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Tarallini al pepe e burro di arachidi

Quanti modi di fare e rifare con il lievito madre. Oggi l’occasione è quella di presentarvi uno stuzzichino, che può andar bene per uno spuntino, una merenda. Un tarallino diverso dal solito, ma sempre fatto in casa e quindi genuino.

Anche per le merende dei vostri ragazzi, sono facilissimi da fare e si conservano bene in una scatola di latta (ammesso che arrivino alla conservazione!). L’impasto si può fare a mano, come ho fatto io. E’ facile da manipolare ed è divertente coinvolgere anche i bambini nella realizzazione di questi mini spuntini.

Il burro di arachidi puro donerà un magnifico profumo all’impasto anche da crudo 🙂

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Tarallini al pepe e burro di arachidi
 
Autore:
Tipo di ricetta: Stuzzichini - Impasto a mano
Resa: 120 tarallini
Ingredienti
  • 250 g di farina di tipo 1 macinata a pietra
  • 100 g di acqua
  • 60 g di pasta madre
  • 60 g di burro di arachidi puro
  • 50 g di vino bianco
  • 8 g di mix di pepe (sichuan, nero, rosa)
  • 4 g di sale
Preparazione
  1. Fate una fontana con la farina. Al centro spezzettate la pasta madre e inserite l'acqua ed il vino.
  2. Con una spatola, iniziate a sciogliere il lievito nel liquido.
  3. Aggiungete il burro di arachidi, il sale e il pepe.
  4. Impastate a mano fino ad ottenere un composto compatto e omogeneo.
  5. Formate una sfera e ponete in un recipiente coperto di pellicola, fino al suo raddoppio.
  6. A raddoppio avvenuto, foderate una teglia con carta forno.
  7. Fate dei cordoncini sottili con l'impasto e tagliateli a pezzetti.
  8. Con ogni pezzetto realizzate un tarallino e disponete il tutto sulla teglia.
  9. Mentre preparate i tarallini, portate il forno a 170°.
  10. Infornate e cuocete fino a doratura.
  11. A questo punto abbassate la temperatura a 50° e lasciate asciugare i tarallini.
  12. Prima di mangiarli fateli raffreddare completamente.


Rustici di pasta sfoglia home made

Vi ricordate della mia pasta sfoglia? Uno dei tanti modi in cui l’ho utilizzata è stato questo: i rustici. 

Quelle che vi presento in questo post sono delle idee su come realizzarli. Sono solo degli spunti, perché poi potrete dare libero sfogo alla vostra fantasia, anche per i ripieni. 
Basta giocare con le forme e con quello che avete nel frigorifero 🙂

© Michela De Filio
Per i fagottini: 

ricavate un rettangolo e farcitene metà con prosciutto cotto e dadini di formaggio
L’altra metà della sfoglia tagliatela a striscette.
Portate le striscette sulla parte con ripieno e pigiate per chiudere le estremità.

Per le pizzette:

Ricavate dei dischetti di pasta sfoglia con l’aiuto di un coppa pasta.
Con un cucchiaio, adagiate sulla superficie la salsa di pomodoro, quindi spolverate di sale e origano

Per i torcetti:

Ricavate un rettangolo con la pasta sfoglia. 
Ricoprite la con prosciutto cotto (o altro salume a piacimento).
Ora coprite la parte farcita con la metà lasciata vuota.
Con un coltello o con un tarocco, ricavate delle strisce.
Prendendo la striscia con le mani, dalle due estremità, torcete in modo da ottenere un effetto elicoidale.

Per le pizzette quadrate:

Ricavate dei quadrati di pasta sfoglia con l’aiuto di un coppa pasta. 
Disponete sulla superficie una piccola fettina di formaggio brie e due fettine di pomodorino. 
Completate con il filo di olio, sale e origano. 

Cuocete i vostri rustici in forno caldo a 200° fino a doratura. 


