallo sconcerto.

Come avrei organizzato la mia vita? Cosa avrei potuto darti? Che tipo di madre avrei potuto essere per te?  Ero pronta a prendermi una responsabilità così grande? Come saremmo stati io e il tuo Papà insieme in modo definitivo? Proprio io che nelle cose definitive non ho mai creduto.

Nemmeno vederti la primissima volta mi aveva fatto fare un passo indietro: quell’immagine muta mi sembrava non venire da dentro me. Eri una macchiolina, non riuscivo a credere che fossi vero.

I giorni sono trascorsi, intanto. Il lavoro mi aiutava a reagire. Nel frattempo il mio corpo dentro franava per farti spazio, tutto si muoveva: cellule, tessuti, fibre..tutto si spostava per te. Tutto era in movimento. E in questo movimento mi sono imposta di guardare i giorni uno per uno, per poter sopravvivere. Per proteggerti, anche da me.

 E lentamente insieme al mio corpo mi sono mossa anche io, per risalire verso quella luce che mi mancava. E quel giorno che il sole è tornato a baciarmi, mi sono sentita viva e fortunata. Come ero arrivata fin lì? Non lo so.

Non so tante cose. Sono mutevole e fallibile. Una fragile leonessa, piena di contraddizioni.

Ma insieme a questo, sarò anche la tua Mamma, fagiolino.

E insieme spingeremo questa vita un pò più in là.


Croissant con lievito madre per il mio compleanno

Telefona tra vent’anni
io adesso non so cosa dirti
amore non so risponderti
e non ho voglia di capirti
Invece pensami tra vent’anni pensami
io con la barba più bianca
e una valigia in mano
con la bici da corsa
e gli occhiali da sole
fermo in qualsiasi posto del mondo
chi sa dove
tra miliardi miliardi di persone
a bocca aperta senza parole
nel vedere una mongolfiera
che si alza piano piano
e cancella dalla memoria
tutto quanto il passato
anche le linee della mano
mentre dall’alto un suono
come un suono prolungato
di un pensiero che è appena nato
si avvicina e scende giù
ah io sarei uno stronzo
quello che guarda troppo la televisione !
beh qualche volta lo sono stato
importante è avere in mano la situazione
non ti preoccupare
di tempo per cambiare ce n’è
così ripensami tra vent’anni ripensami
vestito da torero
una torta in mano
l’orecchio puntato verso il cielo
verso quel suono lontano lontano
ma ecco che si avvicina
con un salto siamo nel duemila
alle porte dell’universo
importante è non arrivarci in fila
ma tutti quanti in modo diverso
ognuno con i suoi mezzi
magari arrivando a pezzi
su una vecchia bicicletta da corsa
con gli occhiali da sole
il cuore nella borsa
impara il numero a memoria
poi riscrivilo sulla pelle
se telefoni tra vent’anni
butta i numeri fra le stelle
dalle porte dell’universo
un telefono suona ogni sera
sotto un cielo di tutte le stelle
di un’inquietante primavera.
                               |L. Dalla|

 

 Questi cornetti sono stati realizzati con questa pasta sfoglia.


