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Crostata moderna al limone, pistacchio e lampone

Amo la bellezza. O forse dovrei dire: amo godere della bellezza. In qualsiasi forma si presenti ai miei occhi. Ma definire il concetto di bellezza è complicato. Senza fare ragionamenti astrusi, potrei ridurre tutto nel semplice e popolare concetto, secondo il quale “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”.

Cosa è la bellezza per me?

La bellezza per me è tantissime cose. Un colore, una luce ambrata, un sorriso. Un modo di parlare, di muoversi, di porsi. La bellezza è una linea geometrica, una forma, un sapore. La bellezza è intorno a me, mi piace andare a scovarla. Nelle cose anche più nascoste. E dopo che l’ho trovata, mi piace innamorarmene. Amo proprio quella sensazione lì, quella di amare ciò che per me è bello.

E’ forse per tutte queste ragioni che ho sempre ammirato i bravi pasticceri. L’arte di creare un dolce non solo buono, ma anche bello alla vista.

Per questo mi piace giocare a dilettarmi in questo campo e per questo è nata questa crostata moderna, in stile Michalak. L’ho disegnata, prima, per come l’avevo in testa. E poi realizzata, con la scusa di provare i miei nuovi stampi per crostate microforati.

Disegno tarte

Ecco come si compone il dolce

Le preparazioni sono diverse, ma non spaventatevi…possono essere realizzate in più giorni. Tutto può essere congelato prima, ad esclusione del cremoso al limone che dovrete distribuire sulla superficie con una sac a poche, e che quindi preparerete per ultima.

Con i rifili del bisquit, degli streusel, e l’avanzo dei cremosi, volutamente abbondanti, ho preparato dei bicchierini che ho congelato per altre occasioni. Con la pochissima frolla di scarto ho fatto dei biscotti. Insomma, non si butta via nulla! 🙂