Tigelle con lievito madre

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Avevo davvero da troppo tempo voglia di rifarle. E rifarle però con lievito madre. Le tigelle modenesi sono uno dei lievitati che preferisco: piccole, gustose, pratiche da mangiare. Si prestano per essere farcite in tanti modi e secondo i propri gusti. 

Ho aspettato troppo a lungo per farle, per mancanza di tempo, ma il testo mi chiamava ogni volta che aprivo lo sportello dove era riposto. 


E allora…eccole qui. Finalmente. 

Testi e Ricetta  © Michela De Filio 


Ingredienti per 36 tigelle:

300 g di farina setaccio
200 g di farina di tipo 1 macinata a pietra
270 g di acqua
60 g di pasta madre
20 g di olio
5 g di sale
3 g di zucchero

Procedimento:

Sciogliete il lievito madre nell’acqua, all’interno della planetaria. 
Aggiungete la farina e azionate alla minima velocità.
Intanto aggiungete anche l’acqua,in cui avrete sciolto lo zucchero, un pò per volta. 
Lasciate lavorare per circa 5 minuti. 
Fermate la planetaria e rovesciate l’impasto con una spatola. 
Lasciate lavorare ancora qualche minuto, quindi aggiungete l’olio poco per volta, fino a farlo assorbire tutto. 
Infine, aggiungete il sale. 
Rovesciate l’impasto su un piano da lavoro, arrotondatelo e mettetelo in un recipiente a lievitare sigillato con pellicola, fino al raddoppio. 
A raddoppio avvenuto, stendete l’impasto su un piano da lavoro con il mattarello. 
Ricavatene tanti cerchi uguali con un bicchiere. 
Coprite i dischi e lasciateli riposare circa 1 ora
Scaldate il testo per la cottura, ungendo gli alloggiamenti con del burro.
Cuocete le tigelle un paio di minuti per lato. 


Mini bigné con crema chantilly al caffé

Da piccola ho sempre guardato le mini paste della pasticceria con grande ammirazione. Mi piacevano quelle piccole meraviglie, così perfette. Pronte per esser mangiate in un boccone. 

Per iniziare la sfida con la mini pasticceria, ho scelto dei mini bigné.

Ve la ricordate, no? La pate a choux che vi avevo mostrato in questo post

Quei piccoli bigné meritavano di essere farciti a dovere. E la mia scelta è ricaduta sua una crema chantilly al caffé. Perché volevo un ripieno che fosse leggero. 

Vi mostro come ho fatto 🙂

  © Michela De Filio 

Per i mini bigné

Seguite questo procedimento

Per la crema chantilly al caffé

500 g di crema pasticcera
250 g di panna fresca montata
80 di caffè forte
2 g di agar agar
1 cucchiaino di caffè solubile

Sciogliete il caffè solubile negli 80 g di caffè forte.
Con una frusta agitate la crema pasticcera e aggiungete il caffè e l’agar agar.
Mescolate bene.
Ora con una spatola aggiungete la panna montata, mescolando dal basso verso l’alto fino ad ottenere un composto omogeneo. 
Coprite con pellicola e lasciare riposare in frigorifero 1 ora.
Eseguite dei piccoli fori alla base di ogni bigné, con la punta di un coltello.
Riempite una sac a poche con la crema, usando un beccuccio a sfera liscio e di grandezza adatta ai vostri bigné. 
Riempite i bigné dalla base e disponeteli su un vassoio. 

Per la glassa al caffé

Zucchero a velo
Caffè forte

In una ciotolina mettete due/tre cucchiai di zucchero a velo. 
Aggiungete poche gocce di caffè per volta, mescolando con un cucchiaino.
Regolatevi affinché la vostra glassa sia liscia e densa come nella foto.
Con l’aiuto di un cucchiaino decorate la cima dei vostri bigné con la glassa, quindi lasciateli riposare in frigorifero fino al momento di servirli.


Pate a choux

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Il desiderio di farli era forte. Soprattutto dopo aver visto le meravigliose Eclairs di Luisa. Parlandone con lei, mi era venuto in mente di quanto fossero belli quei piccoli bigné che si vedono nelle pasticcerie…tanti modi di dare forma alla pate a choux. 

