Tag Archives: Family

Shortbread

Domenica pomeriggio. Una pioggia lieve. Ore da trascorrere in casa. Una nipotina con cui pasticciare. Voglia di qualcosa di dolce e scioglievole….

5.0 from 1 reviews
Shortbread
 
Autore:
Tipo di ricetta: Biscotti
Ingredienti
  • 350 g di farina 0
  • 210 g di burro
  • 140 g di zucchero
  • 2 cucchiai di latte
  • ½ cucchiaino di sale
Preparazione
  1. In una ciotola lavorate il burro con un cucchiaio fino a renderlo morbido.
  2. Aggiungete lo zucchero e amalgamate il tutto.
  3. Inserite ora la farina, il latte e il sale e lavorate su un piano da lavoro quel tanto che basta per ottenre un impasto omogeneo e compatto.
  4. Chiudete con pellicola e lasciate rassodare 1 ora in frigorifero.
  5. Riprendete l'impasto e stendetelo ccon un mattarello dando una forma rettangolare e lasciando un altezza di circa 1 cm abbondante.
  6. Con un contello ricavate i biscotti rettangolari e metteteli su una teglia ricoperta di carta forno.
  7. Praticate i tipici forellini cin una forchetta, quindi fate riposare in frigorifero 1 ora.
  8. Cuoceteli infine a 170°, sfornandoli non appena danno i primi accenni di doratura.
  9. Lasciate raffreddare completamente prima di mangiarli.
  10. Vanno conservati un una scatola di latta e si mantengono per circa 2 settimane.


My baby blues

Piedini copia

Quella carota abbandonata sul marmo di cucina. Doveva diventare parte di un ragù, quando ho dovuto mollare tutto per correre da te che piangevi. Un ragù che non ho mai preparato.

Tanta nebbia nella mia testa, immagini confuse e sovrapposte: il pronto soccorso, il tuoi occhi che mi guardano per la prima volta, quel macchinario a cui mi sorreggo per non morire, la tua testa piena di capelli, il collo del tuo Papà a cui mi aggrappo con le braccia quando l’onda del dolore risale la marea. Il corridoio asettico della sala parto, le braccia dell’ostetrica che tento di afferrare mentre imploro di essere aiutata, la tua manina che mi stringe, la mia testa zuppa di sudore. Attimi di coscienza/incoscienza, vado e vengo dalla realtà a seconda di come il dolore sale. Tu che fai la pipì sul fasciatoio, quella doccia rimandata e finalmente avuta, il letto sfatto, i tuoi biberon in giro. L’immagine delle mie braccia alzate nel vuoto, in cerca di aiuto. Io che penso “morirò“.

Immagini che si mescolano, e sovrappongono. Il prima e il dopo che lottano come guerrieri, non so fare cielo limpido nella mia testa. Piango. Gocce salate invadono le mie guance, spavalde, incuranti della mia timidezza a mostrare il dolore.

Sei un geroglifico messo nelle mie mani, non so decifrarti. Sei un linguaggio che non so, non conosco. Piangi tu, piango io. Di notte non dormi, non so cos’hai. Vorrei aiutarti ma non ne sono capace. Non ho il tuo libretto di istruzioni. Il corpo ancora pieno di dolori non mi aiuta a trovare lucidità. Dov’è la mia vita di prima? Dove sono finite le cose che amavo fare? Come si diventa madri?

Dipendi da me, ti abbandoni nelle mie braccia e sai già che ti terrò. Ti tengo. E mi fermo a scrutare i tuoi occhi, mente calmo mi osservi. Sembrano pozzi profondi, spazi sconfinati. Mi ci perdo dentro per un tempo che non so contare. Forse senti la mia paura, perché quando torno, la tua manina si muove verso di me. L’afferro. La stringo nella mia. Forse vorresti aiutarmi. Come mentre ti stavo regalando al mondo e tu spingevi insieme a me, non mi hai lasciata sola nel momento di fatica. Sei stato forte e bravo. Sei l’infinito che come Donna non potevo immaginare, prima di averti. Il senso profondo della vita, sensazione agrodolce come dice il tuo Papà.