Orecchiette fatte a mano

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Quando l’ho conosciuto, e ho saputo delle sue origini pugliesi, una delle prime cose che gli ho chiesto è stata “Mi insegni a fare le orecchiette in modo serio?”. 
Mia nonna le faceva così” mi ha detto sognante, “con le dita. E le faceva piccole piccole. Poi ne faceva una sola, enorme, e la cuoceva in mezzo alle altre. A chi capitava nel piatto, si diceva che era fortunato“. 
Usanze. Modi di fare. Affetti che ci legano alla cucina, alle pietanze. Come mia Mamma che tutte le volte che ci porta in tavola una primizia dell’orto, ci fa esprimere un desiderio. Diventano riti, fanno parte di noi. 
Così un giorno io e lui ci siamo messi all’opera, e abbiamo realizzato queste orecchiette. Personalmente amo il ruvido sulla schiena dell’orecchietta e non a caso è la mia pasta preferita. Mangiata fresca non ha eguali. Avremmo voluto cucinarle con le cime di rapa, ma qui in Veneto non tutti i negozi le hanno. Abbiamo ripiegato su un broccolo e abbiamo cucinato tutto “alla sua maniera” (come dice lui): lessato i broccoli, aggiunte le orecchiette verso la fine, portate a galla e poi scolate con il broccolo stesso. Quindi abbiamo saltato tutto in padella con olio extra vergine, aglio e peperoncino. 
Non so voi, ma io impazzisco per la pasta con le verdure di qualsiasi tipo. E noi questo piatto ce lo siamo divorato con gran piacere. Semplice, eppure divino. 
Testi e Ricetta  © Michela De Filio 
Ingredienti per due persone
Per le orecchiette 
200 g di semola di grano duro 
Acqua qb 
Per il condimento 
1 piccolo broccolo 
Olio extra vergine 
Aglio 
Peperoncino 
Sale 
Procedimento:

Fate una fontana di farina, metteteci dentro poca acqua tiepida per volta ed iniziate ad impastare, regolandovi a occhio per la consistenza: l’impasto dovrà essere sodo ed elastico.
Impastate fino ad ottenere una sfera liscia, quindi arrotondate e lasciate riposare 30 minuti coperta da pellicola oppure sotto una ciotola capovolta. 
Sul piano da lavoro, fate dei cordoncini con l’impasto e tagliare dei piccoli quadratini (come piccoli gnocchetti). 
Ora formate le vostre orecchiette come da esempio in questo video
Pulite il broccolo, tagliatelo a piccoli ciuffi e incidete i gambi in 4. 
Lessatelo in acqua salata e quando sarà quasi pronto, gettateci dentro le orecchiette. 
Nel frattempo preparare una padella con una base di olio, peperoncino e aglio. 
Scolate il broccolo insieme alle orecchiette e saltate in padella, aggiustando di sale. 
Impiattate e servitele calde


Risotto ai funghi porcini, taleggio e salsiccia

Tic tac, tic tac, tic tac, scorrono le lancette che segnano il mio tempo che passa. Corre veloce, il tempo. Se ne va via, senza chiedere il permesso. Questa vita mi incatena a lei, ogni istante di più. E giorno per giorno mi rendo conto di quanto io la desideri, di quanto ferocemente io voglia trattenerla a me, stringerla, sbranarla, consumarla, amarla. 
Cosa è accaduto in questi mesi?
Di tutto. 
I giorni si sono fatti via via più complessi, il lavoro una palestra per la vita, indefinibile. Cento viaggi in giro per il nostro Paese, sfide da affrontare e paure da vincere. Una nuova casa che prima mi è estranea e che a poco a poco sento sempre più mia. La vita in una nuova città. La vita altrove
E in quell’altrove incontrare un giorno l’Amore. Che dapprima respingo, spaventata. Non c’è posto per l’amore in una vita come la mia. Il tempo di cercare le motivazioni per resistere, e sono già arresa. 
Ma la vita è o non è anche questo? Una meravigliosa giostra di imprevisti che si incastrano tra loro: illogici, immateriali, bellissimi. 
Sono una creatura mutevole e multiforme, rincorro la bellezza in tutte le mie giornate, vivo cercando di saziarmi, ma bramo la fame. Voglio sentire sempre quel languorino, che possa spingermi fuori, a catturare la vita a piene mani e poter dire domani d’aver vissuto i miei giorni annusandoli e palpandoli come il più meraviglioso dei regali. 
E non importa se per superare ogni giorno devo stringere i denti, ingoiare bocconi amari, accettare di poter sbagliare. Non importa se mi sento presto stanca, se devo fare quella cosa che non mi va giù. Non importa se ci vuole tanto coraggio. Perché per quanto una giornata storta possa essere lunga, la certezza è che finirà. E se sarò fortunata, troverò un sorriso ad aspettarmi, un piatto caldo, un abbraccio che mi circondi tutta intera. Occhi in cui tuffarmi. E perché….se qualcuno mi facesse la fatidica domanda: Michela ne è valsa la pena?, io risponderei…ne è valsa la pena! ne è valsa veramente la pena! 