4.8 from 4 reviews
Crostata moderna al limone, pistacchio e lampone
 
Per una tarte 18x18
Autore:
Tipo di ricetta: Crostate Moderne
Resa: per 6 persone
Ingredienti
  • Per la pasta frolla al pistacchio (rielaborazione di una frolla di Gianluca Fusto)
  • 150 g di farina debole
  • 80 g di farina di pistacchio
  • 80 g di burro
  • 70 g di zucchero a velo
  • 40 g di uovo intero
  • Per lo streusel al pistacchio
  • 25 g di farina debole
  • 25 g di farina di pistacchi
  • 25 g di zucchero
  • 25 g di burro
  • Per il bisquit al limone
  • 75 g di farina debole
  • 60 g di zucchero
  • 20 g di burro
  • 2 tuorli
  • 2 albumi
  • Il succo e la scorza di 1 limone non trattato
  • Per la mousse al pistacchio (di Andrea Besuschio, presa da Pinella)
  • 125 g di panna semimontata
  • 100 g di cioccolato bianco
  • 70 g di latte intero
  • 40 g di pasta di pistacchio
  • 2 g di gelatina in fogli
  • Per il cremoso ai lamponi
  • 1 uovo intero
  • 120 g di purea di lamponi freschi
  • 1 g di gelatina in fogli
  • 50 g di zucchero
  • 50 g di burro
  • 83 g di panna semimontata
  • Per il cremoso al limone (da una ricetta di Christophe Michalak)
  • 1 uovo intero
  • Il succo di un limone non trattato
  • 1 g di gelatina in fogli
  • 50 g di zucchero
  • 50 g di burro
  • 83 g di panna semimontata
Preparazione
  1. Per la pasta frolla al pistacchio
  2. Unite le due farine e lavoratele con il burro.
  3. Aggiungete lo zucchero a velo, facendo assorbire.
  4. In ultimo incorporate l'uovo.
  5. Lavorate il minimo indispensabile per ottenete un panetto, che coprirete con pellicola e metterete a riposare in frigo per qualche ora.
  6. Per lo streusel al pistacchio
  7. Unite le polveri e lavoratele con il burro.
  8. Formate un panetto e copritelo con pellicola.
  9. Lasciatelo riposare in frigorifero insieme alla frolla.
  10. Per il bisquit al limone
  11. Lavorate i tuorli con lo zucchero.
  12. Aggiungete il succo e la scorza di limone grattata.
  13. Aggiungete la farina poco per volta.
  14. A parte montate gli albumi a neve e incorporateli delicatamente alla montata dei tuorli.
  15. Mettete il composto in una teglia coperta di carta forno (tenendo conto delle dimensioni dello stampo della frolla).
  16. Cuocete in forno a 180° per circa 10 minuti o comunque fino a cottura secondo vostro forno.
  17. Per la mousse al pistacchio
  18. Idratate la gelatina in poca acqua fredda.
  19. Portate a bollore il latte e tuffateci la gelatina strizzata, sciogliendola.
  20. Intanto sciogliete il cioccolato bianco in micro-onde.
  21. Aggiungete al cioccolato la pasta di pistacchio e versateci sopra il latte caldo, lentamente e amalgamando con una spatola.
  22. Quando il composto è tiepido, inglobate delicatamente la panna semimontata.
  23. Colate la mousse negli stampini scelti, e riponete in freezer.
  24. Per il cremoso al lampone
  25. Frullate i lamponi e filtrate il succo in una ciotolina.
  26. Idratate la gelatina in poca acqua fredda.
  27. In un pentolino sbattete l'uovo con lo zucchero, con una frusta (ma senza montare).
  28. Aggiungete il succo di lampone.
  29. Portate in cottura mescolando sempre, fino ad una temperatura di 85°.
  30. Togliete dal fuoco e aggiungete la gelatina ben strizzata, sciogliendola completamente.
  31. Fate intiepidire, quindi aggiungete il burro a fiocchetti.
  32. Quando il burro è ben sciolto, fate raffreddare in frigorifero.
  33. Incorporate ora la panna semimontata e colate il cremodo negli stampini a semisfera.
  34. Riponete in freezer.
  35. Per il cremoso al limone
  36. Idratate la gelatina in poca acqua fredda.
  37. In un pentolino sbattete l'uovo con lo zucchero, con una frusta (ma senza montare).
  38. Aggiungete il succo di limone.
  39. Portate in cottura mescolando sempre, fino ad una temperatura di 85°.
  40. Togliete dal fuoco e aggiungete la gelatina ben strizzata, sciogliendola completamente.
  41. Fate intiepidire, quindi aggiungete il burro a fiocchetti.
  42. Quando il burro è ben sciolto, fate raffreddare in frigorifero.
  43. Incorporate ora la panna semimontata e fare riposare in frigorifero.
Note
Per il montaggio:
Foderate di frolla lo stampo. In un'altra teglia foderata, sbriciolate gli streusel. Portate tutto in cottura a 180°. Lasciate raffreddare completamente.
Posizionate dentro la base di frolla il bisquit al limone. Posizionate in superficie le sfere di cremoso al lampone, poi i fiori di mousse al pistacchio e infine, con una sac a poche, distribuite i ciuffi di cremoso al limone.
Decorate con lo streusel al pistacchio e le zeste di limone.


Crostata di pane e mele in crosta croccante

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Sono giorni intensi. Quelli che vivi di filato senza tempo per uno sbadiglio. C’è la vita da prendere a piene mani e tutte le possibilità che schizzano davanti come palline in un flipper. Sono concentrata a non perdere nulla, a vivere tutto intensamente, tirare un sospiro di stanchezza l’attimo prima di prendere sonno, sempre troppo tardi.

C’è stato un viaggio a Torino che mi ha dato tanto.
C’è stata la sorpresa inaspettata di Vaty, che mi ha messo il cuore in gola.
E sempre grazie a lei, c’è un viaggio da organizzare per il prossimi mesi con la mia amica Eleonora.
C’è stata una bellissima giornata di sole trascorsa con il mio amico Matteo.
C’è stata una proposta lavorativa extra, un bel progetto da mettere in piedi.
C’è stata l’offerta di scrivere di ciò che più amo al mondo.
Ci sono state passeggiate a Trastevere e scoprire il cuore di ciò che amo.

E questo non è ancora niente. Perché insieme a tutto ciò c’è stata sempre lei, la musica. La regina del mio cuore. La mia compagna fedele. Lei che mi accompagna a vivere la mia vita naso in su e a cui sono grata, di tutto ciò che mi dona ogni giorno.