Ho seguito la ricetta presente nell’enciclopedia culinaria di mia Mamma. 

Ottimo risultato: i bignè risultano asciutti e vuoti all’interno, pronti per essere farciti in mille modi. 

Seguite passo passo le indicazioni ed otterrete dei bigné degni di questo nome 🙂

  © Michela De Filio 

Ingredienti [per circa 50 mini bigné]:

300 g di acqua 
175 g di farina 00
60 g di burro
5 uova medie 
1 pizzico di sale

Procedimento:

In un pentolino mettete a bollire acqua, sale, burro.
Appena raggiunge il bollore, togliete dal fuoco e aggiungete tutta insieme la farina. 
Con un cucchiaio di legno amalgamate il tutto (si formerà una massa dura e compatta).
Rimettete sul fuoco e continuate a girare energicamente fino a sentire lo sfrigolio sul fondo.
Spegnete e lasciare raffreddare.
Ora aggiungete al composto un uovo per volta, aggiungendo il successivo solo quando il precedente è perfettamente assorbito. 
Io ho amalgamato il tutto con le mani, ma potete usare anche la planetaria. 
Preparate una teglia imburrata e contestualmente accendete il forno statico a 220°.
Riempite una sac a poche con il composto, usando un beccuccio a sfera liscio. 
Con la sac a poche, preparate i vostri bigné della grandezza desiderata, distanziandoli un pochino gli uni dagli altri e con la punta del dito abbassate il tipico ciuffo che si crea.
Infornate e lasciate cuocere per circa 20 minuti, o comunque fino a doratura.
Sfornate e lasciate raffreddare. 
Potete conservarli in un sacchetto di carta del pane.


Fish & Chips

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Ci sono viaggi – come certe altre situazioni – in cui tutto va bene. Tutto si incastra perfettamente, le cose sono  consequenziali e si legano in modo fluido tra loro. Devo dire che questo è il profilo di molti miei viaggi, nonostante quelli degli ultimi anni siano stati viaggi complessi. Anche quando sono stati complessi, posso dire che tutto è filato liscio. Non è andata così con Londra. L’ho sentito dentro di me dal primo giorno, che non sarebbe stato un viaggio soltanto difficile, ma storto. E la mia sensibilità non mi ha tradita. Tutto ci è andato storto. O quasi tutto. 
Dalla pioggia che ci è caduta addosso per due giorni e che mi faceva tornare in albergo con i jeans zuppi fino al ginocchio, alla chiusura di due linee della metropolitana, per poi passare alla chiusura al pubblico di Westminster Abbey nel giorno in cui avevamo programmato di vederla noi, il freddo nelle ossa, una città sì molto bella, ma che ci è apparsa grigia come il nostro umore. L’impossibilità di fotografare. Non ho mai fatto un viaggio con così poche fotografie. 
Ma il massimo l’abbiamo raggiunto al ritorno. Partiamo da Londra per l’aeroporto di Gatwick che nevica e siamo sotto lo zero, un freddo che ci taglia la faccia e tutti i pensieri. A 10 minuti dall’aeroporto, il treno si ferma per un guasto in mezzo al nulla e così restiamo per un’ora e mezza, congelati dal freddo e in preda al panico per paura di perdere l’aereo. Più che una paura, una certezza, dal momento che arriviamo in aeroporto 4 minuti prima del volo, impanicati e smarriti, e il tipo ai controlli pensa bene di bloccare una delle nostre valige. Per niente, per un niente. Dice che deve ripassare sotto i rulli la sacca con i liquidi. inutile spiegargli che il nostro volo sta partendo…come ragionare con un mulo. La facciamo buttare, recuperiamo le nostre cose e Matteo dimentica la sua cinta. Ce ne accorgiamo troppo tardi……siamo costretti a correre fino al gate. Ma quando arriva? la strada sembra interminabile, stringo la valigia, mi pesa, stringo il piumino, un libro tra le mani, non c’è stato tempo di risistemarci. Corriamo, non sento più le gambe, abbiamo paura di affrontare la perdita del volo, vogliamo solo tornarcene a casa. Mentre corriamo vediamo quel numero, il gate 15 ci appare come un miraggio. Una ciurma di ragazzi corre insieme a noi, ci supera, uno coi capelli rasta lunghissimi si sbraccia e urla da lontano a quelli del gate, come a dire “ci siamo pure noi, aspettateci“.
Quando arrivo in prossimità e vedo che le hostess controllano ancora i documenti, lancio un sospiro e mi fermo a riprendere fiato. C’è confusione, mi vogliono imbarcare la valigia, poi il tipo mi perde di vista e io me la filo. Riusciamo a tornare a casa ancora con qualche problema, in particolare i miei forti disturbi alle orecchie (pensavo me le sarei giocate).