C’è la neve nei miei ricordi, 
c’è sempre la neve
e mi diventa bianco il cervello 
se non la smetto di ricordare

Ho scelto questo risotto, per questo post, perché è stato il primo piatto che ho cucinato per lui e perché ho avuto la gioia di farlo assaggiare anche a lei
Ho usato i funghi porcini secchi comprati ad una bancarella un giorno che passeggiavo nella provincia di Treviso insieme a Lara. Beh…che buoni, ragazzi! 

Noi ce lo siamo pappato con grande goduria….quindi vediamo come si fa 🙂
Testi e Ricetta  © Michela De Filio 

Ingredienti per 4 persone:
300 g di riso vialone nano 
1 lt di brodo vegetale fatto con ortaggi freschi 
100 g di taleggio DOP 
60 g di funghi porcini secchi 
2 salsicce di tipo luganega
Mezza cipolla 
Una manciata di parmigiano reggiano grattugiato 
Olio extra vergine 
Sale 
Pepe 
Procedimento

Mettete i funghi secchi a bagno in acqua fredda per 10 minuti. 
Preparate il fondo di un tegame con mezza cipolla tritata e un filo di olio extra vergine.
Accendete il fuoco a fiamma bassa, e intanto strizzate i porcini. 
Mentre la cipolla sfrigola nel tegame, aggiungete la salsiccia fatta a pezzettini, e subito dopo i funghi. Mescolate con un cucchiaio di legno, quindi aggiungete il riso. 
Continuate a mescolare, finché il riso diventerà lucido. 
Iniziate a poco a poco ad aggiungere il brodo caldo, continuando a girare. 
Aggiungete brodo poco per volta fino a portare il riso quasi a cottura. 
Quando il riso sarà quasi cotto, aggiungete una spolverata di parmigiano e aggiungete il taleggio fatto a pezzetti. 
Mantecate e lasciate sciogliere il taleggio. 
Intanto aggiustate di sale e pepe. 
Spegnete e lasciate riposare cinque minuti, prima di servire.


Focaccia menta e rosmarino: auguri blog e auguri mia nuova vita

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“Tra vent’anni sarai più deluso 
dalle cose che non hai fatto 
che da quelle che hai fatto. 
Perciò molla gli ormeggi, 
esci dal porto sicuro 
e lascia che il vento gonfi le tue vele. 
Esplora. Sogna. Scopri.” 
| Mark Twain |