© Michela De Filio

chissà come sarà lui domani 
su quali strade camminerà 
cosa avrà nelle sue mani..
..le sue mani ..
si muoverà 
e potrà volare nuoterà su una stella 
come sei bella 
e se è una femmina si chiamerà futura. 
Il suo nome detto questa notte 
mette già paura, sarà diversa
 bella come una stella, sarai tu in miniatura





Ricetta di Luca Montersino

[in rosso le mie variazioni e annotazioni]

Ingredienti:


Per il ripieno

400 gr di mele
60 gr di uvetta sultanina
20 gr di pinoli
30 gr di rum
80 gr di burro fuso
160 gr di pane casereccio (io ne ho usato uno fatto da me, integrale con farina di orzo)
80 gr di latte intero
10 gr di zeste di limone
Cannella in polvere (io 3 cucchiai)

Per gli steusel 

120 gr di zucchero a velo
120 gr di marzapane (io 120 gr di farina di mandorle)
240 gr di burro (io 120 gr)
320 gr di farina (io 120 gr di farina)
5 gr di lievito chimico (io non l’ho messo)


Per la finitura

400 gr di pasta frolla (che trovate qui)
100 gr di confettura di albicocca
100 gr di gelatina neutra (io non ho gelatinizzato la torta)
Zucchero a velo

Procedimento:

Lavate e sbucciate le mele, quindi riducetele a dadini.
Riducete a dadini anche il pane e ammorbiditelo con il latte.
Unite quindi tutti gli ingredienti del ripieno.
Preparate lo streusel unendo tutti gli ingredienti e creando un composto omogeneo.
lasciatelo riposare in frigorifero per una mezz’ora.
Intanto imburrate molto bene la teglia e foderatela con la pasta frolla.
Bucherellate il fondo e spennellatelo con la confettura di albicocca.
Versate tutto il ripieno nella teglia.
Passate la pasta per streusel attraverso un setaccio a maglie molto larghe e fate cadere tutto sulla superficie del dolce.
Cuocete in forno caldo a 200° per 25 minuti.
Sfornate e spolverate di zucchero a velo.

****
Intanto Torino ha incendiato il mio cuore


Tarte ai frutti di bosco

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Girerò per le strade finché non sarò stanca morta 
saprò vivere sola e fissare negli occhi 
ogni volto che passa e restare la stessa. 
Questo fresco che sale a cercarmi le vene 
è un risveglio che mai nel mattino ho provato 
così vero: soltanto, mi sento più forte 
che il mio corpo, e un tremore più freddo 
accompagna il mattino. 
Son lontani i mattini che avevo vent’anni. 
E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
 ne ricordo ogni sasso e le strisce di cielo. 
Da domani la gente riprende a vedermi 
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi 
e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo, 
ero giovane e non lo sapevo,
 e nemmeno sapevo di esser io che passavo-una donna, padrona 
di se stessa. La magra bambina che fui 
si è svegliata da un pianto durato per anni 
ora è come quel pianto non fosse mai stato . 
E desidero solo colori. I colori non piangono, 
sono come un risveglio: domani i colori 
torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
 ogni corpo un colore-perfino i bambini. 
Questo corpo vestito di rosso leggero 
dopo tanto pallore riavrà la sua vita. 
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
 e saprò d’esser io: gettando un’occhiata, 
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino, 
uscirò per le strade cercando i colori.
                                                    Cesare Pavese

Oggi non vi presento una cosa nuova, ma solo una variante di questa tarte
Per questo giro, l’ho realizzata con frutti di bosco freschi, che io adoro particolarmente. 

Ingredienti:

Frutti di bosco freschi
Crema pasticcera (la mia qui)
Pasta frolla (io quella dei Pasticciotti)

Procedimento:

Lavate i frutti di bosco e lasciateli scolare.
Intanto imburrate lo stampo dove vorrete cuocere la vostra tarte (meglio se con fondo estraibile)
Stendete la frolla e ricopriteci lo stampo. 
Passate il mattarello sui bordi per tagliare a filo della teglia la pasta frolla
Bucherellate tutto il fondo con i rebbi di una forchetta
Ricoprite la pasta frolla con carta argentata, coprendo completamente anche i bordi.
Coprite la superficie con i fagioli e infornate a 180°
Trascorsi 20 minuti, togliete la carta argentata e terminate la cottura.
Sfornate e lasciate raffreddare.
Passate sulla frolla uno strato di crema pasticcera
Guarnite tutta la superficie con i frutti di bosco e fate riposare un paio d’ore in frigorifero.
Prima di servire spolverate con zucchero a velo