Non è stato il viaggio perfetto e Londra, seppur bella, non è la città dei miei sogni. Però, passato il trauma del momento, guardo alle cose belle. E diciamo che le cose che salvo e che porterò nel mio cuore per sempre sono due, su tutte.

La prima è il concerto più bello che ho visto in tutta la mia vita. Ve ne avevo parlato qui, di quanto attendevo questo evento dei Sigur Ròs alla Brixton Academy. Non li avevo mai visti dal vivo. Matteo me lo diceva, con fare di chi la sa lunga, vedrai vedrai. Io non mi aspettavo nulla, volevo solo vederli. Non eravamo in una buona posizione visiva e per giunta non mi hanno fatto entrare con la reflex (peccato!), ma quello a cui ho assistito mi ha devastata. E’ stata una delle emozioni più forti della mia vita, la bellezza di quando l’arte incontra l’uomo. Non sapevo più dov’ero e chi ero, Londra non era nulla per me, non eravamo più lì. Ero trasportata in una dimensione nuova, a me sconosciuta. Ero diventata una cosa sola con la musica e con le immagini: i controluce delle violiniste, le immagini che scorrevano su un grande schermo alle loro spalle, il cantante che suonava come se stesse facendo l’amore con gli strumenti, le luci studiate e accurate…tutto ha contribuito ad alimentare le mie emozioni, a farmi avere la certezza che questi ragazzi volessero non solo darci buona musica, ma farci bere la loro arte, e anche oggi a distanza di giorni, mentre ne scrivo ho brividi in ogni punto del corpo. E’ stata una scarica emotiva e adrenalinica infinita, immensa, spettacolare. Li ho amati, li ho adorati.
Quando il concerto è finito eravamo tutti in piedi ad applaudire, non finiva ancora l’emozione, era troppo grande. Il botta e risposta tra me e Matteo è stato questo:
Prenota subito pure i concerti di Ferrara e di Roma – ho detto categorica.
Te l’avevo detto! – mi ha risposto tutto tronfio 😀

E poi c’è la seconda cosa che salvo: le risate a crepapelle che ci siamo fatti io e Matteo nonostante tutto. La nostra capacità di riprenderci dai primi due giorni di sconforto, la nostra capacità di ridere dei disastri. Abbiamo riso, riso a crepapelle. Riso in mezzo alla strada, con le lacrime agli occhi e il vento gelido che ci tagliava ma non ci scoraggiava. Le abbiamo sparate a ripetizione, senza sosta, in barba alla nostra sfortuna. Mi sentivo stanca per il tanto ridere, ma più lo ero e più ridevo ancora…siamo stati capaci di ridere sul treno bloccato, mentre mangiavamo, mentre bevevamo. Siamo stati capaci di ridere a star male per una cupcake troppo zuccherata, davanti a un monumento chiuso, per la mia valigia esuberante (ma come t’è uscita Matté? :D). Non so quante cazzate abbiamo sparato, quante ne abbiamo dette, senza pudori e senza freni, ma so che quelle risate sono la cosa più preziosa di questo viaggio, che mi fanno ancora ridere di gusto mentre da sola scrivo questo post e ascolto la nostra musica, nella calma surreale della mia stanza, intanto che fuori piove ancora.