Due anni sono tanti e sono pochi. Dipende da quale punto ci mettiamo ad osservarli.
Se ci penso, sono volati. Eppure nel frattempo è accaduto di tutto. Tutto.
Il blog è stato un mezzo per tantissime cose, ma maggiormente per crescere. Per mutare e cambiare pelle.
Non credo ai cambiamenti palesati, non ci credo mai.
Quando qualcuno mi dice “cambio” o “cambierò”, io per partito preso non ci credo. E questo non perché io sia crudele.
Semplicemente perché il cambiamento è un processo interno di smottamento. E’ un processo silente che spesso avviene senza che noi ce ne rendiamo troppo conto. E difficilmente chi sta cambiando davvero, lo sbandiererà ai quattro venti.
Perché è la vita che cambia insieme a noi. Cambiano le stagioni, le situazioni, cambia il nostro modo di vedere le cose e anche il modo di capire.
E’ un processo naturale di crescita. Una strada da percorrere. Non sempre sicura, ma questo fa parte del gioco.
Il blog è cresciuto con me, è mutato con me: ero in corsa, e lui ha corso accanto a me. Siamo stati cavalli allo stato brado. Ci siamo liberati delle selle, degli speroni, delle briglie. E siamo andati. Perché, come amo dire spesso, ci sono volte in cui andare è la sola cosa possibile.
Dopo un periodo di grandi cambiamenti, durato circa un anno, sono successe cose importantissime nella mia vita. Tutto ha iniziato a mutare un anno esatto fa
Tante le novità, tante le cose accadute, e la più grande è stata l’avere accettato una crescita professionale, accettando insieme ad essa un trasferimento. Una scelta che mi ha richiesto coraggio, determinazione, calma. 
Non solo un lavoro nuovo, di grande responsabilità, ma anche una nuova città, con nuove persone, nuove cose da imparare. E un’esperienza  che cambierà la mia vita. 
Solo due anni fa, non era nemmeno pensabile che io potessi affrontare un cambiamento simile. Ma oggi tutto è diverso. Io, sono diversa. E ritengo che il compito di ogni essere umano dovrebbe essere quello di migliorarsi. Sempre. Di scardinare le proprie convinzioni e aprire cuore e mente al nuovo che avanza. 
Pertanto, respiro a fondo e mi lancio nel buio. Consapevole che, indipendentemente da come andranno le cose, al termine di questo percorso avrò qualcosa in più nel bagaglio del mio cuore. 

Auguri al mio blog e auguri alla mia nuova vita! 

Quanto pensare. Quanto! Per regalare a questo mio angolino una pietanza speciale. Per un compleanno speciale.

I protagonisti dovevano essere loro: la menta e il rosmarino.

Gira che ti ripensa, dopo essere passata attraverso un dolce che mi ha delusa, mi sono decisa a realizzare un lievitato. Qualcosa che mi rappresentasse di più, vista la natura del mio blog.

Un lievitato, sì, ma cosa? Un pane? uhm…no. Una pizza! Anzi non una pizza, una focaccia!

Ma da cosa parto? Parto da qui: da un olio aromatico alla menta fresca. Con rosmarino. Aglio.
24 ore di macerazione. Un profumo denso.

E rosmarino sulla superficie. Ma non mi basta. Quindi polvere di rosmarino all’interno. Me la rischio? Si!

L’ho scritta, realizzata, riuscita al primo colpo: morbida, alveolata, dalla mollica leggerissima. Molto aromatica e con un retrogusto di menta che arriva al palato piano piano.

Ho avuto la grande fortuna di farla assaggiare non solo alla mia famiglia, ma anche al mio amico Alessandro e alla sua, di famiglia. La sera sono arrivati messaggi che mi hanno commossa.

Con tantissima gioia condivido con voi la mia ricetta.

Testi e Ricetta  © Michela De Filio 



Ingredienti per 4 focacce:

1 kg di farina 00
850 g di acqua
80 g di pasta madre
30 g di olio aromatico
20 g di sale
2 g di rosmarino in polvere

Per l’olio aromatico

50 g di olio extra vergine
1 rametto di rosmarino
qualche foglia di menta fresca
1 spicchio di aglio

Per la superficie

Olio extra vergine
Sale
Aghi di rosmarino

Procedimento:

Il giorno prima

Preparate l’olio aromatico immergendo gli odori nell’olio
Lasciatelo macerare 24 ore

Il giorno dopo, ore 15

Sciogliete il lievito madre in metà acqua.
Aggiungete tutta la farina e iniziate ad impastare alla minima velocità.
Aggiungete la restante acqua a filo, poca per volta, lasciandola assorbire e assicurandovi di mantenere l’incordatura. 
Ogni tanto fermatevi e ribaltate l’impasto nella planetaria. 
Quando avrete aggiunto tutta l’acqua, aumentate un pochino la velocità e aggiungete l’olio a filo, lasciandolo assorbire. 
mantenete sempre l’incordatura. 
Aggiungete il sale a pioggia sottile e infine il rosmarino in polvere. 
Lasciate amalgamare bene, quindi rovesciate l’impasto su un piano da lavoro e arrotondatelo. 
Ponete l’impasto in un recipiente leggermente oliato e chiudete con coperchio o pellicola. 
Mettetelo in frigorifero.