Tarte alle fragole

“Una giovane nuvola nacque durante una gran tempesta sul Mare Mediteraneo. Ma non ebbe il tempo di crescere da quelle parti; un forte vento sospinse tutte le nuvole in direzione dell’Africa. 
Non appena arrivarono sul continente, il clima cambiò: un sole generoso brillava nel cielo, e sotto si stendeva la sabbia dorata del deserto del Sahara. Il vento continuò a spingerle in direzione delle foreste del sud, poichè sul deserto non piove quasi mai. 
Tuttavia ciò che succede ai giovani umani, accade anche alle giovani nuvole: la nuvoletta decise di separarsi dai genitori e dagli amici di vecchia data per conoscere il mondo. 
“Che stai facendo?”, protestò il vento. “Il deserto è tutto uguale! Torna nella formazione, e andiamo nel centro dell’Africa, dove ci sono montagne e foreste affascinanti!” 
Ma la giovane nube, ribelle per natura, non obbedì; poco a poco, si abbassò di quota, fino ad arrivare a planare su una brezza soave, generosa, vicino alle sabbie dorate. Dopo aver molto viaggiato, notò che una delle dune le stava sorridendo. Vide che anche lei era giovane, formata dal vento che aveva appena soffiato. A prima vista, si innamorò della sua chioma dorata. 
“Buongiorno”, disse. “Com’è vivere là in basso?” 
“Ho la compagnia delle altre dune, del sole, del vento e delle carovane che di quando in quando passano da queste parti. A volte fa molto caldo, ma è sopportabile. E com’è vivere lì in cima?” 
“Anche qua ci sono il sole e il vento, ma il bello è che posso passeggiare per il cielo, e vedere molte cose.” “La mia vita è molto breve”, disse la duna. “Quando il vento farà ritorno dalle foreste sparirò.” 
“E questo ti rende triste?” 
“Mi dà l’impressione di non servire a niente.” 
“Anch’io mi sento così Non appena spirerà un nuovo vento, andrò al sud e mi trasformerò in pioggia; tuttavia, questo è il mio destino.” 
La duna ebbe una piccola esitazione e infine disse: “Sai che, qui nel deserto, noi chiamiamo Paradiso la pioggia?” 
“Non sapevo di potermi trasformare in una cosa così importante”, disse la nuvola inorgoglita. 
“Ho già ascoltato molte leggende narrate dalle vecchie dune. Dicono che, dopo la pioggia, ci ricopriamo di erbe e di fiori. Ma io non saprò mai ciò che significa, perchè nel deserto piove molto di rado.” 
Fu la volta della nuvola di avere una piccola esitazione. Ma subito tornò ad aprirsi in un largo sorriso. “Se vuoi, ti posso coprire di pioggia. Nonostante sia appena arrivata, sono innamorata di te e mi piacerebbe rimanere qui per sempre.” 
“Quando ti ho visto per la prima volta nel cielo, anch’io mi sono innamorata”, disse la duna. “Ma se trasformerai la tua bella chioma bianca in pioggia, morirai.” 
“L’amore non muore mai”, replicò la nuvola. “Si trasforma; e io desidero mostrarti il Paradiso.” 
E cominciò ad accarezzare la duna con piccole gocce; rimasero insieme così per molto tempo, finchè non apparve un arcobaleno. 
Il giorno seguente, la piccola duna era coperta di fiori. Altre nuvole che passavano da lì dirette in Africa, credettero che quel luogo fosse parte della foresta che stavano cercando, e scaricarono altra pioggia. Vent’anni dopo, la duna si era trasformata in un’oasi, che rinfrescava i viaggiatori con l’ombra dei suoi alberi.
Tutto perché, un giorno, una nuvola innamorata non ebbe paura di donare la vita per l’amore.”
Bruno Ferrero, “La nuvola e la duna
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Ingredienti:

Fragole fresche
Crema pasticcera (la mia qui)
Pasta frolla (io quella dei Pasticciotti)
Colla di pesce

Procedimento:

Lavate con cura le fragole e privatele del picciolo. 
Tagliatele a metà per il senso della lunghezza.
Intanto imburrate lo stampo dove vorrete cuocere la vostra tarte (meglio se con fondo estraibile)
Stendete la frolla e ricopriteci lo stampo. 
Passate il mattarello sui bordi per tagliare a filo della teglia la pasta frolla
Bucherellate tutto il fondo con i rebbi di una forchetta
Ricoprite la pasta frolla con carta argentata, coprendo completamente anche i bordi.
Coprite la superficie con i fagioli e infornate a 180°
Trascorsi 20 minuti, togliete la carta argentata e terminate la cottura.
Intanto con la colla di pesce preparare una gelatina seguendo le istruzioni sulla confezione.
Sfornate e lasciate raffreddare.
Passate sulla frolla uno strato di crema pasticcera
Guarnite tutta la superficie con le fragole e spennellate con la gelatina