Succede, grazie ai tuoi occhi, che improvvisamente il tuo geroglifico mi diventa familiare. Lo traduco, anche se a volte sgrammaticato. Mi ritrovo a parlare due lingue: la tua e la mia.

Allora forse è così che succede…che il tempo ci dona capacità di comprensione. Forse è questa la strada: camminare insieme, tenerci per mano. Piangere e ridere. Imparare a leggere di nuovo, come quando ero alle elementari. E insieme far vedere a te che so già farlo, che posso guidarti.

Adesso però fammi ammirare ancora i tuoi occhi profondi che cercano la luce fuori dalla finestra. Guardiamo ancora quest’alba insieme e questo nuovo giorno che nasce per noi.

L’alba del nostro primo mese.

Padre e figlio copia


Il pancotto di mia Nonna

clicca sulle immagini per ingrandirle

Quando penso al mio legame con la cucina, il mio pensiero non può non andare alla mia infanzia. Mia Mamma e mia Nonna mi hanno trasmesso l’amore per la cucina e per il cibo. Il cibo come mezzo per la convivialità, per la condivisione, come mezzo per mantenere saldo il legame con la propria terra.
 Già detto in questo post, che la mia famiglia ha origini contadine. Mia Nonna veniva dalla II guerra mondiale che l’aveva vista vivere di stenti. Non avevano nulla, a quei tempi. Negli anni in cui sono nata io, ho avuto la fortuna di averla in casa con la mia famiglia e benché io l’abbia persa presto, molti sono i ricordi che porto nel cuore e che hanno lei come protagonista. 
Quando mi si chiede quali siano i piatti per eccellenza, quelli della mia infanzia, quelli che mi riportano a casa, io non ho nessun dubbio. I piatti sono pochi e di uno di questi vi parlo oggi. 

Da sempre, nella mia famiglia, tutti gli inverni si fa almeno una volta il pancotto di mia Nonna. Un piatto estremamente semplice, composto di pochi poveri ingredienti. Mia Nonna lo preparava con le verdure che offriva l’orto, ma principalmente con i broccoletti. Era uno dei tanti metodi per recuperare il pane secco, anche questo rigorosamente fatto in casa. 

Questo è il metodo con cui lo faceva lei, che aveva origini campane. 

Testi e  Ricetta © Michela De Filio

Ingredienti:

800 g di broccoletti puliti
500 g di pane raffermo
1,5 lt di acqua (di cui metà acqua di cottura dei broccoletti)
2 spicchi di aglio
Olio extra vergine
Sale
Peperoncino

Procedimento:

Pulite e lavate la verdura. 
In un tegame ampio, scaldate un giro di olio e due spicchi di aglio. 
Aggiungete la verdura e copritela con l’acqua, quindi mettete il coperchio al tegame.
Lasciate cuocere per circa 25 minuti, quindi togliete l’aglio e aggiungete il pane raffermo fatto a pezzi. 
Fate stufare e girate spesso, fino a che il pane diventerà un tutt’uno con la verdura disfatta.
Servite caldo e, a piacere, impiattate con filo di olio extra vergine a crudo.