Ore 23

Togliete l’impasto dal frigorifero e lasciatelo lievitare tutta la notte

Ore 9, giorno successivo

Dividete l’impasto in 4 parti e arrotondatele.
Preparate le teglie e cospargete di semola rimacinata
Ponete ogni panetto al centro di una teglia e picchiettando con i polpastrelli unti di olio, spingete l’impasto in modo da dargli la forma di una lingua
Picchiettate in modo da sospingere l’aria, senza sgonfiare. 
Mettete dei sostegni intorno alle teglie, quindi coprite con telo di cotone (in modo che il telo risulti sospeso e non incolli alle focacce).
Lasciate riposare 2 ore
accendete il forno alla massima temperatura
mentre il forno si scalda, ungete ancora i vostri polpastrelli e spingeteli sulla superficie di ogni focaccia, creando delle fossette
Irrorate di olio extra vergine, spolverate di sale e completare con aghi di rosmarino
Infornate e lasciate cuocere (circa 15 minuti).


Tiramisù di Iginio Massari ಌ Per il nostri compleanni

Eccomi. 
Eccomi qui. 
Mi sento un pò più stanca, oggi, e in eterno affanno sul tempo. Le giornate volano scandite da tanto lavoro e da tantissimi impegni. Ogni giorno di più. Al mattino gli occhi hanno spesso quel velo grigio. Due rughe fanno capolino al lato degli occhi. Vorrei avere più tempo da trascorrere con le persone che amo. Vorrei avere più tempo da dedicare alle cose che mi piace fare. Rincorro la materia dei miei sogni. Pulisco i vetri dei miei occhi quando sono appannati, cerco di vedere dove fino a ieri non vedevo.
Ma poi mi fermo e provo a respirare. 
E allora dipingo i miei giorni, ogni mattino di un colore diverso. Anche nei momenti più tristi, una risata mi scoppia in gola e fa il fracasso di una apocalisse. Sono come la luna. Non bella come lei, ma crescente e calante, a seconda dei momenti. Mi alzo e mi abbasso come le maree. E come un’onda mi infrango, per poi tornare indietro e rimontare ancora. Amo gli scogli.
Il mio cuore segue una strada sua, i suoi mutamenti, i suoi battiti. Ogni tanto esce a fare due passi, e io lo lascio andare, non lo trattengo. Ha bisogno anche lui delle sue stagioni. Di correre senza guinzaglio. Irregolare camaleontico spettinato. 

E io aspetto.

Vivo. Aspetto.

34 anni. Che bella età.

A quando un dolce insieme? 
Rilancio, a quando un pane insieme? 

E’ iniziata così la cosa con Eleonora. Un dolce e un pane da fare insieme, come piace a noi. Vedere una ricetta e proporla all’altra. Lei è quella dei dolci, io sono quella del pane. A lei ho fatto scegliere il dolce, io ho scelto il pane, of course.