Con questa canzone ho conosciuto i Sigur Ròs 
“Vaka, untitled #1”
…dal vivo è intensa e sublime…

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Fish & Chips è uno street food originale dell’Inghilterra. Quello che abbiamo mangiato noi faceva schifo – tanto per aggiungere una nota storta 😀
Meglio quelli che mi sono rifatta da sola oggi. Ho fatto un mix di ricette prese dal web, a naso mio, e senza dosi. Risultato ottimo. Almeno questi sapevano di pesce!
Lo sapete che non amo friggere…io non friggo mai, a meno che non sia necessario. Non solo per la puzza e per la salute, ma proprio per un fatto di gusto. I fritti non mi attraggono. Ma questi vanno fritti per forza…io una prova l’ho fatta, però le cose in pastella non vanno bene con questo tipo di cottura. 

Ingredienti per due:

2 filetti di merluzzo
Farina 0
Farina di grano duro o fioretto
Sale
1 cucchiaio di olio extra vergine
Birra
2 o 3 patate

Olio di semi per friggere

Procedimento:

                                                    da qui si parte

In pescheria fatevi dare dei filetti di merluzzo belli alti
Lavateli e tagliateli a striscioline. Asciugateli bene.
Pulite due patate, fatele a bastoncini e lasciatele in acqua e sale
In un piatto unite uguale quantità di farina bianca e farina di grano duro
Aggiungete un pizzico di sale e un pò di birra, girando con la forchetta.
La pastella dovrà essere molto densa, regolatevi a occhio
Ora mettete l’olio per friggere in padella e fate andare a temperatura (l’olio sarà pronto quando appoggiando un goccio di pastella, inizierà subito a sfrigolare
Intanto passate il pesce nella pastella e quindi friggetelo riponendolo su carta assorbente.
Asciugate le patatine e friggetele nello stesso olio 
Impiattate tutto insieme e il gioco è fatto 😉

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Per chi vuole stare ancora un pò, vi offro un piccolo racconto per immagini 

Questa l’ho scattata per la mia amica Elle…lei sa :’)
Nuove prospettive, St. Paul Cathedral
Senza titolo – parla da sola
bellezze sfrontate al maestoso British Museum
Brixton Academy la sera del concerto
Altre prospettive sulle rive del Tamigi

La fortuna sfacciata di poter vedere la mostra di Lichtenstein 
alla Tate Modern Gallery
L’emozione che possono dare immagini mute, 
alla Tate Modern Gallery
L’emozione fatta immagini e musica.
La magia di una serata eterna.
(Questo è per voi, Sandra e Tamara:
voi due siete come quei fili di grano che si 
muovono sullo schermo a metà video!)
-Perdonatemi se l’audio è osceno-

come sa essere silenziosa la neve

– The end – 

Chicken McNuggets Home made

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E’ stato il mio compleanno lo scorso giovedì e ho passato una bella giornata. Per prima cosa mi sono presa un giorno di ferie e per seconda cosa l’ho fatto prendere alla mia Chiara 😀
Svegliata da una dolce pioggia, perché anche la pioggia non mi da più fastidio quando mi sento bene. Risveglio dolce, quindi, e lento. Senza fretta, senza ansie. La colazione seduta. Non c’è niente che amo come sapere di avere tempo a disposizione. Per fare ciò che voglio. Questo è il regalo che mi sono fatta da sola ed è il più bello che potessi concedermi.
Chiara mi ha portato in casa il profumo della pioggia e il suo sorriso che è il mio rifugio. Caffé, due chiacchiere, e poi …che cos’è quel paccone? Diomio, cosa ci sarà dentro? Ma devo scartarlo subito? Che domande. Tre secondi e strappo tutta la carta, perché non so aspettare. Che sorpresa incredibile…la gelatieraaaaaa!!! La volevo, l’avrei comprata a breve…e invece lei mi ha battuto sul tempo. Ma io tutto mi sarei aspettata meno che quella. 
Quest’anno le persone importanti della mia vita mi hanno fatto regali meravigliosi. Devo dire che ogni anno si superano. Quest’anno sapendo tutti della mia passione per la cucina e per questo blog, ogni idea è stata convogliata sul tema e c’è stato un giro di e-mail tra loro per organizzare i regali. Ve lo devo dire quanto fremevo? Sapevo che si scrivevano, ma non c’è stato verso di avere indizi. E una di queste pestifere era la mia dolce Valentina, amica e sorella e solo dopo è mia collega. A un metro da me, in ufficio, la sentivo ridere sotto i baffi per i loro segreti (ma tanto me la pagherà :D)