Orecchiette fatte a mano

clicca sulle immagini per ingrandirle
Quando l’ho conosciuto, e ho saputo delle sue origini pugliesi, una delle prime cose che gli ho chiesto è stata “Mi insegni a fare le orecchiette in modo serio?”. 
Mia nonna le faceva così” mi ha detto sognante, “con le dita. E le faceva piccole piccole. Poi ne faceva una sola, enorme, e la cuoceva in mezzo alle altre. A chi capitava nel piatto, si diceva che era fortunato“. 
Usanze. Modi di fare. Affetti che ci legano alla cucina, alle pietanze. Come mia Mamma che tutte le volte che ci porta in tavola una primizia dell’orto, ci fa esprimere un desiderio. Diventano riti, fanno parte di noi. 
Così un giorno io e lui ci siamo messi all’opera, e abbiamo realizzato queste orecchiette. Personalmente amo il ruvido sulla schiena dell’orecchietta e non a caso è la mia pasta preferita. Mangiata fresca non ha eguali. Avremmo voluto cucinarle con le cime di rapa, ma qui in Veneto non tutti i negozi le hanno. Abbiamo ripiegato su un broccolo e abbiamo cucinato tutto “alla sua maniera” (come dice lui): lessato i broccoli, aggiunte le orecchiette verso la fine, portate a galla e poi scolate con il broccolo stesso. Quindi abbiamo saltato tutto in padella con olio extra vergine, aglio e peperoncino. 
Non so voi, ma io impazzisco per la pasta con le verdure di qualsiasi tipo. E noi questo piatto ce lo siamo divorato con gran piacere. Semplice, eppure divino. 
Testi e Ricetta  © Michela De Filio 
Ingredienti per due persone
Per le orecchiette 
200 g di semola di grano duro 
Acqua qb 
Per il condimento 
1 piccolo broccolo 
Olio extra vergine 
Aglio 
Peperoncino 
Sale 
Procedimento:

Fate una fontana di farina, metteteci dentro poca acqua tiepida per volta ed iniziate ad impastare, regolandovi a occhio per la consistenza: l’impasto dovrà essere sodo ed elastico.
Impastate fino ad ottenere una sfera liscia, quindi arrotondate e lasciate riposare 30 minuti coperta da pellicola oppure sotto una ciotola capovolta. 
Sul piano da lavoro, fate dei cordoncini con l’impasto e tagliare dei piccoli quadratini (come piccoli gnocchetti). 
Ora formate le vostre orecchiette come da esempio in questo video
Pulite il broccolo, tagliatelo a piccoli ciuffi e incidete i gambi in 4. 
Lessatelo in acqua salata e quando sarà quasi pronto, gettateci dentro le orecchiette. 
Nel frattempo preparare una padella con una base di olio, peperoncino e aglio. 
Scolate il broccolo insieme alle orecchiette e saltate in padella, aggiustando di sale. 
Impiattate e servitele calde


Risotto ai funghi porcini, taleggio e salsiccia

Tic tac, tic tac, tic tac, scorrono le lancette che segnano il mio tempo che passa. Corre veloce, il tempo. Se ne va via, senza chiedere il permesso. Questa vita mi incatena a lei, ogni istante di più. E giorno per giorno mi rendo conto di quanto io la desideri, di quanto ferocemente io voglia trattenerla a me, stringerla, sbranarla, consumarla, amarla. 
Cosa è accaduto in questi mesi?
Di tutto. 
I giorni si sono fatti via via più complessi, il lavoro una palestra per la vita, indefinibile. Cento viaggi in giro per il nostro Paese, sfide da affrontare e paure da vincere. Una nuova casa che prima mi è estranea e che a poco a poco sento sempre più mia. La vita in una nuova città. La vita altrove
E in quell’altrove incontrare un giorno l’Amore. Che dapprima respingo, spaventata. Non c’è posto per l’amore in una vita come la mia. Il tempo di cercare le motivazioni per resistere, e sono già arresa. 
Ma la vita è o non è anche questo? Una meravigliosa giostra di imprevisti che si incastrano tra loro: illogici, immateriali, bellissimi. 
Sono una creatura mutevole e multiforme, rincorro la bellezza in tutte le mie giornate, vivo cercando di saziarmi, ma bramo la fame. Voglio sentire sempre quel languorino, che possa spingermi fuori, a catturare la vita a piene mani e poter dire domani d’aver vissuto i miei giorni annusandoli e palpandoli come il più meraviglioso dei regali. 
E non importa se per superare ogni giorno devo stringere i denti, ingoiare bocconi amari, accettare di poter sbagliare. Non importa se mi sento presto stanca, se devo fare quella cosa che non mi va giù. Non importa se ci vuole tanto coraggio. Perché per quanto una giornata storta possa essere lunga, la certezza è che finirà. E se sarò fortunata, troverò un sorriso ad aspettarmi, un piatto caldo, un abbraccio che mi circondi tutta intera. Occhi in cui tuffarmi. E perché….se qualcuno mi facesse la fatidica domanda: Michela ne è valsa la pena?, io risponderei…ne è valsa la pena! ne è valsa veramente la pena! 