In competizione i dolci erano due, ma questo tiramisù di Massari ha avuto la precedenza.
Nella ricetta di Massari, ad onor del vero, lui prepara i classici savoiardi. Noi abbiamo invece voluto creare una base biscotto con lo stesso impasto, per dare al tiramisù un aspetto ancora più moderno. Il bello e il divertente della faccenda è stato che abbiamo avuto la stessa idea in contemporanea.
L’altra caratteristica di questo tiramisù è la presenza della meringa italiana e della gelatina nella crema.
Io personalmente ho ridotto i tuorli drasticamente, ottenendo però una crema eccezionale nel sapore. Non so dirvi che paradiso sia in bocca…qualcosa che ci può avvicinare a toccare il cielo con un dito, ve lo garantisco.
L’altra riduzione drastica l’ho fatta nello zucchero della bagna. A mio personale parere il biscotto e la crema sono già abbastanza zuccherati e tutto quello zucchero lo trovo superfluo.
In rosso, come sempre, le mie variazioni.
Vi presento quindi il tiramisù con cui festeggiamo i nostri compleanni io, mio fratello e mia Mamma: febbraio è il nostro mese 🙂
© Michela De Filio

Gli ingredienti qui riportati sono per due tiramisù da 20 cm di diametro circa
Con i ritagli del biscotto e gli avanzi della crema, se ce ne sono, potete preparare
dei bicchierini monodose
Per la meringa italiana

guarda qui



Per la crema tiramisù
400 g di tuorli (io 200)
150 g di zucchero 
40 g di acqua 
20 g di gelatina in fogli
350 g di meringa all’italiana
500 g di mascarpone
500 g di panna

Sciogliere la gelatina a bagno maria
Montate i tuorli con la planetaria o con fruste elettriche
Contemporaneamente in un piccolo pentolino cuocere acqua e zucchero fino a una temperatura di 116°
Versare a filo lo zucchero sui tuorli mentre ancora montano.
Incorporare la gelatina a filo.
Stemperate il mascarpone con il 10% della panna prelevata dal totale
Con una spatola e molto delicatamente, unire ai tuorli la meringa, il mascarpone e la panna fino ad amalgamare tutto.


Per il biscotto savoiardo 
320 g di tuorli
100 g di zucchero
25 g di miele mille fiori
340 g di albume
200 g di zucchero
355 g di farina bianca

In una ciotola montare a schiuma i tuorli con le fruste elettriche, unendo la prima parte di zucchero e il miele. 
A parte montare gli albumi e lo zucchero rimasto a neve.
Amalgamare 1/3 di albumi montati ai tuorli, mescolando con una spatola dal basso verso l’alto.
Incorporare metà della farina setacciata, 1/3 di albumi, poi ancora l’altra metà di farina e subito dopo gli albumi rimanenti.
Spalmare la massa su una teglia ricoperta di carta forno e cuocere in forno a 210° per circa 15 minuti
Sfornare e lasciate raffreddare.



Per la bagna al caffé
300 g di caffè espresso
300 g di zucchero (io circa 100 g)

Unite il caffé allo zucchero, mescolate e lasciate raffreddare prima dell’uso.

Per decorare

Cacao amaro


Montaggio del dolce

In un anello in acciaio per torte inserite il primo disco di biscotto e bagnatelo per bene con la bagna al caffé
Create uno strato di crema tiramisù
Inserite secondo disco di biscotto e irrorate anche questo con la bagna al caffé
Coprite con uno strato di crema tiramisù
Mettete ora della crema all’interno di una sac a poche e decorate la superficie
Mettete il tiramisù a rassodare qualche ora in frigorifero
Prima di servire cospargete con cacao amaro

