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Pasticciotti leccesi

Era impossibile che io non li rifacessi. Praticamente i Pasticciotti di Tamara sono diventati famosi come la farfallina di Belen 😀 solo che i pasticciotti sono molto, ma moooolto meglio. E difatti ci siamo tutti adoperati per rifarli: Emmettì, Maya, Piero…e anche la sottoscritta.

Domenica a pranzo a casa dei miei, apatia e malessere di come mi succede sempre la domenica. Due ore e mezza prima di uscire per un appuntamento: poche per fare altro, troppe per lasciarle in disuso. Che faccio? I pasticciotti!!!
Metto insieme la frolla, la riposo, faccio la crema, esco la frolla dal frigo, la stendo, formo, inforno e zacche!! ne metto un pezzo in bocca ancora bollente, anche se non ho fame.

Il mio primo pensiero è: vabbé, è tutto crema, che sarà m…

Non riesco a finire la frase, perchè nelle mie papille gustative si sprigiona qualcosa di proibitivo, peccaminoso, di assolutamente paradisiaco. Mi si chiudono gli occhi. Do segni di cedimento.

E sapete cos’è? 

E’ l’aroma, il gusto speciale, della frolla con lo strutto: che non ti arriva appena addenti, arriva dopo pochi secondi…e tocchi il cielo con un dito!
E’ tardi, è tardi, ne metto un paio in un contenitore, me li porto via, baci baci, ciao a tutti
La sera raggiungo la mia casetta solitaria e i pasticciotti nel loro contenitore sono ancora tipidi. Mangiarli mi fa venire le lacrime agli occhi, penso al film Mine Vaganti dove la Nonna  diabetica decide di lasciarsi morire ingozzandosi di dolci appositamente comprati per infliggersi la morte. 
Forse – penso – un dio esiste, e se esiste si sta facendo certamente il bagno nei pasticciotti 😀

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Questi pasticciotti sono per te, Tamara,
Per augurarti, con un pochino di ritardo,
Buon Compleanno!

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Ingredienti:

500 gr di farina 00
220 gr di strutto
220 gr di zucchero
1 uovo
2 tuorli
Un cucchiaino di lievito
Un pizzico di sale
Zeste di un limone

Crema pasticcera (la mia qui)

Procedimento:

Impastate insieme tutti gli ingredienti per la frolla, ottenendo un impasto omogeneo, senza lavorarlo troppo.
Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e fatela riposare una mezz’ora in frigorifero.
Intanto preparate la vostra crema pasticcera
Tirate fuori la frolla e stendetela su un piano leggermente infarinato 
Ricavate dei cerchi più grandi per foderate gli stampini e dei cerchi più piccoli che possano fungere da tappo. 
Foderate gli stampini, riempiteli di crema e coprite con il tappo di frolla, sigillando i bordi. 
Infornate a 180° fino a cottura (circa 30 minuti)


Ciciri e tria

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A volte mi ripeto. Lo so. O forse ciclicamente le cose ritornano. Vi ricordate questo post? Vi raccontavo di come amo le persone così: quelle che tu lanci un sasso e loro lo raccolgono. Quelle a cui fai una proposta e la fanno diventare un progetto, quasi subito una cosa concreta. IO – LE – AMO! Perdutamente, follemente, incredibilmente. Le persone così, mi fanno cadere ai loro piedi, mi attraggono, senza possibilità di resistenza alcuna.

Tamara Ã¨ un’amica bella con una risata rumorosa come la mia, che spesso, con molto entusiasmo, ha riprodotto le mie ricette. Mie e quelle di Piero. Ci sfotte chiamandoci Piergianni e Michotta (quanto mi fa ridere!). 
Epperò un giorno le ho detto “Tamà, non se pò fà! adesso tocca che cacci te qualche ricetta e noi la rifacciamo, pé par condicio” 😀
Io l’avevo buttata lì così, a data da destinarsi…e lei l’ha presa sul serio. E giù con una mail fiume dove ci chiedeva di fare tutti insieme un piatto tipico della sua regione, la Puglia. Ciciri e Tria. Mail fiume pure mentre ero a Stoccolma, e la notte non dormivo per la tosse e passavo il tempo a leggere con l’aifon. Era entusiasta,  Tamara, ma ha messo subito le mani avanti: “senza fretta, possiamo farlo pure tra un anno, non sentitevi fretta addosso“.

Se se, faceva la parte, perché in fondo lei lo sapeva che stava parlando con altri due non tanto a posto che se la facevano sotto per iniziare i lavori (Tamà, lassa perde, l’attrice nulla poi fà :D).