C’è la neve nei miei ricordi, 
c’è sempre la neve
e mi diventa bianco il cervello 
se non la smetto di ricordare

Ho scelto questo risotto, per questo post, perché è stato il primo piatto che ho cucinato per lui e perché ho avuto la gioia di farlo assaggiare anche a lei
Ho usato i funghi porcini secchi comprati ad una bancarella un giorno che passeggiavo nella provincia di Treviso insieme a Lara. Beh…che buoni, ragazzi! 

Noi ce lo siamo pappato con grande goduria….quindi vediamo come si fa 🙂
Testi e Ricetta  © Michela De Filio 

Ingredienti per 4 persone:
300 g di riso vialone nano 
1 lt di brodo vegetale fatto con ortaggi freschi 
100 g di taleggio DOP 
60 g di funghi porcini secchi 
2 salsicce di tipo luganega
Mezza cipolla 
Una manciata di parmigiano reggiano grattugiato 
Olio extra vergine 
Sale 
Pepe 
Procedimento

Mettete i funghi secchi a bagno in acqua fredda per 10 minuti. 
Preparate il fondo di un tegame con mezza cipolla tritata e un filo di olio extra vergine.
Accendete il fuoco a fiamma bassa, e intanto strizzate i porcini. 
Mentre la cipolla sfrigola nel tegame, aggiungete la salsiccia fatta a pezzettini, e subito dopo i funghi. Mescolate con un cucchiaio di legno, quindi aggiungete il riso. 
Continuate a mescolare, finché il riso diventerà lucido. 
Iniziate a poco a poco ad aggiungere il brodo caldo, continuando a girare. 
Aggiungete brodo poco per volta fino a portare il riso quasi a cottura. 
Quando il riso sarà quasi cotto, aggiungete una spolverata di parmigiano e aggiungete il taleggio fatto a pezzetti. 
Mantecate e lasciate sciogliere il taleggio. 
Intanto aggiustate di sale e pepe. 
Spegnete e lasciate riposare cinque minuti, prima di servire.


Biscottini di frolla montata

E’ da Giugno che ho lasciato Roma, ma solo da una ventina di giorni ho preso casa qui in Veneto. La prima persona che ho avuto ospite è stata la mia Amica Eleonora, a cui ho potuto solo improvvisare un pranzo visto che venivo da una settimana infernale. Per fortuna che al dolce ha pensato lei! Infatti è entrata in casa con un dolcissimo vassoio ripieno di pasticcini fatti da lei. Me ne sono innamorata subito. 

E’ per questo che ho deciso di rifarli…ma ho aspettato di tornare un week end a casa a Roma e ho coinvolto la mia nipotina Marta, che sorridente e luminosa si è seduta sullo sgabello accanto a me e mi ha aiutata nell’impresa.
Amo pasticciare con lei. Mi fa impazzire che voglia assaggiare tutto, adoro le sue manine sporche di zucchero a velo. Questi biscotti erano così buoni….e sono certa che sia stata Marta a renderli ancora più speciali. 
La frolla è buonissima. Una frolla montata con un pò meno burro del solito, ma che da ugualmente un risultato morbido e scioglievole. La casa ha profumato di biscotti per due giorni interi!
Provateli…..perché sono deliziosi!

La ricetta l’ho presa da questa preparazione di Eleonora e sempre da lei ho preso idea per i decori.