Tarte al limone

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“Ah Chià, ho il dolce dei tuoi sogni” ho scritto un giorno alla mia adorata Chiara.
“Ma in che senso? L’hai fatto o lo devi fare?”
“L’ho fatto, ma ne resta una fetta. Che c’hai da fà dopo il lavoro?”
“Niente, vengo da te” 
“Ecco, sbrigate”
😀
Mi arriva che ho già il the pronto, bello pieno di limone come piace annoi. Le metto davanti la fetta. 
“Vabbé, ma dividiamola, così la mangi anche tu” prova a dirmi.
“Ma lascia fà, magna e zitta che chissà quanno te ricapita!?”
😀 😀 😀
Per me limone vuol dire Chiara. Anzi, vuol dire me + Chiara. Che il limone ci fa impazzire, vero Chià?
Che quando sono stata male e non mangiavo, avevo sete solo di limone assoluto. Affondavo i denti in uno spicchio di quei fantastici limoni di casa, ancora non propriamente maturi, quindi ancora più aspri che se ci penso mi vengono le vertigini tanto che mi piacciono. Comunque quando dico limone, è come dicessi Chiara.
Per questo ho messo in salvo la fetta per lei. L’ho transennata, protetta, circoscritta con nastro rosso tipo CSI  con tanto di biglietto vicino “se la tocchi sei un uomo morto!“. Non ridete, che a casa mia così bisogna fare 😀 Ho imparato dopo innumerevoli piatti fatti fuori, dolci aperti, composizioni guastate a suon di “ma io non lo sapevo!”…se se 😀
Le persone che mi conoscono davvero a fondo, nella mia vita, si contano sulle dita di una sola mano, e non la prendono nemmeno tutta. Chiara è tra loro. Ci pensate che sto per compiere 33 anni (si si, l’anni de cristo) e lei la conosco da 19 anni? A me è un numero che fa impressione, un pò perché mi ricorda che sto inesorabilmente crescendo, e un pò perché penso ma come avrà fatto a sopportarmi tutto sto tempo? Nessuno è durato tanto. Che significherà? Lo devo chiedere a lei. Perché veramente ancora non me ne capacito, e non sto scherzando.

Che poi ne abbiamo passati di momenti brutti, eh! Periodi un pochino distanti, periodi di dolori amari, viaggi, uscite, solitudine…tutte le abbiamo passate. D’altra parte, 19 anni sono parenti stretti di 20…e 20 anni in una vita sono davvero molti. Tantissimi. Se ci penso ho le vertigini pure per questo (si si, ho sempre le vertigini).

Se ripenso a questi anni, mi vengono in mente molte cose…le cene insieme, le confidenze, l’esser diventate grandi, le carezze quando ci consolavamo a vicenda per un dolore troppo grande (“arrivo da te, ce l’hai un posto sul divano della consolazione?”), inevitabilmente tutte le persone che ci hanno deluso e che, forse, anche noi abbiamo deluso a nostra volta. Quel viaggio dove mi ero invaghita del vicino di stanza…peccato che lui aveva 40 anni più di me 😀 (ti ricordi Chià com’ero diventata rossa quando si era offerto di farci una foto con l’asciugamano intorno alla vita? ahahahahhaha :D).
O quel viaggio a Lisbona dove abbiamo preso pioggia che dio la mandava e avevamo litigato perché sono incontentabile, incontenibile e permalosa…certe volte mi punto peggio di un somaro! (Puoi dirlo, si si).
E quella volta che eravamo ragazzine e prendemmo il treno per Genova? Perché io m’ero fissata che volevo vedere la città di De André. Che viaggio, quello! Eravamo due bambine, diomio. Io attraversavo i binari  e lei che scendeva nel sottopassaggio, si poteva essere più diverse di così? Però abbiamo sempre viaggiato bene, insieme, vero? ci siamo sempre assecondate. E sai che per me viaggiare con qualcuno non è una cosa che prendo tanto alla leggera.