***
Bellissimi regali ricevuti…
e un inaspettato mazzo di fiori 
arrivato dritto dritto in ufficio ❤

Cronaca della chimica dei miei giorni

Una nuvola bianca si addensa davanti alle mie labbra. Chiudo le mani a conchetta e ci soffio dentro per scaldarle, prima di partire. E’ freddo e ho dormito troppo poco, ma mi sento felice. Stamattina il raccordo anulare mi sembra meno nemico. Roma ancora dorme. Mi lascia spazio, mi fa muovere libera senza ch’io debba scansare nessuno. Raggiungo Trastevere mentre intorno un silenzio surreale mi avvolge. Attraverso questi vicoli dove poche anime mi accompagnano: un barista che mette fuori le sue sedie, un tizio che consegna pane, un uomo che mi cammina dritto di fronte e che sta decidendo se sarà lui a spostarsi o se lo lascerà fare a me. Lo inganno e ripiego a sinistra prima che lui possa capirlo. Ripiego per entrare in un bar e prendere un caffé che mi svegli un pò. Quattro mura intorno che trasudano di anni 80, a partire dalle improbabili cartoline appese alle spalle del bancone, quelle con donne abbronzatissime e nudissime che mandano saluti da spiagge cristalline: saranno vecchie almeno di vent’anni. Sorrido mentre esco e il tipo mi richiama. “Mi scusi, sono suoi?“. Che sbadata, stavo lasciando i miei ferri da calza lì. 
Lui mi guarda come curioso: che ci fa una giovane donna con dei ferri da calza in mano a quest’ora del mattino? Forse vorrebbe chiedermelo, ma mentre lo ringrazio infilo le mie cuffie nelle orecchie e riprendo le vie di Trastevere. Forse se lo chiederà ancora per un pò, penso mentre sento i miei passi sbattere sul selciato. Il portone che mi aspetta è vicino, rallento il ritmo perché voglio godere ancora di questa immobile bellezza intorno. Il portone è altissimo e nero, e ormai mi è come familiare. 
Paola voleva addirittura lasciarmi le chiavi. Pazza. O forse no. 
Ci si trova così con le persone, quelle giuste. Ci si riconosce in mezzo a tanti, si annusano gli stessi odori
Ci vediamo per la terza volta in vita nostra, eppure è come se fosse sempre. Tre donne diversissime tra loro e di tre età differenti, che vivono due giorni gomito a gomito. La scusa è quella di fare i panettoni, di imparare insieme qualcosa di più, ma in realtà c’è tutta una chimica di cose che accade in questi due giorni intensi. 
Lilly mi offre un caffé, il mio secondo, e beve il suo vicino a una delle bellissime finestre di questo posto. C’è la luce ancora bluastra del mattino mentre la vedo che è concentrata e guarda giù. Intuisco che sta per dire qualcosa, lo vedo dalla piega che fa la sua fronte. 
Guarda” mi dice “guarda“. Faccio capolino con la testa.
Guarda cosa scaricano al ristorante e poi te lo fanno passare per fresco: sono tutti surgelati“.
Non mi meraviglio di quello che vedo, ma mi sorprende questa ragazza così attenta. Ci avevo fatto caso già ieri, quando dietro al bancone di metallo faceva la sua arringa contro alcuni tipi di ricette, “fatte per chi non ha desiderio di pensare, per chi esegue senza farsi domande“. E’ straniera Lilly, è una che lavora sodo senza fare mai una piega. Non è una blogger come me, non ha una scuola di cucina come Paola, è solo una ragazza estremamente appassionata e con un grande spirito di osservazione. E’ questa la prima cosa che amo di lei, oltre alla sua massa di capelli e alla sua faccia acqua e sapone. E che carattere! Una pura, una testarda. Paola la prende in giro “Meno male che è venuta via dal suo Paese, sarebbe altrimenti morta impiccata in qualche piazza” dice ridendo e facendo riferimento alla sua inclinazione a fare solo di testa sua. 
In due giorni che stiamo insieme, succedono mille cose. E vorrei stringerle tutte. C’è spazio per ridere e parlare, per inventare una focaccia, per impastare panettoni, panini integrali. Per fare due passi al mercato di Testaccio, per cantare canzoni con la radio accesa, tra una cassata siciliana e una zuppa inglese. Io e Paola balliamo sbattendoci i fianchi per allentare la stanchezza di stare in piedi da due giorni. Due sere tirate fino all’una, quando tocco il letto non dormo, svengo.

Non ci sarà più Natale, senza che io pensi a te

Nemmeno per me, Paola.
Nemmeno per me.

© Michela De Filio