  © Michela De Filio 
Ingredienti per circa 60 biscotti:
500 g di farina 00
300 g di burro
200 g di zucchero a velo
60 g di albumi
2 g di sale
1 bacca di vaniglia
Zeste di un limone bio
A piacere, per decorare
Confettura
Ciliegie candite
Granella di nocciole e di mandorle
Cioccolato fondente fuso
Procedimento:

Lavorate con la frusta il burro per un paio di minuti, rendendolo pomata
Inserite lo zucchero a velo setacciato e montate per 5 minuti fino ad avere una crema soffice e chiara
Aggiungete il sale, la vaniglia e le zeste di limone
Inserite un po’ alla volta gli albumi a temperatura ambiente
Continuate a lavorare con la frusta elettrica fino ad amalgamare tutto perfettamente.
Ora aggiungete a poco a poco la farina setacciata.
Inserite nella sac a poche una bocchetta dentellata e successivamente il composto 
Formate i biscotti su una placca coperta di carta forno, creando le forme che più vi piacciono e decorate, a piacere, con confettura e ciliegie candite.
Mettete a riposare in frigo almeno mezz’ora (riposo necessario affinché poi in cottura non perdano la forma)
Portate il forno a 170°, quindi infornate i biscotti avendo cura di sfornarli non appena iniziano a prendere colore (devono restare molto chiari). 
Potete completare alcuni biscotti con cioccolato fuso e granella di mandorle e pistacchi.
Spolverate di zucchero a velo.
Conservateli in una scatola di latta ben sigillati.


Fagottini radicchio, gorgonzola e noci

clicca sulle immagini per ingrandirle
Una domenica a casa con mia Mamma. Radicchio dell’orto da smaltire. Uova da rompere. Farina che vola. Gesti da condividere. E’ così che sono nati questi fagottini. A quattro mani io e lei. Realizzati, cotti, mangiati, tutti intorno ad una tavola rumorosa ed allegra.

Il trittico radicchio, gorgonzola e noci non ha bisogno di esser presentato.

Però oggi nelle mie fotografie vi presento un attrezzo a cui sono legatissima: è il ferro che usava mia Nonna per raschiare la tavola di legno dopo aver fatto la pasta fresca. Lo conservo come qualcuno conserverebbe un gioiello del re. E’ un ferro che lei ha toccato, manipolato centinaia di volte e lo riuso oggi in cerca di lei e per tenere con me, ancora un giorno in più, tutto ciò che lei mi ha trasmesso.

Grazie Nonna.


  © Michela De Filio

Ingredienti per 4 persone:

Per il ripieno

2 palle di radicchio
2 patate lesse
Gorgonzola
Parmigiano
Noci tritate
Noce moscata
Sale
Pepe

Per la pasta

4 uova
farina q.b.

Per la besciamella al radicchio

50 g di farina
50 g di burro
500 ml di latte circa
Sale
Noce moscata
Un pugno di radicchio scottato e frullato

Procedimento:

Il ripieno

Pulite il radicchio, sminuzzatelo e saltatelo in padella con poco olio, uno spicchio d’aglio e senza scolarlo perfettamente. 
Una volta appassito, mettetelo in una terrina, lasciandone un pugnetto da parte per la besciamella.
Nella terrina aggiungete le patate lesse, il gorgonzola, il parmigiano, la noce moscata, le noci tritate e aggiustate di sale e pepe
Schiacciate tutto con una forchetta e lasciate da parte.

La pasta

Fate una fontana di farina, rompeteci al centro le uova e piano piano impastate amalgamando farina, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. 
Tirate la pasta dello spessore che desiderate, quindi ricavatene quadrotti sul cui centro posizionerete una porzioncina di ripieno. 
Chiudete i vostri fagottini, come indicato nella foto sopra, sigillando bene i lati in modo che non si aprano in cottura. 

La besciamella al radicchio

Scaldate un pentolino di latte
Sciogliete il burro a fiamma dolce e aggiungeteci la farina, amalgamando bene con un cucchiaio di legno. 
Lasciate lievemente cuocere, girando sempre.
Unite a poco a poco il latte caldo continuando a mescolare e amalgamare bene. 
Aggiungete un pizzico di sale e un pò di noce moscata
Portate a bollore, continuando a girare, e lasciate cuocere fino a consistenza desiderata
Quando la besciamella è pronta, aggiungeteci la polpa frullata di radicchio e amalgamate bene

Il piatto

Create nel piatto un letto di besciamella, o se preferite, decorate con dei ciuffetti come nelle foto
Aggiungete i vostri fagottini sbollentati in acqua salata
Aggiungete un filo di olio extra vergine e spolverate con noci tritate