Vabbé, mettiamoci all’opera: sui ciciri, c’arrivo da sola. Ma la tria che robb’è?
Semplice, spiega lei che intanto aveva chiesto pareri a mezza Puglia, sono tagliatelle acqua e farina.
Fai così, metti lì, cuoci in questo modo, friggi nell’altro. Se ti piace metti questo, questo e quest’altro. E hai fatto. 
Ammappate, che ci vuole? niente! E quindi ci sto! (ma io ci starei pure se mi chiedessero di cuocere un uovo fritto in cima alle piramidi :D). 

Mangiare questo piatto mi ha fatto pensare a mia Nonna paterna, mancata nella mia vita troppo presto. I miei Nonni erano di origine contadina, contadini a loro volta. 
Mio Nonno non l’ho conosciuto, con mia Nonna invece ho vissuto insieme i primi 9 anni della mia vita. Non potrò mai dimenticarla. Non potrò mai dimenticare i suoi occhi. Una donna che ancora oggi viene imitata da mio fratello maggiore, che ancora oggi viene ricordata per la sua grande dolcezza e la sua vita discreta.
I miei Nonni venivano fuori dalla guerra, da un periodo di povertà assoluta, fatta di niente. Erano poveri, non avevano nulla. Erano anni in cui i poveri erano poveri di tutto. Non c’era corrente, non c’erano comodità, non c’era acqua calda per resistere agli inverni che erano più freddi di come sono oggi. Si viveva con quello che dava la terra. 
I piatti serviti in tavola erano di estrazione povera, ma sono quei piatti che io oggi prediligo in assoluto. Datemi una minestra grezza, e io ne sarò felice. 
Ceci se ne mangiavano molti e in tutte le salse. Ve ne avevo accennato anche qui. Sono i miei Nonni che hanno trasmesso alla famiglia l’amore per la tradizione. Anche questo piatto che vedete oggi è realizzato con ceci coltivati dai miei, che mia mamma conserva secchi per tutto l’inverno, in bottiglie chiuse. 
Uno dei miei ricordi più nitidi con Nonna, è fatto da lei che lessava i ceci e con l’acqua di cottura bagnava del pane secco (rigorosamente fatto in casa). Irrorava con un filo d’olio, un pizzico di sale e poi….ricordo di lei seduta su una sedia, fuori dalla cucina, subito nella veranda. Il piatto con il pane sulle sue gambe unite e io piccola che le ronzavo intorno. Mangiavamo quel pane insieme. Me lo ricordo come fosse successo ieri. 
L’odore dei ceci mi ricorda mia Nonna, per questo fare questo piatto è stato davvero bello. A tavola anche mio Padre l’ha ricordata e tutti l’abbiamo sentita più vicina. 
Non sono una persona che si sbottona facilmente, ma grazie Tam. Ti ricordi quel giorno che sono uscita per campi a raccogliere questi bellissimi fiori? Ero uscita a raccoglierli per te, per fare onore alla tua ricetta. Chepperò adesso è Nostra.

Correte a vedere la preparazione di Tamara e quella di Piero! :’)

Ingredienti:

Per i ciciri

Ceci secchi
Aglio
Rosmarino
Alloro
Sale
Olio extra vergine

Per la tria

Farina di grano duro
Acqua tiepida

Procedimento:

La sera prima mettete in ammollo i ceci
La mattina successiva, risciacquate i ceci e metteteli in un tegame coperti di acqua pulita.
Preparate una retina chiusa con dentro uno spicchio di aglio, aghi di rosmarino e una foglia di alloro.
Salate e lasciate sul fuoco fino a cottura.
Mentre cuociono i ceci, preparate la tria: un pugno abbondante di farina a testa, acqua  e impastate fino ad ottenere un composto omogeneo.
Stendete la pasta, lasciatela asciugare, dopodiché arrotolatela su se stessa e ricavate le vostre tagliatelle (spessore e larghezza a vostro piacimento).
Scolate i ceci lasciando l’acqua di cottura
Una parte di ceci frullatela, l’altra parte lasciatela intera.
Cuocete una parte di tagliatelle nell’acqua di cottura dei ceci.
L’altra parte di tagliatelle, friggetela in una padella con olio extra vergine fino a renderla croccante.
A questo punto unite le tagliatelle lessate alla crema di ceci.
Impiattate e decorate ogni piatto con le tagliatelle fritte.
Spolverate di sale, pepe, e guarnite con del buon olio extra vergine.