Noi due che ci chiamiamo con lo stesso soprannome da sempre, vicendevolmente: Micia. Micia di quà, Mica di là, Micia quando vieni? Nessuna distinzione tra noi: siamo Micie tutt’eddue.

E le mie citofonate a casa sua…          

Se arrivo solo con me stessa                                       Se arrivo con un regalo

«Driiiin »                                                                       «Driiiin»
«Chi è? »                                                                      «Chi è?»
«Io!»                                                                             «Sono il tuo regalo da scartare»
«Io chi?» 😀                                                                    

oppure, se arrivo con un dolce                                     ..e se arrivo con bisogno di coccole

«Driiin!»                                                                        «Driiiiin» 
«Chi è? »                                                                       «Chi è?»
«Sono la Micia Pasticcìììna »                                          «Sono quella in cerca del divano»

Quella volta che davanti al cancello di casa sua le chiesi 
 «Ma dove la trovi un’altra come me?!?» 
 «Grazieaddio da nessuna parte!» 😀 😀

Ma resta storica quella notte che non si spiega come non abbiamo svegliato tutta  casa, a ridere a crepapelle,  senza più riuscire a respirare, tanto che ridevamo, incapaci di controllare il nostro corpo (io ho creduto davvero che sarei morta!)…e solo perché avevamo fatto quella battuta sulla tarantella…campassi cent’anni, non potrei mai dimenticarlo! Quella sensazione di soffocamento dalle risate, che ci scuotevano come lenzuola stese al vento.

Ti ricordi, poi, quanta musica abbiamo ascoltato insieme? In questi giorni sto ascoltando tanto Mia Martini, credo che per questo mi sia venuto di scrivere un post per te. L’amavamo tanto. E la Martini ha scritto molte canzoni davvero belle, alcune molto struggenti, ma io non ti voglio lasciare con una canzone così, no no.
Ti voglio lasciare con una canzone speciale, molto densa e molto carica, che le sorelle Bertè cantarono insieme ad un Sanremo. Guardati il video. Guardale. Due sorelle così diverse, così piene di passione entrambe. Il finale è da brividi sulla pelle, il sorriso di Mimì è miele nella curva di un cucchiaio. Guarda come si reggono lo sguardo, come si tengono occhi negli occhi. Io ti tengo così!


e ricordati, per parafrasare la canzone, che qualsiasi notte verrà
ci sarà sempre un faro a tagliare il buio sul mare 
😉

PS: che poi Chià, la faccenda della tarantella non fa ridere. Perché ridemmo così? 😀

__________________
Questa tarte è di Adriano. E’ stupenda! Io poi mi sono innamorata della sua linea…mi sembra perfetta, impeccabile…la fetta tagliata è meravigliosa. Non una sbavatura, non una mescolanza. C’è la frolla e c’è la crema al limone, perfettamente parallele. Sono un sogno. Chi ama un pochino la geometria, sa di cosa sto parlando.

Ingredienti:

400 gr di pasta frolla
180 gr di uova
125 gr di zucchero a velo
100 gr di panna fresca
50 gr di succo di limone
Zeste di un limone (possibilmente non trattato)
1 pizzico di sale
1 albume

Procedimento:

Stendete la vostra frolla in modo che sia un pò più grande del vostro stampo capovolto
Posizionatela quindi sul vostro stampo con delicatezza e sistemate il bordo e il fondo in modo uniforme
Ora passate il mattarello sul perimetro dello stampo, facendo pressione, in modo tale che possiate tagliare in modo preciso la pasta in eccesso.
Bucherellate tutta la superficie con i rebbi di una forchetta

Ora, cospargete la superficie di riso o fagioli (meglio fagioli), coprite con carta argentata e mettete in forno a 170° per 10 minuti
Trascorsi i 10 minuti, estraete la teglia, togliete il riso o i fagioli (meglio i fagioli :D) e pennellate la superficie con un albume battuto
Infornate ancora, stavolta senza carta argentata, per 10 minuti. 
In questi 10 minuti, preparate il ripieno mescolando le uova, lo zucchero a velo e zeste di limone
Ora aggiungete il succo di limone, il sale e infine la panna.
Mescolate bene e versate il composto sulla vostra frolla
Abbassate la temperatura a 120° e cuocete per altri 30 minuti
Il composto non deve solidificare. La giusta consistenza l’avrete ottenuta quando scuotendo delicatamente il bordo della teglia, il ripieno tremerà rimanendo però al suo posto. A me sono bastati 30 minuti esatti.