Buon compleanno, Marta

Sei nata in un freddo giorno di Dicembre. La notte prima non s’è potuto dormire, tanta era la fretta e la voglia di vederti. Ti ho vista per la prima volta attraverso quel vetro e qualche lacrima di felicità mi ha rigato il volto. Avevi un prato di capelli nerissimi in testa, eri piccola ed eri perfetta: eri tu.
Il tuo piccolo viso mi era così familiare: un insieme della storia della mia Famiglia. Inequivocabile. Eri come una mappa, in te erano nascosti percorsi. Cammini. La strada fatta per arrivare fino a te.
Il giorno che sei entrata per la prima volta in casa, eri un fagottino annidato in una coperta. Avevo paura anche a respirare, per timore di importunarti. E da allora nessuna cosa è stata come prima. 
Non ho dovuto imparare ad amarti, me l’hai insegnato tu come la più naturale delle cose. Hai portato con te profumo di buono, sorrisi in dono per tutti. Le prime parole, i primi passi, i primi dentini. E quella sera quando per la prima volta mi hai detto “Zia Michela!“, con quel piglio che t’appartiene e che tanto ti rende simile a me, ho capito che cos’è l’amore.
Non ci sono amori uguali ad altri e nel cuore di ognuno c’è posto per molto moltissimo amore, ma so dire con certezza che tu sei tra le persone che ho amato più perdutamente nella mia vita.
Che amo.
E che amerò.
Buon compleanno Marta.

© Michela De Filio


Panissimo e il pane di tutti i giorni a 4 mani


Questo post è dedicato 
alla mia Mamma e alla mia Nonna,
tutt’e due edera sul cuore mio

Qualche sera fa mio cugino mi ha scritto che con tutto questo parlare di pane, gli ho fatto ricordare mia Nonna, quando noi eravamo piccoli e lei faceva il pane nel forno a legna vicino al nostro casale in campagna. 
Mia Nonna e mia Mamma negli anni ’80 si alzavano in piena notte per impastare il pane. Mi ricordo la matra di legno dove veniva impastato, e mi ricordo l’atmosfera della sera prima che era diversa da quella delle “solite sere”. Il pane lievitava e di giorno era tutta una festa. Per noi bambini lo era. Il pane veniva messo nel forno a legna con la pala e se ne cuocevano svariate pagnotte, insieme a delle pizze e a delle focacce. Erano i tempi in cui tutto profumava di buono, le famiglie facevano rumore, noi bambini crescevamo liberi nelle campagne….come dice mio cugino, eravamo liberi di rientrare anche tardi e le chiavi erano ancora attaccate alla porta. Non c’erano ancora recinti ai nostri terreni. Era una vita diversa, una vita che non può tornare. Le Donne erano la vera forza della casa….oggi mi chiedo come facevano mia Mamma e mia Nonna a non apparire mai stanche…eppure non si fermavano mai. 
Io ero felice. 
Oggi quel forno non esiste più perché è stato smantellato. Abbiamo messo i recinti e insieme a loro anche delle involontarie barriere. Mia Nonna non c’è più, e mia Mamma mi appare più stanca ogni volta che la vedo, anche se non si ferma mai lo stesso. L’abbraccio stretta a me e mi ricordo ogni volta di tutte le cose che mi ha tramandato, lei insieme alla Nonna. Loro sono il mio patrimonio inestimabile, loro sono il mio focolare e la mia casa, anche se mia Nonna è mancata troppo presto nella mia vita.

Si amavano, mia Nonna e mia Mamma. Niente di strano, se non fosse che non erano madre e figlia, ma suocera e nuora.  

E’ grazie a loro se oggi ho un amore grande, fedele e tenace, che stringo a me gelosamente. L’amore per il Pane, che riempie i miei pensieri e i miei intenti, che mi ha portata a leggere e studiare molto, nonché a panificare come una forsennata da un anno a questa parte. 
Fare il pane non è un gesto fine a sé stesso, ma è il rimarcare la storia e i sentimenti che mi hanno avvicinata ad esso. Per questo ogni panificazione per me è un atto d’amore.