La mattinata io e Chiara l’abbiamo spesa da Eataly, gironzolando tra uno scaffale e l’altro, ma il mio carrellino era pieno di farine e camminando la mia mente era già altrove, sognando tutte le cose avrei potuto farci. Ero già lontana da lì. Ci siamo accorte poi dalle vetrate che era tornato il sole e infatti arrivate all’uscita abbiamo constatato che quel povero cristo di cassiere era costretto a lavorare con gli occhiali da sole perché ce l’aveva dritto puntato in faccia. Una risata me la sono fatta, e anche lui, che m’ha capita.
Tutta arzilla con le mie preziose farine, ho passato parte del pomeriggio ai fornelli, in attesa della cenetta con Chiara e Vale. Un cena allegra e affettuosa, dove sono stata affettuosamente presa in giro per la mia pignoleria in cucina. Cenetta in stile fast food, dove ho proposto questi panini con annessi cartocci di patatine, e ho voluto fare anche queste crocchettine di pollo che sono deliziose e super veloci da fare. La panatura l’ho fatta con pangrattato fatto in casa piuttosto grossolano e corn flakes sbriciolati: una croccantezza e un aroma unici! La ricetta l’ho presa da Martina (grazie Marty!!!!).
Io ho preferito cuocerle in forno, e devo dire sono ottime.

Ingredienti:

1 petto di pollo intero, disossato
2 uova
Pangrattato
Corn flakes
Sale
Olio extra vergine (se fate in forno)
Olio di arachidi (se friggete)

Procedimento:

Tagliate a cubetti il pollo
Preparate due ciotole: in una sbattete le uova con un pò di sale. Nell’altra unite pan grattato e corn flakes stritolati grossolanamente tra le mani
Passate i cubetti di pollo prima nell’uovo e poi nel composto di pan grattato
Mettete i cubetti in una teglia anti aderente, irrorate con un filo di olio e mettete in forno fino a completa doratura. 


Salatini ungheresi per Natale…e auguri Marta!

Quest’anno non ho sentito il natale. A dire il vero, l’ho sentito sempre meno negli ultimi anni, ma non per partito preso. Nella frenesia collettiva del fare tutto ad ogni costo, il natale ha perso il suo sapore. Poi mettiamoci pure che diventare più vecchia grande, fa passare tante cose. E poi mettiamoci che è stato un anno da dimenticare. Questo insieme di cose mi ha fatta arrivare a Natale senza sentirlo nel cuore (che poi è la cosa più importante). Però adesso questo periodo per me ha un altro profumo, ed è il profumo della mia nipotina che oggi compie due anni. Una parentesi di Donna, un concentrato d’amore e tenerezza, la mia casa è ovunque sia lei, pronta ad accogliermi con quella frangetta scugnizza, le manine acchiappa baci, il suo sorriso spacca cuore. Oggi sono certa di averla aspettata. Avere atteso sempre quella dolce meraviglia che quando non ci sono mi cerca col suo “E zia tia Michela?” e che a distanza, al telefono, mi fa ululare parole d’amore senza senso, che me la fa mancare quando non la vedo, che mi fa desiderare di stringerla, averla vicino, annusando il suo profumo che sa di buono, della sua innocenza incontaminata.

Buon Compleanno Amore mio!