© Michela De Filio

Per tutte le ragioni, implicite ed esplicite, riportate qui sopra,  sono commossa e felice di ospitare l’edizione di Novembre di Panissimo, raccolta mensile che unisce panificatori di tutto il mondo, creato da Barbara di Bread & Companatico e Sandra di Indovina chi viene a cena? .
Per participare:

Scrivete un post su un prodotto da forno di qualsiasi tipo a condizione che sia fatto con del lievito commerciale (lievito di birra fresco o secco) o naturale (pasta madre o altro tipo di fermento) oppure, ma solo in caso di pani azzimi, senza lievito.
Aggiungete il link del post alla lista che trovate in fondo a questo annuncio. Importante: il modulo chiede l’url del post, il nome (titolo) del post e il vostro indirizzo email. Quest’ultimo non viene pubblicato. Potete aggiungere fino a quattro post, tutti pubblicati nel mese di Novembre.
Il post deve includere un link a questo post e anche ai blog delle creatrici dell’evento: Bread & Companatico (Barbara) e Indovina chi viene a cena? (Sandra).

Ulteriori dettagli potete trovarli in questo post.

Panissimo ora ha una pagina e un gruppo in Facebook.

Il tema del mese è facoltativo: 
Farine speciali e antiche

preparate il vostro prodotto da forno utilizzando delle farine speciali (come castagne, ceci, ecc.) e/o delle farine antiche (come spelt, kamut, enkir, ecc.) e/o delle farine alternative (come sorgo, riso, ecc.) per partecipare alla competizione amichevole connessa all’evento. L’azienda Mulino Marino, un mulino a conduzione familiare piemontese, offre delle farine bio di sua produzione come premio per due fortunati partecipanti al tema “farine speciali e antiche” che continua fino alla fine di Novembre. (Ripeto, questa parte è facoltativa.)
Infine, Panissimo è gemellato con un event polacco grazie alla collaborazione con Wisla e la suavetrina di pani. Fatele una visita e, se volete, mandatele il vostro post.
Pubblicherò il riepilogo dell’evento all’inizio di Dicembre.
Per qualsiasi informazione potete scrivere a me (defilio.michela@gmail.com) oppure alle organizzatrici dell’evento ( panissimoblog@gmail.com ). Se incontrate problemi nell’aggiungere il vostro link alla lista, lasciatemi un commento a questo post oppure scrivetemi via mail. 

For all this reasons, implicit and explicit, show above, i’m moved and happy to host the November edition of Panissimo, the monthly bread-baking event that is the brainchild of Barbara of Bread & Companatico and Sandra of Indovina chi viene a cena? 
To participate: 

Write a post on a baked good of any type, provided it is based on yeast, commercial (fresh or instant yeast) or natural (sourdough or other ferment), or only in the case of flatbreads or other special unleavened breads, even without yeast. 
Link to the post at the bottom of this announcement. Important: the form asks you for the URL of the post, the name (title) of the post and your email. The latter won’t be published, but it’s there for me to contact you, if necessary. You can link to up to four posts published within the month of November. 
In your post, include a link to this announcement and also to the blogs of the event’s creators: Bread & Companatico (Barbara) and Indovina chi viene a cena? (Sandra). 

Additional details are in this post
Panissimo now has its own page and group on Facebook

The theme of the month is optional:
Special and Ancient Flours 
Bake your baked good using some special flour (like chestnut, chickpea, etc.) and/or some ancient flour (like einkorn, spelt, etc.) and/or some alternative flour (like sorghum, rice, etc.) and you will participate in the friendly competion attached to the event. Mulino Marino, an Italian family-owned mill, has kindly agreed to offer a sample of their organic flours to reward two lucky bread bakers partecipating in the theme of “special and ancient flours” that will be ongoing until the end of  November. (Again, this is optional.) 
Finally, Panissimo has a twin Polish group, thanks to the collaboration with Wisla and her bread showcase (I recommend you stop by and send your bread(s) there too).

I will publish a roundup of the contributions in early November.

If you have any question, you can contact me (defilio.michela@gmail.com) or the event’s organizers (panissimoblog@gmail.com). If you encounter problems while adding your link to the list, leave me a comment on this post or write to me. 

Per celebrare questa occasione speciale mi sembrava carino presentarvi quello che mia Mamma prepara tutte le settimane e che comunemente chiamiamo in casa “il pane di tutti i giorni”. Questo che vedete lo abbiamo fatto a 4 mani io e lei.
E’ il pane che fa lei ogni settimana, di quelli che si fanno a occhi chiusi, un pò a memoria.
E’ un pane squisito spezzato sempre leggermente con una farina speciale, in questo caso parliamo di farina di orzo. Un pane che viene impastato la sera intorno alle 22, con 1 solo cucchiaio di lievito madre su 1.3 kg di farina, e poi formato al mattino, quindi cotto.
Crosta croccante, colore ambrato, digeribile, buono.

E’ il pane che tutti i giorni è sulla tavola a casa dei miei genitori.

Ingredienti
1 kg di farina 00 
300 gr farina di orzo 
1 litro di acqua 
1 cucchiaio di lievito madre 
26 gr di sale 
1 cucchiaino di malto (facoltativo)
2 cucchiai di olio extra vergine
Procedimento:

La sera intorno alle 22 sciogliete il lievito madre in una parte di acqua. 
Aggiungete la farina, il malto e l’acqua.
Azionate la planetaria alla minima velocità per idratare bene tutta la farina, per circa 7/8 minuti.
Aggiungete l’olio a filo e aumentate un pochino la velocità fino ad incordare. 
Aggiungete il sale e lasciate assorbire, quindi rovesciate l’impasto su un piano infarinato.
Arrotondate l’impasto e mettetelo a lievitare in una ciotola capiente, chiudendo con pellicola (bene se usate direttamente la ciotola della planetaria pulita, perché è alta e stretta e migliora la spinta del lievito verso l’alto).
Lasciate lievitare tutta la notte. 
Al mattino preparate tre stampi tipo plum cake o pane in cassetta, con dentro ognuno un panno di cotone bianco.
Formate 3 filoncini e poneteli ognuno dentro uno stampo
Prendete i lembi dei panni di cotone e richiudeteli a fazzoletto sopra il pane. 
Coprite ulteriormente con altro panno di cotone e lasciate raddoppiare. 
Scaldate il forno a 220°, e quando arriva a temperatura, con molta delicatezza rovesciate i tre filoni su una placca da forno e infornate subito. 
Portate a cottura e poi fate freddare su una gratella

Nota bene: il pane è molto idratato e tenderà ad espandersi una volta messo sulla placca forno. Mia madre rimedia a questo con un metodo casalingo: mette tra un pane e l’altro un separé fatto con cartone avvolto da carta forno.


Primavera non bussa…

clicca sulle immagini per ingrandirle

“…primavera non bussa lei entra sicura come il fumo lei penetra in ogni fessura, ha le labbra di carne, i capelli di grano, che paura, che voglia che ti prenda per mano..”                                      F. De André

Ieri sono uscita con mia Mamma nella campagna intorno casa dei miei. Io cercavo il profumo dell’erba e qualche foto senza pretese. Lei cercava il favino. Con la scusa, abbiamo raccolto un bouquet variopinto e profumato. In mattinata ha resistito un sole caldo, ci siamo fatte largo in una stesa di erba molto alta e ci siamo avventurate tra fiori e piante a me sconosciute, almeno nei nomi. Piante e fiori che mi ricordano la mia infanzia, ma di cui ignoravo il nome. Mia Mamma, nemmeno a dirlo, le conosceva tutte. Ma stavolta ho preso appunti e vi offro qualche piccolo scatto. Con l’occasione ho scattato anche qualche foto nel giardino di casa, ne ho scelti un paio che riporto in fondo. 
il fiore della pianta di piselli selvatici
borragine con piccola ape
Malva
Cardone
Favino
Rientrando a casa, qualche scatto anche nel terreno dei miei…
Albero di acacia
Bocca di leone
…ed infine..
nascono i miei amati carciofi