Ingredienti:

225 gr di farina
150 gr di burro
100 gr di mandorle pelate e tritate finissime
50 gr di parmigiano
25 gr emmental grattugiato
1 uovo + 1 tuorlo
1 pizzico di cannella
1 cucchiaino di semi di papavero
1 cucchiaino di semi di sesamo
1 cucchiaino di paprika
Sale

Procedimento:

In una ciotola ho unito la farina, il burro morbido, le mandorle tritate, il parmigiano, 1 uovo, il sale e la cannella
Ho impastato a mano, fino ad ottenere un impasto omogeneo e ben amalgamato. 
Ho diviso l’impasto in due parti e in una parte ho aggiunto la paprika, amalgamando ancora fino ad incorporarla bene
Ho avvolto i due impasti nella pellicola e ho lasciato riposare in frigo per 1 ora.
Ho steso i due impasti su un piano da lavoro con il mattarello.
Ho ricavato i salatini con i taglia biscotti e li ho sistemati sulla placca coperta di carta forno
Ho spennellato i salatini con 1 tuorlo sbattuto insieme a due cucchiai di acqua
Sui salatini con la paprica ho spolverato l’emmental grattugiato
Sugli altri salatini ho spolverato i semi
Ho cotto in forno a 180° per circa 15 minuti


Gratin di mozzarella e pomodorini

La cena di ieri sera è andata benone…anche se ci è toccato mangiare nella mia microscopica cucina e anche se per fare i piatti mi sono appoggiata perfino sul forno (che chiamarlo forno poi fa ridere, considerando che è una scatoletta), siamo state bene. Sono stata quasi soddisfatta delle pietanze, sono stata in ottima compagnia….e quando ci sono buon cibo e buona compagnia, si sta bene dappertutto. 
Stasera vi mostro un altro dei finger food che ho preparato ieri, preso da un’idea di cucina No Problem.
Buona serata a tutti!

Ingredienti:

12 fette di pancarré
1/2 litro di latte
1 tuorlo
20 gr di burro (che io ho dimenticato di mettere)
500 gr di mozzarella
500 gr di pomodorini ciliegini
1 ciuffo di basilico
1 spicchio di aglio
40 gr di parmigiano
30 gr di pangrattato
1 pizzico di zucchero
Olio, sale, pepe


Procedimento:

Ho lavato i pomodorini e li ho tagliati a metà. In una padella ho messo un giro di olio, uno spicchio di aglio e ho lasciato dorare. Ho tolto l’aglio e ho aggiunto i pomodorini con un pizzico di zucchero. Ho salato e lasciato andare per circa 5 minuti.

Intanto sovrapponendo le fette di pancarré e ho eliminato le croste laterali e ho tagliato la mozzarella a dadini. In una ciotola ho sbattuto il tuorlo e il latte, con un pizzico di sale e uno di pepe. Ho foderato una teglia di carta forno. Ho imbevuto le fette di pancarré nella ciotola con il latte e ho creato uno strato nella teglia.

Sopra ci ho fatto uno strato di pomodorini, guarnendo con il basilico, la mozzarella e una spolverata di parmigiano.

Ho chiuso infine con uno strato di fette di pancarré, sempre imbevute, e un giro di parmigiano e pangrattato.
Ho messo in forno a 180° per circa 30 minuti, ho lasciato svaporare e poi ho tagliato a quadrotti, servendoli caldi.


Lecca lecca salati di pasta sfoglia

Questa idea l’ho presa in prestito dal blog di Monica. Lei li aveva fatti dolci, io invece ho pensato di farli salati per la cena di stasera con le mie amiche. Li userò tra gli antipasti.

Vi lascio con la canzone che sto ascoltando e vi auguro una felice serata!

Ingredienti:

1 rotolo di pasta sfoglia
+
quello che volete per il ripieno
(io ho usato wurstel, sottiletta e salame)

Procedimento:

Dalla pasta sfoglia ricavate delle coppie di forme con dei taglia biscotti. Su una forma inserite al centro quello che volete, ad esempio la rondella di wurstel. Metteteci sopra l’altra formina si sfoglia e chiudete i bordi. 

Mettete in forno fino a che sono dorati e quando sono pronti, infilzateli con un bastoncino da spiedino.